Altro che bullismo: così il volontariato cambia i “ragazzi discoli”

In provincia di Padova cento studenti ogni anno evitano la sospensione scolastica per comportamenti scorretti grazie al progetto del Csv “Sì, possiamo cambiare”. Trenta le associazioni coinvolte. E molti ragazzi proseguono l’impegno oltre il dovuto 

di Anna Donegà-Donatella Gasperi

Don Lorenzo Milani lo aveva scritto chiaramente, insieme ai suoi ragazzi, in “Lettera ad una professoressa” nel 1966: “Se si perde loro (gli ultimi, ndr) la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati.”

Il termine “bullismo” ancora non era nato all’epoca di don Milani, ma è suo l’insegnamento alla base di “Sì, possiamo cambiare”, il progetto di riconciliazione, cioè di misura alternativa alla sospensione scolastica, del Centro di servizio per il volontariato di Padova dedicato ai “ragazzi discoli”.

Dietro l’etichetta “bullismo”
“Il progetto è rivolto a studenti che sono stati sanzionati per comportamenti scorretti, - spiega Mario Polisciano, psicologo esperto in contesti educativi e operatore del Csv. – L’obiettivo è portarli a mettere in gioco le loro potenzialità e competenze in contesti diversi da quello della scuola, per far loro riconquistare maggior consapevolezza degli altri, di sé stessi e quindi dei propri desideri di futuro, ridando senso al proprio percorso di vita e scolastico”. In pratica, lo studente realizza un percorso individuale che trasforma la sospensione in una opportunità attraverso il volontariato.

Dal 2010, anno in cui è nato il progetto, il fenomeno bullismo è esploso arrivando ad interessare tutti i livelli scolastici a partire dalle scuole primarie, e fa spesso notizia. Ciò che però il Csv di Padova ha potuto constatare attraverso le centinaia di ragazzi incontrati è che spesso ciò che viene velocemente etichettato come “bullismo” in realtà è “un fenomeno complesso che da un lato può nascondere difficoltà familiari, sociali o relazionali che dovrebbero essere riconosciute e prese in carico anche dalla scuola, dall’altro lato consiste a volte in poco più che bravate”, prosegue Polisciano.

Dal colloquio al volontariato
In caso di necessità gli istituti scolastici che aderiscono a “Sì, possiamo cambiare” prendono contatto con il Csv di Padova per avviare un colloquio conoscitivo tra il suo psicologo, il ragazzo sanzionato, l’insegnante e i genitori. In seguito viene definita l’esperienza di volontariato da far svolgere al ragazzo in alternativa alla sospensione, che viene monitorata in itinere e al termine per verificarne la buona riuscita. Il gruppo di lavoro organizzato dal Csv è composto da: psicologo, psicoterapeuta e mediatore familiare. In alcuni casi particolarmente delicati o di coinvolgimento di più ragazzi vengono concordati anche incontri con l’intero gruppo classe.

E qualcuno prosegue...
Tutte le esperienze sono svolte in ambiti costruttivi senza alcun rischio emotivo per i ragazzi; si tratta di servizi in ambito interculturale (doposcuola a minori), con bambini (attività ricreative e doposcuola), anziani (attività ricreative), persone con disabilità (laboratori creativi, teatrali, musicali, di cucina), persone senza fissa dimora, in ambito culturale (laboratori creativi e di semplici riparazioni e riutilizzo di materiale di scarto) e in ambito equosolidale. I periodi di volontariato sono riconosciuti come molto validi da insegnanti, dirigenti scolastici e famiglie oltre che dagli stessi ragazzi che, in alcuni casi, proseguono il loro impegno in associazione al di là dell’esperienza concordata.

I ragazzi coinvolti sono un centinaio l’anno e una trentina le associazioni che li accolgono e li seguono in questo percorso di trasformazione in opera d’arte, come la intendeva don Milani, sempre in “Lettera ad una professoressa”: “Così abbiamo capito cos’è un’opera d’arte. È voler male a qualcuno o a qualcosa. Ripensarci sopra a lungo. Farsi aiutare dagli amici in un paziente lavoro di squadra. Pian piano viene fuori quello che di vero c’è sotto l’odio. Nasce l’opera d’arte: una mano tesa al nemico perché cambi.”

 

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