Conferenza nazionale, Tabò: "Il volontariato può fare il salto di qualità"

L'auspicio del presidente di Csvnet: "Superare le frammentazioni, non rinnegando le differenze, ma portandole a sistema". Dagli incontri preparatori è emersa "una realtà viva" fatta di oltre 3.500 organizzazioni 

ROMA – "Superare le frammentazioni, non rinnegando le differenze, ma portandole a sistema. Il salto di qualità, il volontariato, lo può fare. Ci sono le condizioni, anche se non è scontato". È questo l'auspicio di Stefano Tabò, il presidente di Csvnet - Coordinamento nazionale dei centri di servizio per il volontariato a poche ore ormai dal taglio del nastro della VI Conferenza nazionale del volontariato che si terrà a L'Aquila da domani fino al 7 ottobre. Per Tabò, i lavori preparatori hanno dimostrato un'estrema vivacità del volontariato in Italia. "I numeri parlano di una realtà viva – spiega Tabò -. Più di cento incontri, quasi tutte le regioni coinvolte, 4.500 volontari, più di 3.500 organizzazioni di volontariato che hanno preso parte agli incontri. Un movimento plurale che ha trovato supporto nei Centri di servizio. Una presenza capillare sul territorio che ha permesso, inoltre, di coinvolgere allo stesso livello le grandi città, così come centri minori".

Coordinate spazio-temporali del tutto particolari e non causali, aggiunge Tabò, per una Conferenza che per il presidente di Csvnet casca a fagiolo. "Qualcuno aveva messo in dubbio l'opportunità di svolgere la Conferenza adesso – spiega Tabò -, tenuto conto che in primavera ci sarà un rinnovo del Parlamento. Credo, invece, che la scelta di collocare la Conferenza in questo momento sia stata opportuna proprio perché siamo in una fase in cui il governo sta prendendo decisioni importanti su grosse partite e equilibri, e in tutto questo è importante parlare anche del volontariato. L'Aquila, poi, è un luogo simbolo di una città ferita e di una comunità che sta cercando un proprio equilibrio. Una situazione che rispecchia la percezione di molte altre parti del nostro Paese".

Prevista ogni tre anni, quella che parte domani è una Conferenza in ritardo sul tabellone di marcia. "La conferenza è prevista ogni tre anni, ed è già slittata di un paio – spiega Tabò -. L'ultima risale al 2007 e si è tenuta a Napoli. Si sapeva che doveva essere messa in agenda e direi che corrisponde alla volontà del mondo del volontariato di rapportarsi in termini dinamici con le istituzioni pubbliche. Per quanto riguarda il numero degli iscritti probabilmente troveremo una flessione rispetto alle altre conferenze, ma questo credo che dipenda da tante cose. Nel 2007 l'Italia era un altro paese. Il volontariato lavorava in altre condizioni".

Inevitabile affrontare il tema della crisi economica, ma a L'Aquila ci sarà tempo soprattutto per guardare al futuro. "Ci aspettiamo che ci sia la consapevolezza di interpretare la crisi che il nostro Paese sta attraversando non come temporanea – continua Tabò -, ma come crisi di un sistema, di un modello e che trova nel volontariato e nel terzo settore, un ruolo marginale. Nella Costituzione viene affermata la logica della sussidiarietà, questa deve essere assunta pienamente". Per Tabò, però, a L'Aquila sarà importante evitare di "continuare a cercare risposte a domande sbagliate". "Vorremmo domande condivise, non solo al nostro interno ma anche con chi porta le responsabilità di questo Paese. La domanda fondamentale è quale società, quale tipo di convivenza, di responsabilità civica, collettiva e personale abbiamo in mente. La frammentazione tra dimensione pubblica e privata, tipica della cultura che ci ha accompagnati, è una chiave di lettura insufficiente che non ci aiuterà a comprendere prima che a superare la crisi". Per il presidente di Csvnet, quindi, quella dell'Aquila sarà innanzitutto una Conferenza "che porta tante domande non per una ragione di confusione, ma perché avere le domande giuste ci aiuta ad avere risposte condivise". (ga)

Fonte: Redattore Sociale

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