Beni confiscati: nel casertano circa 1000 restituiti alla comunità

Grazie a CSV, Libera e Comitato Don Peppe Diana un Osservatorio li ha censiti e ha raccontato online i recuperi esemplari. Ma oltre l'80% dei Comuni non ha un elenco di questi beni, malgrado ci sia una legge che lo rende obbligatorio.

di Alessia Ciccotti

cose nostreNella provincia di Caserta sono quasi 1000 i beni confiscati ai clan della camorra, affidati a realtà del terzo settore locale e restituiti alla comunità. Un risultato raggiunto grazie al protocollo d'intesa tra il CSV Asso.Vo.Ce. di Caserta, il Coordinamento Libera della provincia di Caserta ed il Comitato Don Peppe Diana, che hanno dato vita al progetto “Osservatorio dei beni confiscati alla criminalità organizzata in provincia di Caserta”.

L’Osservatorio ha censito i beni riutilizzati per finalità sociali, cercando di capire quali difficoltà incontrano le associazioni affidatarie, quanto sono consapevoli le istituzioni e la società civile del loro ruolo nell’applicazione della legge 109/96, che disciplina il riuso sociale dei beni confiscati.

I numeri parlano di quasi 430 beni confiscati e assegnati a 38 comuni casertani; a questi se ne stanno per aggiungere altri 560. Oltre l'80% dei Comuni, però, non ha un elenco di questi beni, malgrado ci sia una legge che lo rende obbligatorio. Sono stati poi resi noti i recuperi esemplari di molti di questi beni, dati in gestione a realtà del terzo settore. Molte di queste esperienze sono state riportate nel sito www.cosenostre.org.

Il ruolo dell’Osservatorio è inoltre quello di sollecitare e affiancare i Comuni a cui sono stati affidati dei beni confiscati per riutilizzarli al meglio, anche attraverso la collaborazione con il terzo settore. Ad esempio, sono stati realizzati dei focus group territoriali nella provincia di Caserta per favorire il confronto tra istituzioni ed associazioni. E proprio grazie ad uno di questi focus group il Comune di Castel Volturno ha istituito un Tavolo di concertazione permanente sui beni confiscati, cui saranno invitate a partecipare anche le associazioni locali.

Lo scorso 27 maggio nella Casa Don Peppe Diana a Casal di Principe sono stati presentati gli esiti di questa iniziativa ed è stato inoltre siglato un nuovo protocollo d’intesa tra CSV Asso.Vo.Ce., Libera Caserta, Comitato Don Peppe Diana e Anci Campania, che impegna quest’ultimo a sollecitare i Comuni del territorio casertano a rendere pubblico l’elenco dei beni confiscati presenti, come previsto dalla legge.

Il presidente del CSV Gennaro Castaldi si è detto “soddisfatto dei risultati ottenuti, ma consapevole di quello che resta da fare. In questi 12 mesi abbiamo implementato i dati a nostra disposizione, soprattutto in termini qualitativi. Ci troviamo di fronte ad una esperienza originale ed esemplare che ha permesso, anche grazie ai focus group territoriali, una nuova interlocuzione tra cittadini ed Istituzioni. È importante quindi, estendere queste buone prassi in altri territori, con l’obiettivo di superare ostacoli e criticità che ancora sussistono, in particolare, con i Comuni della nostra provincia”.

Il coordinatore del Comitato Don Peppe Diana, Valerio Taglione ha definito l’Osservatorio “un esempio virtuoso di come i cittadini attivi possano creare valore favorendo la nascita di comunità alternative alle mafie. Tuttavia - ha detto - perché il progetto vada avanti, è necessario che la comunità prenda parte attiva alla nostra battaglia di legalità. Il territorio tutto deve reagire, dire il proprio no alla criminalità organizzata”.

Gianni Solino, referente di Libera Caserta, ha sottolineato invece come “oltre che al lavoro di ricognizione, mappatura ed aggiornamento dei beni confiscati realizzato con l’Osservatorio, abbiamo inteso portare avanti anche un’azione politica: riportare al centro dell’attenzione il tema dei beni confiscati e di come un “buon riuso” degli stessi possa creare valore non solo sociale, ma anche economico. Noi abbiamo cercato di rilanciare il tema, e ci aspettiamo che altri raccolgano il testimone e facciano la loro parte. Penso alla Prefettura, che deve vigilare sull’operato degli Enti Locali e sollecitarli ad adempiere alla loro funzione in merito alla gestione dei beni confiscati, in particolare rispetto all’obbligo di legge di rendere pubblici gli elenchi dei beni presenti sul proprio territorio; penso alle amministrazioni locali che spesso – eccezion fatta per Comuni virtuosi come quello di Castel Volturno - sembrano interpretare la gestione ed il riuso dei beni confiscati più come una pratica da adempiere che come un’opportunità. Intensificare il dibattito sui beni confiscati, promuoverne il riuso sociale e valorizzare le esperienze positive sul territorio sono compiti cui tutti siamo chiamati, e che rappresentano un’importante unità di misura di quanto un paese voglia lottare contro le mafie”.

 
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