L’emporio dove comincia la “risalita” delle famiglie povere

Con i soldi risparmiati sulla spesa, gli utenti del market solidale Dora di Reggio Emilia, aperto 8 mesi fa con il coordinamento del CSV Dar Voce, hanno pagato bollette arretrate, lezioni di guida al figlio che così ha trovato lavoro, chiuso debiti. E qualche utente è diventato volontario 

di Laura Pasotti

Un ragazzo che frequenta l’emporio solidale Dora cercava un’occasione per migliorare il suo italiano e grazie a uno dei volontari ha trovato un doposcuola in cui poter fare pratica con la lingua. È solo uno dei tanti esempi delle relazioni tra volontari e utenti nate all’interno del market solidale aperto 8 mesi fa a Reggio Emilia. “Abbiamo lavorato molto sulle relazioni tra volontari e famiglie, tanto che qualche volontario si è preso a cuore qualche beneficiario e lo affianca anche fuori dall’emporio, come il caso del ragazzo che voleva migliorare il suo italiano”, spiega Federica Severini di DarVoce, il Centro servizi volontariato reggiano che coordina il gruppo di 11 realtà che ha dato vita al progetto.

Certo poi non mancano anche i risultati economici: alcune famiglie hanno chiuso debiti grazie al risparmio sulla spesa, altre hanno pagato le bollette arretrate, una è riuscita a pagare le lezioni per la patente a uno dei figli che così ha potuto trovare un lavoro. “Sono piccole cose, ma è rappresentano l’inizio della risalita”, continua Severini.

Sono 50 i nuclei famigliari che fanno la spesa in autonomia all’emporio Dora con una tessera a punti. In totale in questi mesi sono stati spesi circa 400 mila punti. “Se consideriamo che il rapporto prezzo/punti è di circa 1 a 10, il controvalore di risparmio che i beneficiari hanno avuto è di oltre 40 mila euro – spiega Severini – Il valore è ovviamente indicativo ma dà l’idea dell’aiuto che Dora può dare alle famiglie in difficoltà”.

Sono 58 le aziende del territorio che sostengono il progetto dell’emporio attraverso donazioni, prodotti, arredi o strumentazione. Sono una trentina le famiglie reggiane che donano prodotti regolarmente attraverso la tessera “Dora in poi”. Sono 5 le scuole che hanno aderito al progetto per un totale di circa 2.600 studenti: Itc Filippo Re, Istituto superiore Angelo Motti, Liceo Aldo Moro, Istituto San Vincenzo De Paoli, Scuola materna Maria Vergine. L’Agenzia per il lavoro Umana ha realizzato colloqui con gli utenti dell’emporio per inserirli in percorsi formativi, mentre la Fondazione Franzini si occupa delle cure di secondo livello. In primavera sono in programma alcuni corsi promossi in collaborazione con l’Ausl sul consumo consapevole, le scelte alimentari, la salute e la prevenzione per le donne. “Si è anche rafforzato il legame con il quartiere, ad esempio il Circolo Arci Gardenia, il nostro ‘vicino di casa’, ha organizzato un pranzo per Santo Stefano il cui ricavato è stato devoluto all’emporio”, spiega Severini. 

Per il 2018 il partenariato prosegue, con il coordinamento di DarVoce, e dato che è terminato il finanziamento della Fondazione Manodori che ha permesso di dar vita al progetto, saranno i partner a cofinanziare l’emporio. “Il nostro obiettivo è fare in modo che diventi autonomo – conclude Severini – Per questo stiamo investendo molto sulla formazione dei volontari”. Sono 30 i volontari fissi, a cui si aggiungono una decina di persone che saltuariamente danno una mano. Qualche utente di Dora è diventato a sua volta volontario.

Fonte: www.redattoresociale.it

 

 
Maggio 2018
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