“Vorrei ma non posto”: tutti in fila allo sportello contro il cyberbullismo

Il progetto di tre associazioni di Salerno, sostenuto dal CSV Sodalis, ha coinvolto più di 100 studenti, ascoltati dagli psicologi sulle violenze fatte o subite usando smartphone e social. Prossimo passo il coinvolgimento dei genitori 

di Maria Siano

“Vorrei ma non posto”, cantavano Fedez e J-AX nel 2016. Un tormentone estivo sull’utilizzo spasmodico dei social, dello smartphone e dei selfie che è diventato l’incipit del progetto dedicato al bullismo e al cyberbullismo promosso da tre associazioni della provincia di Salerno: A voce alta, Asad Pegaso e Sui Generis: una rete di volontari e operatori per avvicinarsi a un disagio sociale che ragazzi e giovani vivono nella loro quotidianità.

Attraverso alcuni workshop, uno sportello d’ascolto e incontri di classe, dicono le psicologhe Pamela Ursuleo (vicepresidente di A voce alta) e Carolina Vastola, “si è cercato di iniziare ad abbattere una cortina di ferro fatta di silenzi, sguardi bassi e dita che si contorcono o che ti pregano affinché se ne parli, anche in classe, perché ci si confronti e si risolvano le situazioni spiacevoli che non si è più in grado di gestire, ma che fanno stare male”.

Il progetto ha visto l’attivazione di aree di ascolto presso l’università di Salerno nella sede dell’associazione Sui-Generis, a Pontecagnano-Faiano presso l’istituto comprensivo S. Antonio, all’Istituto Alfano I di Salerno. “Luoghi diversi, età diverse - commenta Ursuleo - ma tutte con la stessa problematica: la presenza di situazioni di bullismo e cyberbullismo. Per le nuove generazioni lo smartphone è un elemento integrante della propria identità. Un oggetto con cui ci si rappresenta e ci si racconta: e quando si inizia a essere presi di mira, lì iniziano i problemi. Problemi che spesso non vengono presi in considerazione in modo adeguato dagli adulti, il più delle volte per mancanza di una adeguata conoscenza”.

Il progetto ha visto il coinvolgimento di oltre 100 studenti. “Lo sportello aveva delle file interminabili, raccontano le psicologhe. Al centro dell’ascolto la mancata capacità di relazionarsi da parte sia dei bulli che dei bullizzati, “che nel momento in cui si confrontano con l’altro usano la violenza come mezzo per difendersi o la subiscono senza ribellarsi. Un vuoto di mancata relazione e di disagio che social amplificano ancora di più”.

I sei mesi del progetto sono stati un banco di prova per le associazioni che ha permesso di sviluppare un percorso di rete con scuola ed enti locali. L’evento finale, realizzato nel periodo in cui si celebra la giornata dedicata al contrasto del bullismo e del cyber bullismo, si è tenuto a Salerno presso il Centro sociale comunale con la partecipazione delle scuole e associazioni che hanno aderito all’iniziativa, sostenuta da Sodalis, Centro di servizio per volontariato di Salerno, nell’ambito di Bandi di idee 2016.

L’impegno ora è di avviare un percorso aperto anche ai genitori per sviluppare momenti di informazione sull’utilizzo degli smartphone e dei social, parte integrante della vita dei propri figli.

 
Maggio 2018
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