Beni comuni e servizi pubblici gestiti dai cittadini? Si può fare

Le tante esperienze di amministrazione condivisa hanno ormai fatto superare la distinzione “pubblico-privato”, ma è ora di promuovere la gestione diretta, anche come forma di investimento dei risparmi personali. L’intervento di Carlo Borzaga su Labsus.org.

di Clara Capponi

 

0037 12 04 GEN201509 SAM2269Dalla cura del verde pubblico alla riqualificazione degli edifici storici o dei beni confiscati: sono alcuni esempi di collaborazione che coinvolgono enti locali, cittadini o associazioni per la tutela, la riqualificazione e la rigenerazione di beni comuni; esperienze di cittadinanza attiva che in questi anni sono sempre più in crescita.
A fare il punto su questo tema, individuando anche le prospettive per il futuro, è il presidente di Euricse Carlo Borzaga, con un articolo pubblicato di recente sul sito di Labsus, il laboratorio per la sussidiarietà che nel 2014 ha lanciato un modello di regolamento comunale per l’amministrazione condivisa adottato finora da 107 comuni italiani.

Per Borzaga le esperienze di amministrazione condivisa dei beni comuni “sono uno dei pochi esempi di innovazione sociale di questi ultimi anni”.
Oltre a superare la classica distinzione “pubblico – privato” nell’amministrazione dei beni comuni, queste esperienze hanno favorito un coinvolgimento dal basso, superando l’idea che “solo la gestione pubblica è in grado di garantire l’accesso a beni fondamentali, a favore di forme di gestione condivisa e partecipata da parte dei cittadini”.

Finora, continua il presidente di Euricse, si è trattato di esperienze “leggere”, in cui si è cercato di promuovere solo la collaborazione della società civile: ora invece i tempi sono maturi per una gestone diretta dei beni da parte dei cittadini organizzati, sia di servizi di interesse comune che di beni pubblici.
Secondo Borzaga le opportunità sono pressoché infinite: “si va da servizi essenziali ma carenti, alla ristrutturazione, manutenzione e gestione a fini di interesse comunitario di decine di migliaia di immobili, alla gestione della fornitura di acqua fino alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili”.

Tuttavia, per rendere il sogno realtà, occorre un ulteriore sforzo di innovazione.
Il primo nodo da sciogliere secondo Borzaga è legato alle risorse economiche: gli investimenti per questo tipo di attività dovrebbero provenire direttamente dai risparmi dei cittadini.
Per Borzaga “Si tratta in altri termini di offrire ai cittadini una modalità alternativa di utilizzo dei propri risparmi che consiste nel metterli direttamente a disposizione di iniziative di interesse delle proprie comunità, non sotto forma di donazioni ma di veri e propri investimenti remunerati in modo adeguato, anche se comunque inferiore a quello che richiederebbe qualsiasi intermediario finanziario.” Se questo tipo di investimenti aumentasse tanto quanto i casi di amministrazione condivisa, gli effetti positivi sarebbero percepiti non solo dalle comunità interessate ma anche a livello macroeconomico e nel tasso di crescita del paese“.

La sfida è anche culturale: le istituzioni dovrebbero avere più fiducia in queste nuove forme di gestione ma gli stessi promotori dell’amministrazione condivisa dovrebbero pensare in grande, “affiancando alla logica del “piccolo – e locale – è bello” la capacità – oggi assente – di gestire anche il grande, superando il timore di andare oltre il volontariato di testimonianza per diventare vere e proprie imprese”. La svolta per queste esperienze è quella di utilizzare tutti gli strumenti tipici dell’impresa, anche quelli che servono a raccogliere il capitale necessario a raggiungere l’obiettivo.

Qualche iniziativa in questo senso è prevista già dalla legge di riforma del Terzo Settore; in particolare Borzaga fa riferimento alla possibilità per le imprese sociali di accedere a forme di raccolta di capitale di rischio oppure altre forme di finanza sociale. Secondo il presidente di Euricse ci vuole più coraggio anche nel dibattito su questi temi: “Siamo solo all’inizio di un percorso nuovo e per questo è importante che la riflessione sulle potenzialità dell’amministrazione condivisa dei beni comuni si intensifichi e si faccia più coraggiosa”.

Foto: © Enrico Genovesi - Progetto FIAF-CSVnet “Tanti per tutti. Viaggio nel volontariato italiano”.

 

 
Maggio 2018
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