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Volontariato in carcere sempre più competente: “La buona volontà non basta”

incontro sul carcere al Pacinotti

Dagli incontri con gli scrittori di “Innocenti evasioni”, alle partite di calcio e ai percorsi di educazione alla salute. Spinte dal CSV, a Foggia le attività dell’associazionismo in ambito penitenziario crescono, diventando più mirate e qualificate.

 

La lettura in carcere può aiutare ad acquisire la consapevolezza che esistono modi diversi di concepire la realtà. Negli anni ho capito che uno scambio sincero con i detenuti è possibile: grazie al gruppo di lettura abbiamo superato persino alcune riserve e chiusure iniziali”.
Michele Paglia è il presidente dell’associazione Centro Studi Diomede di Castelluccio dei Sauri e dal 2014 realizza, in collaborazione con il CSV Foggia, il progetto di letturaInnocenti Evasioni”, nella sezione Alta sicurezza della casa circondariale di Foggia.
Scegliamo libri e film che possano suscitare dibattito, un confronto dialettico e gli incontri sono sempre partecipati. In un contesto come questo – spiega Paglia – il volontariato deve entrare in modo massiccio e continuato, perché la fiducia non si acquista da un momento all’altro. Per questo occorre competenza, non può bastare la buona volontà, quando si ha a che fare con persone che vivono in situazioni di sofferenza”.

La promozione del volontariato “dentro”

Negli anni, da quando il CSV Foggia ha sottoscritto – nel 2013 – un protocollo di intesa con il carcere di Foggia, numerosi sono stati i progetti realizzati, grazie allo strumento della manifestazione d’interesse: dallo sportello di mediazione interculturale al percorso di educazione alla salute, agli incontri con gli scrittori, nell’ambito di “Lib(e)ri dentro”. Gli ultimi appuntamenti hanno visto salire sul palco del teatro dell’istituto penitenziario il magistrato Simona Lo Iacono, autrice di “Le streghe di Lenzavacche”, Stefania Divertito, con il suo eco-thriller “Una spiaggia troppo bianca” e il giornalista Andrea Parodi con Michele Montagano, ultimo sopravvissuto degli “Eroi di Unterluss”, episodio storico a lungo dimenticato che ha ispirato il titolo del libro.

Il nostro impegno – sottolinea il presidente del CSV Foggia, Pasquale Marchesenegli ultimi anni si è concentrato in particolare sulla promozione del volontariato in ambito penitenziario. Le associazioni mostrano un nuovo interesse e sono pronte a misurarsi in questo settore, ancora nuovo per il nostro territorio. Qualche giorno fa abbiamo presentato il volume ‘L’altra Possibilità’, viaggio nel mondo penitenziario agli studenti dell’istituto ‘Pacinotti’ coinvolti nel progetto ‘Edificio della Memoria’”.

Una ponte solidale con la città

Attraverso tali incontri di sensibilizzazione – continua Marchese – cerchiamo di raccontare lo sforzo dei volontari nella casa circondariale, la loro attenzione a proporre sempre nuove attività. Noi svolgiamo e continueremo a svolgere il nostro ruolo di supporto, con il sostegno della Fondazione Banca del Monte di Foggia, favorendo questa rete solidale che si sta creando con l’istituto penitenziario, grazie alla grande disponibilità della direttrice Mariella Affatato, dell’area educativa e del corpo di Polizia penitenziaria. E così dimostriamo, ogni giorno, quanto il volontariato sia una risorsa importante per tutti gli Istituti di pena”.
Intanto, i volontari sono in fermento per una nuova iniziativa: i detenuti con e senza figli scenderanno in campo mercoledì 8 marzo, per giocare e sorridere oltre le barriere fisiche ed emotive. Sarà un pomeriggio particolare nella casa circondariale di Foggia, per le persone ristrette, per le loro famiglie ma anche per i volontari e per chi nel carcere ci lavora. Dopo la sfida del 19 dicembre scorso, questa nuova partita di calcio è stata organizzata per dare voce e visibilità ai bambinioltre 100mila ogni anno in Italia – che hanno un genitore recluso, per sensibilizzare istituzioni, sistema carcerario, media e opinione pubblica affinché non vengano emarginati solo perché figli di detenuti. Sugli spalti, a tifare per i propri papà, mariti e figli, ci saranno i parenti.

Nei percorsi trattamentali, infatti, un ruolo determinante lo ricopre la famiglia. Il genitore in carcere attraversa un momento grave di disorientamento e necessita di un sostegno per recuperare un’identità genitoriale persa o da ricostruire. E il volontariato serve anche a questo: a riportare l’attenzione sulla necessità che le persone detenute abbiano dei momenti di condivisione familiare, partecipando a eventi positivi tutti insieme.