Volontariato, comincia dalla Lombardia la razionalizzazione dei Csv

Primo passo per l’unione di Cremona, Lodi, Mantova e Pavia. Entro l’anno la costituzione dell’Organismo nazionale di controllo che definirà il numero dei Centri a livello nazionale, senza che si perda nulla della loro presenza capillare e dell’efficienza dei servizi erogati 

di Stefano Trasatti

I 4 Centri di servizio per il volontariato di Cremona, Lodi, Mantova e Pavia si uniscono ufficialmente per formare il CSV Lombardia Sud Ets (Ente di terzo settore). Il voto favorevole, pochi giorni fa, dell’assemblea straordinaria del Cisvol (Cremona) davanti ai rappresentanti degli altri 3 Centri è stato il secondo atto ufficiale verso la riduzione dei CSV lombardi dagli attuali 12 ai 6 che entreranno formalmente in funzione dall’1 gennaio 2018. Il primo atto aveva riguardato l'accorpamento dei 3 Centri di Monza-Brianza, Lecco e Sondrio, mentre nei prossimi giorni toccherà ai 2 di Como e Varese. Non cambierà nulla invece per i CSV di Milano, di Bergamo e di Brescia.

È dunque la Lombardia – dopo un percorso durato oltre due anni – la prima regione a rivedere il suo assetto operativo dopo l’uscita del Codice del Terzo settore approvato lo scorso agosto. Questo prevede infatti la presenza di un CSV per ogni città metropolitana e per ogni provincia con territorio interamente montano e confinante con paesi stranieri, e uno per ogni milione di abitanti non residenti in questi ambiti, salvo deroghe per “specifiche esigenze territoriali del volontariato o di contenimento dei costi”.

Il nuovo accreditamento dei Centri che nel 2018 risulteranno in Italia dopo la prevista razionalizzazione, dovranno essere valutati dall’Organismo nazionale di controllo (Onc), la nuova autorità prevista dal Codice di cui si attende la costituzione entro quest’anno. L’Onc sarà composto da 13 membri nominati per decreto dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali: 7 indicati dalle fondazioni di origine bancaria, due dall’associazione dei CSV più rappresentativa in Italia (CSVnet), due dall’associazione degli Ets più rappresentativa (Forum del Terzo settore), 1 dal ministero e 1 dalle regioni.

Attualmente i Centri di Servizio per il volontariato sono 71 (di cui 69 soci di CSVnet), con una rete di quasi 400 sportelli in tutte le regioni italiane. È bene sottolineare che questa capillarità non verrà intaccata dalla riduzione del numero dei Centri: non solo i servizi attualmente erogati (oltre 215 mila all’anno) saranno mantenuti, ma la riorganizzazione permetterà di rispondere al vero cambiamento richiesto ai Centri dalla riforma del Terzo settore: quello di essere non più al servizio delle sole Organizzazioni di volontariato (Odv) istituite dalla legge 266/91 (la legge quadro del settore che è stata assorbita dalla riforma), ma dei volontari di tutti gli Enti del Terzo settore, incluse le associazioni di promozione sociale, le fondazioni, le cooperative sociali ecc.

“Una estensione delle funzioni, - spiega il presidente di CSVnet Stefano Tabò, -  che i CSV, nati esattamente venti anni fa, in alcuni casi praticano di fatto già da tempo (nel 2015 un ottavo dei servizi veniva erogato a realtà non Odv) e che costituisce ora la grande sfida di una rete riconosciuta come cruciale per la promozione del volontariato e della cittadinanza attiva nel nostro paese”.

 
Novembre 2017
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