Quando il volontariato entra nel curriculum

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dossierLegittimare il corpus di competenze che si acquisiscono facendo volontariato e che sono spesso date per scontate o, peggio, non ritenute importanti. E' questo il tema dell'ultimo numero di Vdossier, la rivista trimestrale curata dai CSV di Bologna, Marche, Messina, Milano e Rovigo, pubblicato in questi giorni.

Validare e certificare quell'insieme di conoscenze, abilità, attitudini e responsabilità acquisite durante le attività di volontariato significa dare riconoscimento al valore di queste competenze, da investire nella professione o nello studio, oppure nella ricerca di un lavoro. Non solo, vuol dire anche riconoscere che il volontariato non è frutto solo di buona volontà, solidarietà, gratuità, altruismo, ma anche di impegno e dedizione competente, con conoscenze e capacità in grado di sostenere il nostro Welfare: una risorsa preziosa che affianca operatori professionisti in un ampio ventaglio di settori, una risposta concreta ed efficace ai problemi della comunità che si traduce in veri e propri modelli di intervento.

Che valore hanno le competenze apprese nel volontariato, oggi, in Italia e all'estero? Qual è il riconoscimento a livello europeo dell'attività di volontariato? Che cos'è cambiato in Italia con la riforma del lavoro del 2012? Le risposte a questi interrogativi sono illustrate e spiegate in questo numero della rivista, dove sono anche evidenziati i diversi modelli di certificazione e le esperienze più significative introdotte nelle varie Regioni. 

In sintesi, si può dire che l'ambito del volontariato è riconosciuto a tutti gli effetti, come un contesto di apprendimento lungo tutto l'arco della vita, da valorizzare anche nel campo formativo e lavorativo.

Ecco perché le competenze acquisite con l'esperienza del volontariato possono essere riconosciute come competenze valide, al pari dell'istruzione, per la certificazione di una qualifica spendibile in ambito professionale. Dunque, possono essere inserite nel proprio curriculum oppure finalizzate ad una crescita lavorativa e personale.

Da sottolineare che la validazione è anche utile per le organizzazioni di volontariato perché valorizza le capacità e abilità che ogni volontario mette a disposizione dell'associazione e dei beneficiari. Inoltre, l'esplicitazione delle competenze che si acquisiscono nell'attività dell'associazione dà valore alla qualità dell'operato dell'associazione stessa, agli occhi di ogni volontario o aspirante tale, agli occhi dei beneficiari dell'attività, agli occhi di potenziali donors o istituzioni interessate a collaborare con l'ente.

Nella rivista sono presenti anche articoli di Elisabetta Perulli e Cristiana Ranieri di Isfol, Clementina Marinoni, Fondazione Politecnico Milano, e Piergiorgio Reggio dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

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