Corpo europeo di solidarietà “senza copertura”: l’Italia vota No

Nel recente consiglio dei ministri Ue sulla gioventù è stato l’unico paese contrario alla proposta della Commissione, che prevede il finanziamento con “riassegnazioni” da programmi esistenti. Nessun boicottaggio, ma “così avremo le mani libere”, dice il sottosegretario Bobba 

di Nicolò Triacca

I ministri dell'UE riuniti a Bruxelles per il recente Consiglio "Istruzione, gioventù, cultura e sport" hanno concordato la propria posizione approvando l’orientamento generale sulla proposta della Commissione per il Corpo europeo di solidarietà (Ces). Con un unico voto contrario: quello dell’Italia. Vediamo perché.

I principali elementi del testo concordato dal Consiglio sono che il Ces sarà aperto ai giovani tra i 18 e i 30 provenienti dall'Unione europea e dai paesi più prossimi (in via di adesione, candidati e potenziali candidati, Islanda, Norvegia, Svizzera e paesi della politica europea di vicinato). Sarà proposta un'ampia gamma di attività di solidarietà, compresi i volontariati, i tirocini, i lavori, i progetti di solidarietà a conduzione giovanile. Offrirà la possibilità di sostenere i soggetti giuridici pubblici e privati che operano per rafforzare la coesione, la solidarietà e la democrazia in Europa, ad esempio affrontando l'esclusione sociale, la povertà, la questione sanitaria o lavorando all'accoglienza e all'integrazione dei rifugiati. Si baserà sulle buone prassi dei programmi esistenti, principalmente il servizio volontario europeo (Sve), mentre la dotazione finanziaria totale si baserà al 100% sulle riassegnazioni nell'ambito della “Rubrica 1a”, il che significa da vari programmi esistenti.

Le principali critiche mosse dall’Italia riguardano proprio quest’ultima indicazione presente nell’orientamento generale, invece di servirsi per un 25% di margini inattivi ovvero avanzi di budget che possono essere ricollocati come invece prevedeva la prima proposta della Commissione. “Abbiamo ritenuto di dover esprimere il nostro dissenso su un testo che non ha una copertura finanziaria certa – ha dichiarato il sottosegretario Bobba – e prevede di finanziare il Corpo di solidarietà unicamente con riassegnazioni, da decidere in futuro, di fondi già destinati ad altri programmi della Rubrica 1a sulla Competitività e Crescita. Tali programmi, più o meno direttamente, sono di particolare interesse per quegli stessi giovani ai quali l’iniziativa del Corpo è rivolta. Il programma che più rischia di essere decurtato pesantemente è infatti proprio Erasmus+”.

Pur sostenendo ampiamente la prima proposta presentata dalla Commissione l’Italia sottolinea anche alcuni aspetti ancora da migliorare. Le principali modifiche sono espresse in un documento e in cui si sostiene tra le altre cose che sarebbe stato sufficiente limitarsi a emendare il programma Erasmus+, senza creare una base legale separata. Viene inoltre ribadita l’importanza del ruolo delle organizzazioni di invio, essenziali nell’organizzazione delle attività e nell’assicurarne il buon esito. È anche necessario, secondo il nostro Governo, assicurare che, tra strand occupazionale e progetti di solidarietà, il volontariato giovanile transnazionale non resti penalizzato nella distribuzione delle risorse e si trovi ad avere le stesse o minori risorse rispetto allo Sve.

L’intenzione dell’Italia, specifica un comunicato del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, si colloca in un processo strategico e non deve essere letta come la volontà di affondare o boicottare l’iniziativa che è stata sostenuta e incoraggiata fin dall’inizio. Il testo di orientamento generale approvato sarà infatti utilizzato dalla prossima Presidenza bulgara per i negoziati con il Parlamento. Non aver approvato il testo significa non essere vincolati di fatto ad accettare tale posizione e apre alla possibilità di negoziare e di creare margini per raggiungere un accordo che rispecchi le aspettative. La trattativa, definita in gergo tecnico “trilogo”, tra Parlamento, Commissione e Consiglio è attesa per gennaio, e dovrebbe essere l’ultimo passaggio prima del lancio della nuova fase del Corpo europeo di solidarietà.

 
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