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Riforma terzo settore, si parte con gli emendamenti: "Ecco cosa ci aspetta"

Donata LenziA seguito delle audizioni informali Redattore Sociale ha fatto il punto con la relatrice Donata Lenzi (Pd)

(REDATTORE SOCIALE) ROMA – Audizioni terminate, si passa alla fase operativa. Entra nel vivo alla Camera la discussione del disegno di legge delega sulla riforma del terzo settore: la Commissione Affari sociali ha infatti terminato le audizioni delle numerose sigle che avevano chiesto di essere ascoltate (sono state 37 quelle che effettivamente si sono presentate) e sta per passare alla fase centrale, quella della presentazione degli emendamenti al testo e alla loro votazione. Prenderà così forma il testo che una volta approvato in Commissione potrà approdare in Aula per l'ulteriore esame e la votazione finale.

Nella prima riunione dopo la fine delle audizioni, la relatrice - la deputata Pd Donata Lenzi – ha proposto alla Commissione di adottare come testo base per la discussione il testo del governo.

di Alessia Ciccotti

Richiesta accolta, ovviamente. Si trattava di un passaggio dovuto, dal momento che al ddl delega approvato dal Consiglio dei ministri (ddl 2617) sono stati nel corso della discussione in Commissione abbinate altre due proposte di legge precedentemente presentate: la prima è quella presentata da Maestri e altri (pdl 2071) con modifiche al testo unico delle imposte sui redditi e rimborsi spesa erogati ai propri membri dalle organizzazioni di volontariato; la seconda è quella firmata da Bobba e altri (pdl 2095) sulla disciplina dell'impresa sociale, le agevolazioni fiscali, la redistribuzione degli utili e le misure per il suo sviluppo. Che il testo oggetto di reale discussione fosse quello del governo era evidente, ora – con la decisione formale della Commissione – la cosa diventa ufficiale. E, particolare più importante, con la scelta del testo base su cui lavorare, possono ora aprirsi i termini per la presentazione degli emendamenti.

"C'è un filo conduttore – ci dice Lenzi - che è emerso dagli interventi di tutti gli interlocutori: da un lato 'apprezzamento per il testo, dall'altro l'invito ad una maggiore chiarezza. Il testo così com'è si presta ad interpretazioni fra di loro anche molto diverse e su questo occorre lavorare". Se questo primo punto è "una questione di stesura" del testo, ben diverso invece è il secondo punto, che rappresenta "un nodo di contenuto, cioè decisionale": quello sull'impresa sociale. Si tratta in questo caso di "una questione di scelte", va capito cioè quanto il modello di impresa sociale che si vuole proporre debba essere ibrido: tema che andrà affrontato "nel corso della discussione in Commissione".

Quella stessa Commissione in cui si è notato, nel corso dei primi giri di interventi dei parlamentari delle opposizioni – e in particolare dei deputati del Movimento Cinque Stelle (confronta questo articolo del 3 novembre e questo articolo del 23 ottobre – una profonda diffidenza nei confronti non solo delle norme ma dello stesso mondo del terzo settore, più volte apostrofato con connotazioni negative e con giudizi sprezzanti: "Questi sono ragazzi giovani – è l'opinione che si è fatta della cosa la relatrice Lenzi – che purtroppo hanno fatto esperienze personali di vita non positive o che hanno raccolto voci e testimonianze in questa direzione: ciò detto credo che una delle questioni che hanno sollevato con forza – cioè quella della regolarità del lavoro dentro il mondo del terzo settore e della necessità di evitare che si utilizzi il volontariato per nascondere il lavoro nero – sia un problema assolutamente condivisibile; problema che peraltro non si scopre certo ora e sul quale il mondo del volontariato si confronta da tempo". "Sulla visione così negativa del terzo settore – dice invece Lenzi riguardo ai giudizi espressi dai Cinque Stelle – spero proprio invece che la si possa superare perché un mondo di 300 mila associazioni e realtà non può essere visto con questo giudizio così tranchant".

L'esame in Commissione Affari sociali era iniziato lo scorso 1 ottobre, e pertanto la prima discussione generale del provvedimento (con la relazione di Lenzi, l'intervento del sottosegretario Bobba e quelli dei parlamentari della Commissioni) e poi le sedute spese per le audizioni informali, hanno "portato via" poco più di sette settimane. Che tempi possiamo attenderci? "I tempi non li riesce a imporre neppure Renzi, figurarsi che mi ci metto io, non ci provo neanche", dice con un sorriso la relatrice Lenzi. "Io penso – aggiunge più seria – che la Commissione abbia lavorato bene, nei tempi giusti e senza strozzare la discussione, per cui penso che potremo andare avanti in questo modo: e se facciamo così – conclude – finiremo in tempi molti ragionevoli". (ska)

 

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