Polemiche sui volontari all'Expo, Csvnet: non ruberanno posti di lavoro

Il presidente Tabò risponde alle critiche sul reclutamento delle 10 mila persone avanzate da chi si oppone all'esposizione ("Perché lavorare gratis per un evento che costa miliardi di euro pubblici?"). "Il volontariato alla lunga genera occupazione".

22 maggio 2014 MILANO – Dal 21 maggio è possibile candidarsi a diventare volontario in Expo. L'iniziativa è stata lanciata con una diretta twitter in cui il responsabile risorse umane dell'azienda Davide Sanzi ha risposto alle domande degli internauti. Ma ha raccolto anche molte contestazioni, soprattutto dai comitati che si oppongono all'esposizione universale: "Perché lavorare gratis per un evento che costa miliardi euro di soldi pubblici?", twitta ad esempio @noexpo2015, mentre @offtopic_lab raccoglie tutti i messaggi contro l'expo compresi quelli relativi alla questione del "programma volontari".

Alle critiche risponde Stefano Tabò, presidente del CSVnet, il coordinamento nazionale dei centri di servizio per il volontariato che per Expo, con un protocollo d'intesa reso pubblico pochi giorni fa, cura la formazione e il reclutamento dei 10 mila volontari che si alterneranno nei sei mesi di manifestazione: "Francamente mi sarei preoccupato se non ci fosse stata una presenza libera e gratuita come quella dei volontari".

Finora il reclutamento è cominciato per i 10 mila lavoratori di Expo e per altre 650 persone interne all'azienda. La sproporzione è evidente: "A me non risulta che in termini di occupazione il volontariato abbia mai sottratto posti di lavoro – replica ancora Tabò -, semmai ha anticipato delle attenzioni e sperimentato delle attività che sono state un generatore di posti di lavoro". Per Tabò, "è la storia del volontariato italiano che lo insegna" e quindi bisogna vedere il processo sul lungo periodo, con un respiro ambio. "L'idea che una società si esprima senza contemplare anche la presenza gratuita di persone che si muovono liberamente non ha ragione d'esserci", aggiunge.

"Il moto iniziale che ha spinto il protocollo – prosegue Tabò - non è quello del puro e semplice risparmio economico, ma il riconoscimento che la qualità dell'accoglienza si arricchisce della presenza di persone che non sono solo lavoratori pagati, ma anche volontari. Mi pare che sia un messaggio che è considerato autentico e condivisibile dai giovani che stanno rispondendo". "Il volontariato è abituato ad accettare le sfide e a non tirarsi indietro. Lo farà anche stavolta", conclude. (lb)

Fonte: Redattore Sociale

 
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