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Tra volontariato e profit, le 5 debolezze del Corpo europeo di solidarietà

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Il nuovo programma per i giovani tra 18 e 30, finanziato con 340 milioni nei prossimi 3 anni, presenta diverse debolezze segnalate dalle associazioni e qui sintetizzate da CSVnet. Dalla definizione stessa di volontariato al coinvolgimento delle aziende, fino alle incognite sul budget.

 

A Bruxelles in questo periodo chi si occupa di volontariato e terzo settore non può fare a meno di prendere parte all’intenso dibattito sorto attorno al Corpo europeo di solidarietà (Ces), il nuovo programma proposto dalla Commissione per i giovani tra i 18 e i 30 anni. La bozza di base legale pubblicata il 30 maggio 2017 rappresenta solo il primo passaggio di un percorso più articolato e il documento lascia spazio a precisazioni e cambiamenti: è infatti ancora previsto il passaggio al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Unione europea prima dell’approvazione definitiva attesa entro la fine dell’anno.

CSVnet sta seguendo le consultazioni dei rappresentanti delle autorità e della società civile, con i suoi numerosi network attivi a Bruxelles, tra i quali in particolare il Cev (Centro europeo volontariato) e lo Youth Forum. Una grande attenzione mediatica è stata rivolta a questo nuovo programma e molte risorse sono state impegnate per i prossimi 3 anni: dei 340 milioni assegnati fino al 2020 ben 197,7 provengono da Erasmus+, che farà confluire l’esperienza sviluppata nel Servizio volontario europeo (Sve) in questa nuova iniziativa.

Ma ancora molte sono le insidie e le debolezze che caratterizzano il programma e che andranno affrontante nei prossimi mesi. Di seguito segnaliamo le cinque più importanti emerse finora.

  1. Il coinvolgimento dei giovani
    La proposta prevede l’utilizzo di un portale, già parzialmente attivo, attraverso il quale i giovani potranno mettersi a disposizione per le opportunità disponibili. Ma sarà sufficiente? Ciò che sembra venir meno nella nuova configurazione, rispetto al precedente assetto dello Sve sono le cosiddette “organizzazioni di invio”, ovvero quelle realtà che svolgono un servizio di accompagnamento, supporto e formazione ai giovani prima e dopo la partenza. Sarà in grado il Ces di creare dei rapporti di prossimità indispensabili per il coinvolgimento dei giovani con minori opportunità?

  2. La definizione di volontariato
    La proposta legale prende le mosse da un glossario nel quale sono definiti i termini chiave, essenziali per una comprensione univoca. Il documento a p. 25 definisce l’impegno nel Ces come “un servizio di volontariato non retribuito a tempo pieno (in genere un'attività svolta in modo continuativo, 5 giorni alla settimana per 7 ore al giorno)”. Questa definizione inquadra in maniera netta il volontariato come un’attività full time con un monte ore di circa 35 ore a settimana e così facendo impedisce a tutti gli effetti altre attività come il lavoro e lo studio. Ma è davvero questo il modo migliore per coinvolgere i giovani? O forse sarebbe meglio adottare una definizione di volontariato più flessibile?

  3. Il profit
    Non vi è un’esplicita esclusione della realtà profit dal programma: il loro coinvolgimento come sedi ospitanti di borse del Ces avverrà in base agli obiettivi e alle attività che dovranno essere di solidarietà e coerenti con gli scopi del programma. Si apre così alla presenza di volontari nell’area del profit anche senza l’intermediazione di organizzazioni non profit. Come può essere regolata tale presenza? Non si rischia di strumentalizzare l’impegno di volontari spesati per attività all’interno delle aziende (anche se riferite per esempio all’area della responsabilità sociale d’impresa)?
    4. La qualità e l’integrazione con i contesti nazionali

  4. La qualità e l’integrazione con i contesti nazionali
    Con molte probabilità sarà il sistema di accreditamento dello SVE a servire da modello per le garanzie di qualità. Ma come funzionerà per gli aspetti che riguardano il lavoro? Sarà previsto un unico accreditamento o due percorsi diversi? Come verrà gestito il rapporto con le misure e le infrastrutture del volontariato già presenti nei territori nazionali? Un esempio su tutti è “Garanzia giovani”. Inoltre, nel caso italiano, come verranno gestiti i rapporti con il nascente Servizio civile universale e, in particolare, con il capillare e strutturato sistema dei Centri di servizio per il volontariato?

  5. Il budget e le future risorse
    I 340 milioni di euro stanziati saranno davvero sufficienti a coinvolgere 100 mila giovani entro il 2020, come annunciato da Junker? Inoltre, nel momento della contrattazione del budget da assegnare per il prossimo settennato 2021-2027, se il programma verrà riconfermato, cosa accadrà quando entrerà in diretta concorrenza con Erasmus+ che, come il Ces, ha una forte componente di volontariato in particolare dei giovani e di educazione degli adulti?
    Su queste domande la Commissione mantiene un atteggiamento aperto e collaborativo e ha ringraziato per i numerosi stimoli forniti da tutte le parti interessate. Ma ancora molto lavoro resta da fare per evitare quanto costruito fino ad ora in questa materia sia abbandonato senza una valida e solida alternativa.