Imprese sociali più innovative ma sempre in affanno

Secondo l’indagine dell’Osservatorio Isnet, dopo 5 anni di trend positivo il settore risente di una scarsa risposta del mercato e di resistenze interne al cambiamento. Aumenta l’investimento innovativo ma è ancora scarsa la consapevolezza 

di Lara Esposito

Aumentano le imprese sociali in difficoltà. È questo il dato più rilevante diffuso nella XII edizione dell’Osservatorio Isnet sull’impresa sociale presentata stamattina martedì 10 luglio al Senato. Rispetto al 2017, le realtà in affanno crescono del 4,5%, arrivando al 19,5% del totale e diminuiscono quelle in crescita, passando dal 42% al 40%. La flessione arriva dopo 5 anni di trend positivo e nonostante l’aumento del 13,7% delle imprese che investono in innovazione di prodotti e servizi e dell’8,3% delle realtà che hanno identificato nuove aree geografiche in cui operare.

Sono sempre di meno, inoltre, le realtà che prevedono incrementi di personale (31% del campione a fronte del 39% del 2017) anche se la maggior parte delle organizzazioni garantisce livelli di stabilità (+11,5% rispetto allo scorso anno). Dalle interviste agli operatori, le difficoltà del sistema delle imprese sociali riguardano la scarsa risposta del mercato sia pubblico che privato (43,6%, + 10% rispetto lo scorso anno) e la presenza di resistenze interne al cambiamento (34%, + 12,6% rispetto al 2017).

La capacità di innovazione è al centro del focus “Strumenti per lo sviluppo delle imprese sociali" realizzato dallo stesso Osservatorio Isnet in collaborazione con Banca Etica. Dieci gli aspetti considerati: robotica avanzata, nuovi materiali, sensoristica, intelligenza artificiale, stampa 3D, blockchain e moneta virtuale, veicoli che si guidano da soli, genetica e bioprinting, sharing economy, digitalizzazione dei processi. Su questi temi, il 37% gli intervistati ha dimostrato ancora una scarsa consapevolezza. I valori di conoscenza e impatto positivo, invece, aumentano nel caso di organizzazioni con maggior propensione all’innovazione o per i settori di attività con ricadute elevate (ad esempio l’assistenza sociale per la robotica). 

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