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Presentata a Milano l'Università del volontariato.

È stata presentata il 19 ottobre scorso, a Milano, la nuova Università del volontariato, nata da un'iniziativa di Ciessevi e finanziata dalle risorse economiche del Fondo speciale per il Volontariato, per raccogliere i contenuti, gli stimoli, i saperi, frutto di 15 anni di esperienza del CSV nella formazione e metterli a sistema, in una proposta formativa unica e strutturata

di Alessia Ciccotti

 

L'università vuole proporsi sia come luogo di formazione, sia come luogo di pensiero, un centro di rielaborazione sul welfare e sulle tematiche sociali.
Le lezioni prenderanno il via dal mese di novembre e si svolgeranno nella sede del CSV in  piazza Castello 3.

L'Università offrirà un percorso universitario per un numero limitato di partecipanti, corsi specialistici aperti a tutti, serate informative anche per i cittadini, formazione mirata alle reti associative. Il piano formativo prevede tre corsi obbligatori (Motivare i volontari e motivare se stessi come volontari, Comprendere l'organizzazione e la gestione di un'associazione, Comunicare e gestire le relazioni nell'esperienza di volontariato) e tre corsi specialistici a libera scelta, una serata informativa o un convegno a libera scelta, uno stage obbligatorio della durata 20 ore in un'organizzazione di volontariato di Milano e provincia.

Lo studente, dopo aver frequentato un anno accademico e aver accumulato 60 crediti formativi, conseguirà il diploma dell'Università del volontariato, attestante il valore partecipativo e formativo garantito da Ciessevi.
I corsi specialistici (aperti a tutti) attivi per l'anno accademico 2012-2013 sono 51 e si svolgeranno da novembre 2012 a giugno 2013.

Le iscrizioni possono essere effettuate inviando una e-mail all'indirizzo formazione@ciessevi.org oppure chiamando il numero 02/45475855 e chiedendo un colloquio. Sarà poi il Servizio formazione di Ciessevi a sostenere i singoli colloqui di selezione. Invece le iscrizioni ai corsi specialistici aperti a tutti vanno effettuate compilando il format apposito sul sito del CSV. Ai corsi possono iscriversi le persone residenti a Milano e provincia e coloro che svolgono attività di volontariato in un'associazione operativa a Milano e provincia. 

"L'idea di costituire un'Università del volontariato - ha dichiarato Lino Lacagnina, presidente di Ciessevi durante la conferenza stampa di presentazione - è nata due anni fa e da allora abbiamo raccolto spunti, indicazioni ed elementi che potessero aiutarci a proporre un modello di scuola che fosse il più vicino possibile alle esigenze ma anche alle disponibilità, agli interessi, al "tempo" dei volontari e delle organizzazioni".

Alla conferenza ha preso parte anche l'economista Stefano Zamagni, che ha detto: «Non si può pensare che un'associazione di volontariato sia basata soltanto su uno spontaneismo di tipo emozionale. Ecco perché ai volontari bisogna fare lezione. Non può essere sufficiente che una persona dica "io ho la vocazione di fare e lo faccio". Questa è una strada di corto respiro. Se si vuol fare davvero  volontariato occorre mettersi a studiare. Cosa vuol dire studiare? Non vuol certo dire studiare per superare l'esame, ma significa acculturarsi».

«La formazione è un processo che viene dal basso – ha aggiunto il comico Enrico Bertolino, fondatore in Brasile dell'associazione Vida a Pititinga Onlus, – e come tale fa crescere la società verso l'alto, passo dopo passo. Dalla mia esperienza posso affermare che creare  un'associazione è semplice, il difficile è farla vivere. E per fare questo sono necessarie competenze e formazione».

Infine, Vincenzo Russo, docente all'Università Iulm, che ha realizzato un indagine dal titolo "Il Sapere Essere nei bisogni formativi del Terzo Settore: un'indagine esplorativa a Milano e provincia, ha detto: «Dall'analisi dei dati emerge come ci sia la consapevolezza della necessità di passare da un agire orientato al risultato, ad un agire orientato al processo. Questi risultati sono coerenti con il cambiamento che sta avvenendo nel Terzo settore sulla dimensione delle competenze gestionali, strategiche e operative. Un passaggio che richiede non solo un cambiamento strutturale e procedurale, ma soprattutto un cambiamento culturale e relazionale che solo un processo di formazione ben strutturato può contribuire a sviluppare».

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