A Catania le scuole abbandonate diventano Case per il volontariato

L’esperienza del CSV Etneo che in due anni ha rimesso a nuovo due edifici a Catania e Acireale che ora accolgono le associazioni e sono un presidio di legalità in quartieri difficili come Librino. E in Sicilia occidentale l’esperienza è iniziata nel 2006 ed ha già all’attivo sei “Case”

di Orazio Vecchio

Due “Case del volontariato” a sud (quartiere di Librino) e a nord (città di Acireale) di Catania. Due immobili pubblici sottratti al degrado e aperti dal Centro di Servizio per il Volontariato Etneo all’utilizzo da parte delle associazioni. E se a Librino, zona difficile di Catania, l’esperienza ha ufficialmente tagliato il traguardo del primo anno di vita, ad Acireale è ben più consolidata e promette di “fare scuola” per altre soluzioni.

Gli uffici del Csve, oltre agli sportelli nelle altre tre province di competenza (Enna, Ragusa e Siracusa), sono ormai distribuiti tra Librino e Acireale: venti chilometri di distanza lungo la splendida costa orientale dell’Isola, dalla sabbia della plaia catanese agli scogli di lava nera dell’Acese, che gli operatori coprono distribuendo le presenze nel corso della settimana e dando così alle associazioni la possibilità di raggiungere il luogo più comodo. Temporalmente, la distanza è di circa due anni: nel 2014 il Csve ha ottenuto in comodato gratuito dal comune di Acireale l’ex scuola di via Aranci, proprio in virtù del ruolo riconosciuto dalla legge n. 266 del 1991 e della legge regionale n. 22 del 1994 sul Volontariato; di un anno fa (maggio), invece, è l’apertura della Casa del volontariato di viale Castagnola, in un immobile di proprietà del comune di Catania un tempo adibito a scuola e infine assegnato all’attigua parrocchia Resurrezione del Signore, che l’ha destinata al Csve per il ruolo sociale che svolge nel quartiere. Così, il Centro ha potuto cessare le onerose locazioni che, soprattutto a seguito della contrazione delle risorse, incidevano pesantemente sul bilancio. Ma la scelta non è stata dettata solo, o principalmente, da ragioni economiche. È una volontà precisa: quella di avere una presenza maggiore e più diffusa sul territorio. Più “smart”, cioè meno legata alle pareti di un edificio. Ma anche, non ultimo, la possibilità di incidere così a livello sociale.

Il bene di Librino, dopo la chiusura della scuola, grazie alla collaborazione tra chiesa e comune, è tornato alla fruizione dei cittadini senza essere stato né danneggiato né vandalizzato nel periodo di inutilizzo, come spesso purtroppo accade, e ora esso costituisce un modello di legalità nel cuore di Catania sud, in un contesto caratterizzato da comportamenti diffusi di illegalità», spiega Santo Carnazzo, storico volontario della Misericordia di Librino.

Ad Acireale, non ha la stessa funzione anche perché la cornice è differente, ma la Casa del volontariato potrebbe contribuire ulteriormente da un lato a sostenere associazioni e territorio. L’amministrazione comunale di Acireale ha infatti manifestato la volontà di riconvertire l’edificio scolastico del quartiere Suffragio, proprio vicino alla sede del Csve, e assegnarlo alle associazioni, anche quale segno di apprezzamento per il lavoro svolto sul territorio. Il Centro ha colto il segnale: «Condividiamo la volontà di affidare al volontariato immobili pubblici che altrimenti sarebbero abbandonati – dice Salvo Raffa, presidente del Csve – e, di conseguenza, si ritroverebbero presto in condizioni di degrado. È una scelta di buon senso a vantaggio del bene comune che va incontro a una duplice esigenza: quella dell’ente pubblico di valorizzare il proprio patrimonio e quella delle associazioni di avere in uso spazi senza dover fronteggiare costose locazioni». Ne sono concrete dimostrazioni i casi virtuosi di Librino e, appunto, di Acireale. Per questo il Centro affianca al plauso anche una proposta: «Alla luce dell’esperienza acquisita, mettiamo a disposizione del comune di Acireale – aggiunge Raffa – le competenze e le conoscenze dei nostri uffici, al fine di potere elaborare le condizioni e gli strumenti più adeguati per l’assegnazione del bene e per la sua successiva gestione, nell’interesse dell’ente comunale, della comunità e del mondo del volontariato».

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Novembre 2017
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