Censis, l’Italia della “crisi immateriale”: cresce ma ha paura nel futuro

Rapporto sulla situazione sociale del Paese. Crisi demografica, aumento della povertà assoluta, mancanza di strategie per investire sul fenomeno migratorio: il ritratto di un Paese impreparato e che ha sempre meno fiducia nelle istituzioni 

di Clara Capponi

L’Italia è in ripresa, ma è malata di “crisi immateriale”: ha “macinato sviluppo, ma è sostanzialmente impreparata al futuro”. E’ questa la fotografia dell’ultimo rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, presentato questa mattina al Cnel.

La crescita c’è e l’industria va avanti, come confermano tutti gli indicatori economici del rapporto, ad eccezione degli investimenti pubblici, gli unici a registrare un segno negativo: -32,5%. Il 78% degli italiani è soddisfatto della vita che conduce, ma restano “trascinamenti inerziali da maneggiare con cura” come si legge nell’indagine: il rimpicciolimento demografico del Paese - nell’ultimo anno la popolazione ha subito una contrazione di oltre 76mila persone. A questo si aggiunge il fatto che il blocco dei ceti suscita sentimenti di  rancore: l’87,3% degli italiani che appartengono al ceto popolare pensa che sia molto difficile salire la scala sociale, considerazione condivisa nella stessa percentuale anche dai “millennials” (i giovani nati tra gli anni ’80 e il 2000).

Che futuro può avere quindi un Paese che fa sempre meno figli, in cui giovani scarseggiano - nel ’91 erano il 47% della popolazione oggi sono scesi al 34,3% - gli anziani abbondano - gli over 64 rappresentano più del 22,3% degli italiani - e che mostra una forte carenza di capitale umano qualificato sia tra i cittadini italiani che stranieri?

Sul tema dell’immigrazione infatti dal rapporto emerge la mancanza di una visione strategica che, al di là della gestione delle emergenze e della prima accoglienza, investa nella qualità del capitale umano che arriva nel nostro Paese. Chi emigra in Italia, oltre a combattere contro la povertà – il 25,7% delle famiglie straniere è in condizione di povertà assoluta contro il 4,4% delle italiane – deve confrontarsi con la crescita di “un’inedita ingenerosità”: il 45% degli italiani non è favorevole ad aiutare rifugiati e profughi e l’immigrazione evoca sentimenti negativi nel 59% dei cittadini.

Un’emergenza permanente è quella della non autosufficienza: nel 2016 le persone non autosufficienti sono oltre 3 milioni – l’8% della popolazione – e più dell’80% di essi supera i 65 anni. Nell’ultimo anno inoltre le famiglie con persone non autosufficienti hanno avuto più difficoltà a sostenere le spese sanitarie - il 51% rispetto al 31,5% delle altre famiglie.

E il quadro peggiora se si osservano i dati sulla povertà: nel 2016 sono oltre 1,6 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta, mentre gli individui si attestano a 4,7 milioni, più 165% rispetto al 2007. Un fenomeno che investe soprattutto il centro (+126%) e il Sud (+100%) e che si può definire inversamente proporzionale all’età: riguarda il 12,5% dei minori - +2.6 %negli ultimi tre anni – il 10% dei millennials (+1,3%) e il 3,8% degli anziani, percentuale diminuita dell’1,3 rispetto al 2015.

Altro dato inarrestabile è l’onda di sfiducia che ha investito la politica: l’84% degli italiani non ha fiducia nei partiti politici, il 78% nel Governo, il 76% nel Parlamento, il 70% nelle istituzioni locali, come regioni e amministrazioni comunali. Un’insoddisfazione strutturale slegata alle singole figure politiche, visto che il 60% degli italiani non è soddisfatto di come funziona la democrazia e il 64% ritiene che la voce del singolo cittadino non conti nulla.

 
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