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Rapporto Isnet 2017: l’impresa sociale è in salute ma non crea innovazione

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Crescono attività e occupazione, ma il 70 per cento non raggiunge obiettivi di innovazione. Sconosciuti gli strumenti di capitalizzazione introdotti dalla riforma del Terzo settore. Solo il 5 per cento ha un sistema di valutazione dell’impatto. Bobba: a fine luglio via al fondo di garanzia e credito agevolato.

L’impresa sociale in Italia è in salute, le attività sono cresciute nel 2016 e per il 2017 si preannuncia una chiusura in positivo. Il fronte occupazionale registra aumenti del personale. Ma il quadro non è del tutto idilliaco: dal punto di vista dell’innovazione, infatti, le cooperative sociali ammettono di non aver fatto abbastanza. Sono alcuni dei principali elementi emersi dall’XI rapporto dell’Osservatorio sull’impresa sociale, presentato questa mattina (11 luglio) a Roma dall’associazione Isnet.

L’obiettivo della ricerca, soprattutto alla luce della riforma del Terzo settore, è stato quello di valutare la capacità dell’impresa sociale di cogliere le trasformazioni come un’opportunità. Il campione di riferimento era composto da 400 cooperative sociali e 100 imprese sociali ex lege e 16 società benefit con certificazione B Corp.

I numeri, presentati dalla presidente di Isnet Laura Bongiovanni, ci dicono che il 42 per cento delle cooperative sociali ha dichiarato un andamento in crescita per il 2016 (più 8,4 per cento rispetto all’anno precedente) e il 41,5 per cento ha previsto di chiudere con bilanci in positivo nel 2017. Anche l’aspetto occupazionale ha fatto emergere risultati incoraggianti: il 39 per cento del campione prevede, infatti, un aumento del personale per il 2017, con un incremento di quasi 12 punti percentuali rispetto allo scorso anno. Si conferma dunque la tendenza secondo cui, come ha detto la presidente Bongiovanni, “valore economico e valore sociale in questo tipo di impresa vanno di pari passo”.

Tuttavia, l’indagine ha fatto emergere anche alcune ombre. Prima fra tutte la capacità di creare innovazione sociale, che peraltro, come ha sottolineato la stessa Bongiovanni, rappresenta la vocazione con cui è nato questo comparto. Il 70 per cento del campione ha dichiarato, infatti, di non aver raggiunto gli obiettivi di innovazione. I motivi sono molti e variano in base al tipo di impresa. Alla scarsità di risorse a disposizione che lamenta la maggior parte degli intervistati (84,3 per cento) si aggiungono infatti ostacoli differenti per le cooperative meno strutturate e per quelle più strutturate e con più anni di attività. Mentre le prime dichiarano di avere in realtà obiettivi minimi di innovazione, le seconde individuano vincoli sia interni che esterni all’organizzazione che impediscono una crescita in tal senso.

A destare preoccupazione sono poi i nuovi strumenti di capitalizzazione (social bond, capitali di rischio, equity crowdfunding e social lending) introdotti dalla riforma del Terzo settore, che risultano pressoché sconosciuti al 64,5 per cento dei partecipanti alla ricerca. Un altro 8 per cento, inoltre, afferma di essere contrario a queste forme di capitalizzazione per timore di perdere la propria governance.

L’impatto sociale è un altro tema scottante emerso dal rapporto: solo il 5 per cento del campione, infatti, dichiara di aver già identificato una modalità per definire il proprio sistema di valutazione dell’impatto.

“Una impresa sociale su cinque presenta una forte attitudine al cambiamento e allo sviluppo – ha aggiunto Bongiovanni – e, se sostenuta con processi di accompagnamento, può aumentare la capacità di cogliere le novità e le opportunità introdotte dalla riforma del terzo settore, generando così fenomeni di imitazione nelle imprese che risultano più resistenti alle trasformazioni che ci attendono”.

Alla presentazione dell’indagine ha partecipato anche il sottosegretario di Stato al ministero del Lavoro e delle politiche sociali Luigi Bobba, che commentando i dati ha annunciato il traguardo raggiunto dal fondo di garanzia e per il credito agevolato previsto dalla riforma a favore delle imprese sociali, che sarà attivo alla fine di luglio. Esiste già, inoltre, una prima bozza delle linee guida per la redazione del bilancio sociale delle cooperative, un tema su cui “sarà necessario diffondere una cultura” che oggi nel settore delle imprese sociali manca.

È intervenuto anche Alessandro Messina, direttore generale di Banca Etica che quest’anno ha partecipato alla realizzazione del rapporto con un focus sulla dinamicità, le nuove modalità di capitalizzazione e l’impatto sociale: “Le imprese sociali – ha detto Messina – hanno una grande sfida da affrontare: cogliere le opportunità che vengono dalle nuove norme, dalle attenzioni della finanza mainstream, dalle tecnologie digitali, senza perdere la propria identità, ma sfruttando l’occasione per riaffermare il proprio ruolo di agenti della trasformazione sociale”.

Anche Giuseppe Guerini, portavoce dell’Alleanza delle cooperative italiane, si è soffermato sulla necessità di “migliorare gli strumenti con i quali dimostriamo i nostri risultati” anche per riattivare il processo innovativo. Su questo aspetto, secondo Guerini, la riforma appena varata potrebbe produrre effetti positivi spingendo il sistema verso una maggiore diversificazione. “La diversità genera ricchezza, aumentando così il livello di competizione”.