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Dibattito sul “volontariato del futuro” nella Milano del dopo Expo

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Domani CSVnet e Ciessevi presentano i risultati della ricerca sui quasi 6 mila volontari dell’esposizione universale del 2015. E all’annunciato presidio di protesta che parla di “sfruttamento medievale” e di servizio alle imprese”, rispondono: “Queste nuove forme di impegno sociale non si possono trattenere, sono un’esperienza positiva che può essere utile anche alle associazioni più organizzate”.

 

Li abbiamo definiti ‘volontari senza divisa’ ‘episodici’ o ‘occasionali’: sono i quasi 6mila volontari che hanno preso parte a Expo Milano 2015 ma soprattutto sono il segnale di un nuovo modo di ‘fare’ volontariato, diverso da quello tradizionale, più fluido, di breve durata e slegato da appartenenze associative.
Partirà da qui e dai risultati della ricerca "Volontariato post-moderno. Da Expo Milano 2015 alle nuove forme di impegno sociale" il convegno, promosso da CSVnet, Ciessevi e Banca Popolare di Milano, che si terrà domani, 26 ottobre, dalle 17 alle 20, nella sala delle Colonne di Banca Popolare di Milano, in via San Paolo 12.

I dati definitivi dell’indagine (sia quantitativa in base a oltre 2.300 questionari, sia qualitativa in base a una trentina di interviste in profondità) saranno diffusi domani. Il lavoro, curato da Maurizio Ambrosini dell’università Statale di Milano e condotta da un’équipe di ricerca delle università di Verona, Pisa e Cattolica Sacro Cuore, traccia un profilo ancora più aggiornato e nitido di questi volontari, per capire meglio come si collocano nei confronti della politica, della religione, come giudicano l’esperienza di volontariato che hanno svolto in Expo e se, da questa stessa esperienza, è cambiato il loro approccio al volontariato in generale.

Un’anteprima dei risultati relativa alla parte quantitativa dell’indagine era stata fornita lo scorso 19 maggio, in occasione della presentazione intermedia della ricerca che si è svolta a Roma e che ha tracciato un primo ritratto di questi volontari.

La maggior parte è giovane, sotto i 30 anni (età media 27,5) e quasi un terzo sotto i 20. Più di 4 su 10 (43%) avevano saputo dell’opportunità data da Expo attraverso internet, il 14,6% dalla stampa o dalla radio, gli altri dal passaparola di amici, parenti, colleghi ecc. L’85% del totale era alla sua prima volta ad un servizio in un grande evento simile (es.: Olimpiadi, Anno santo ecc.), mentre il 45% non aveva mai prestato un servizio nella forma definita “continuativa”. Il 98% dei giovani avrebbe consigliato l’esperienza di Milano ad amici e parenti e la stragrande maggioranza, oltre il 96.5%, era disposta a svolgere un’attività di volontariato anche in futuro, soprattutto in forma episodica 64%).
Ma c'è anche chi contesta questa nuova forma di volontariato nei grandi eventi. È di queste ore infatti l’annuncio di un presidio organizzato in occasione del convegno da Off topic e "Io non lavoro gratis per Expo", due comunità (come si definiscono) che hanno fatto parte della Rete No Expo. "Se il nostro impegno (anche quando dequalificato e demansionato) genera valore, e se il valore non è al servizio della comunità ma dell’impresa e della sua narrazione, vogliamo oggi ricordarvi un concetto limpido nella sua semplicità: il lavoro si paga, sempre" si legge sulla pagina Facebook che lancia il presidio di domani e che parla esplicitamente di “sfruttamento medievale”.

"Il nostro non è un attacco violento al Ciessevi – ha spiegato Alberto Di Monte di Off topic a Redattore sociale – Ma vogliamo dire con chiarezza che stanno prendendo una cantonata culturale pazzesca. Si sta modificando il concetto culturale di volontariato, che è servizio alla comunità, impegno etico. E si va verso un volontariato emozionale, a servizio magari di grandi imprese”.

“Quella di gestire i volontari Expo in un periodo in sui si parlava di scandali è stata una scelta scomoda, ma oggi c’è sempre più bisogno di correre dei rischi per far evolvere le nostre organizzazioni, adottando strumenti e strategie culturali innovative”, ha detto il presidente di CSVnet Stefano Tabò, ricordando come siano stati proprio CSVnet e Ciessevi Milano, insieme alla rete dei 68 CSV italiani, ad assumersi il compito di individuare e formare i 5.700 cittadini (su 9.900 candidati) che da maggio a ottobre del 2015 hanno svolto un servizio di volontariato durante Expo Milano. “Quello che abbiamo capito da quell’esperienza e dalla ricerca – ha proseguito – è che esistono nuove forme di volontariato che non si possono né trattenere né circoscrivere. Il volontariato episodico è una di queste e può diventare il volontariato del futuro: interessa una fetta sempre più ampia di cittadini, non è limitato solo ai grandi eventi ma riguarda temi trasversali, dalla cura dei beni comuni alla gestione delle emergenze. E non è affatto in contrapposizione con il volontariato ‘tradizionale’ organizzato: al contrario rappresenta per le associazioni, se la sapranno cogliere, un’occasione di crescita e aggiornamento, una vera e propria nuova stagione.”

Foto: © Lucia Laura Esposito - Progetto FIAF-CSVnet “Tanti per tutti. Viaggio nel volontariato italiano”.