Nervo: “La vera identità del volontariato è la gratuità"

In vista della Conferenza nazionale (L'Aquila 5-7 ottobre) parla il presidente onorario della Fondazione Zancan: "Molte volte si confonde con le coop sociali, che sono imprese, o con le associazioni di promozione sociale" 

PADOVA – Mancano meno di 24 ore dall'apertura della VI Conferenza nazionale del volontariato a L'Aquila (da venerdì 5 a domenica 7). Monsignor Giovanni Nervo - classe 1918, sacerdote dal 1941 - è presidente onorario della Fondazione "Emanuela Zancan" ed è considerato uno dei padri del volontariato italiano. Con lui parliamo del futuro e delle nuove sfide.

Monsignor Nervo, quali sono le aspettative del volontariato in vista del convegno dell'Aquila?
Le aspettative sono che si riconosca, non in termini generici e laudativi ma in modo preciso e documentato, quello che le organizzazioni di volontariato hanno fatto per l'assistenza e, nel caso dell'Aquila, per la ricostruzione nel post terremoto. E che si metta in evidenza se e dove eventualmente il volontariato ha dovuto, suo malgrado, sostituire le istituzioni.

Qual è lo stato di salute del volontariato oggi?
A mio avviso soffre talvolta di un'identità poco chiara. Molte volte si confonde con le cooperative sociali, che sono imprese sociali, anche se promosse e animate dal volontariato, o con le associazioni di promozione sociale. Difende la sua identità con la gratuità del servizio.

Riesce a far sentire la propria voce? Ha una sua rappresentanza?
Non sempre riesce a farsi sentire se non prende posizione a tutela dei diritti. Per avere una rappresentanza efficace dovrebbe accettare e promuovere il coordinamento, mentre ciascuna associazione tende ad agire in modo isolato e talvolta opposto ad altre associazioni.

Oltre alle grandi e affermate organizzazioni di volontariato, esiste in Italia un "nuovo" volontariato, più spontaneo e meno censibile?
A mio avviso non è un fenomeno nuovo. Il volontariato è nato per rispondere a bisogni concreti sul territorio. Poi alle volte si è unito e ha formato le organizzazioni di volontariato. Ritengo sia un fatto positivo, purché non si chiuda in se stesso e sappia unirsi quando necessario per tutelare i diritti dei più deboli e purché sappia mantenersi libero da strumentalizzazioni politiche perché esiste sempre il pericolo che sia considerato come un gran bacino di voti. (gig)

Fonte: Redattore Sociale

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