Essere padri in carcere e fuori: scambio di sofferenze attraverso la scrittura

A Cosenza il laboratorio di scrittura autobiografica “In nome del padre verso sud” ha fatto emergere i comuni sentimenti della paternità tra genitori carcerati ed altri volontari. Un’occasione promossa dall’associazione Liberamente con il sostegno del Csv 

di Lory Biondi

Sergio lavora al Consiglio nazionale delle ricerche, ha 57 anni e tre figli, ed è volontario dell’associazione San Giovanni Bosco. Ha partecipato al laboratorio di scrittura autobiografica per papà detenuti e papà volontari dal titolo “In nome del padre verso Sud” che si è svolto alcuni giorni fa nella casa circondariale di Cosenza. “È stata una esperienza emozionante: prima di iniziare avevo uno schema in mente che è stato totalmente ribaltato, - racconta. - Sono rimasto stupito dalla disponibilità dei detenuti nel mettersi in gioco e mi sono sciolto anch’io. È stato un lavoro umano, più che tecnico. Ha fatto emergere l’umanità di tutti”.

Il seminario è stato promosso dall’associazione LiberaMente, da anni attiva nel carcere della città, con il sostegno del Centro di servizio per il volontariato di Cosenza, in collaborazione con le associazioni Verso Itaca di Piacenza e Ubi Minor di Milano, ed è stato realizzato grazie alla disponibilità del direttore del carcere, Filiberto Benevento. A condurre i lavori Carla Chiappini e Laura Gaggini formate alla Libera università dell’autobiografia di Anghiari. Il progetto, sostenuto dalla Fondazione Cattolica di Verona, è arrivato a Cosenza dopo un viaggio iniziato nel 2015 nel carcere di Verona e proseguito a Milano San Vittore, Parma, Modena, Milano Opera e Catanzaro.

“I papà hanno scritto insieme delle storie e raccontato emozioni, – spiega Carla Chiappini. – Molte sofferenze, non solo tra i papà reclusi, ma anche tanti bei ricordi, affetto, calore. Bambini felici e bambini soli si sono materializzati intorno al lungo tavolo mentre il sole splendeva oltre le sbarre della finestra”.

I partecipanti sono stati chiamati a ritrovare memorie e a condividerle, e a scambiarsi esperienze. Per Giacomo, pensionato di 65 anni e padre di due figli, è emersa forte nei papà detenuti la mancanza della famiglia, dei figli. “Ho notato una grande disponibilità nel raccontarsi con sincerità da parte loro. Tante storie sembravano simili, derivanti da contesti e situazioni familiari difficili”. Giacomo, che già svolge attività di volontariato in diverse associazioni, ha intenzione di ripetere l’esperienza. Francesco, 69 anni, è padre di 2 figli ed è anche nonno. “La tre giorni è stata un’ottima occasione per far uscire fuori delle cose che erano nascoste in noi e in loro. Ci sono stati momenti in cui ci siamo commossi tutti”.

 

Associazione Liberamente Cosenza
Alcuni volontari dell'associazione Liberamente

 

Alla chiusura erano presenti, oltre al direttore del carcere, anche il magistrato di sorveglianza Paola Lucente e il comandante della polizia penitenziaria Pietro Davide Romano che hanno ascoltato la lettura di alcuni scritti dei papà detenuti e non. Il laboratorio, al quale hanno partecipato il presidente di LiberaMente, Francesco Cosentini, le volontarie Giusi, Teresa, Caterina e Annamaria e l’educatrice Tiziana, si è svolto nella biblioteca del carcere di Cosenza che l’associazione ha allestito lo scorso anno nell’ambito del progetto Liberi di leggere, finanziato dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali tramite il bando Direttiva 266/91.

Nella stessa biblioteca è stato anche realizzato un corso di scrittura creativa con la giornalista e scrittrice, Rosalba Baldino che ha portato alla pubblicazione del libro “Controluce” con 40 racconti di detenuti. Grazie ai progetti di lettura e scrittura portati avanti dall’associazione nel carcere di Cosenza, sono aumentate le iscrizioni dei detenuti a scuola e università. Il progetto “In nome del padre verso Sud” sarà ripetuto il 29 e 30 giugno nella casa circondariale di Paola, centro del tirreno cosentino.

 

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