Conferenza nazionale, Magatti: “Il volontariato cambierà le istituzioni”

Il sociologo anticipa l'intervento di domani all'apertura della Conferenza dell'Aquila. Il nuovo volontariato? ''Forme di autorganizzazione su base etnica a cui si aggiungono poi forme di difesa dei diritti'' 

MILANO - La trasformazione delle istituzioni passa prima di tutto dal volontariato. Ne è convinto Mauro Magatti, preside della Facoltà di Sociologia dell'università Cattolica di Milano, che domani interverrà alla Conferenza nazionale del volontariato "Il volontariato a km zero", in programma a L'Aquila (5-7 ottobre). "Se in questi ultimi 20 anni il volontariato è stato espressione interessante ma laterale della personalità dei singoli cittadini – ragiona Magatti -, nei prossimi anni la scarsità di risorse e la maggiore consapevolezza della necessità di rafforzare la democrazia e le istituzioni contro tutte le forme di populismo aprirà grandi prospettive. Il terzo settore diventerà un soggetto che incide nel cambiamento delle istituzioni". Un esempio? Il tema dei beni comuni – inteso nel senso ampio del termine, che comprende dalle risorse naturali fino alla cosa pubblica – "potrebbe essere una delle direttrici in cui il volontariato può dare un contributo più significativo nella creazione di nuove governance".

Nessun rischio però di diventare vittima degli enti: il terzo settore avrà sempre la sua autonomia. "Il volontariato è per sua definizione in fermento, in quanto espressione molto vicina alla vita – commenta il professore -. Troverà nuove strade e resterà sempre distinto dalle istituzioni". Per questo, nonostante la congiuntura economica sfavorevole, i gruppi più strutturati del terzo settore hanno retto l'impatto della crisi. Certo, qualche contraccolpo c'è stato: "I tagli agli enti in relazione ai quali il volontariato esiste (scuole, settore sanità il mondo del welfare, ndr) hanno certo indebolito il settore", specifica Magatti. L'emergenza, inoltre, è stata uno stimolo per la ricerca di soluzioni alternative: "Vanno colte le potenzialità del volontariato in relazione alla crisi non solo a livello economico, ma anche culturale".

Per quanto la crisi abbia indebolito le spinte innovative, Magatti ne ritrova delle tracce nel mondo del volontariato nelle comunità immigrate. "Ci sono forme di autorganizzazione su base etnica a cui si aggiungono poi forme di difesa dei diritti – spiega il sociologo della Cattolica-. Sono ancora questioni fuori dall'agenda politica ma è un aspetto del volontariato in cui si vede fermento". (Lorenzo Bagnoli)

Fonte: Redattore Sociale

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