Cibo a domicilio e solidale: i riders sono giovani con disagio psichico

L’esperienza della cooperativa sociale 181 che a Vercelli ha coinvolto quattro ragazzi con disturbi mentali nella preparazione e consegna di pasti in bicicletta. Un servizio spesso considerato sfruttamento del lavoro diventa un’opportunità per sperimentare inclusione e autonomia lavorativa 

di Clara Capponi, Emanuela Surbone

A Vercelli quattro ragazzi con disagio mentale diventano riders per un servizio di pasti a domicilio. L’idea è della cooperativa sociale “181” che da qualche anno gestisce il biscottificio artigianale “Il Mattarello” un progetto d’imprenditoria sociale “speciale”, non solo per l’ironia che contraddistingue il titolo.

Oltre all’impiego nella produzione dei dolci, le persone con disturbo mentale coinvolte dall’associazione si occupano di gestire un nuovo servizio, che si chiama “Il buono che viene da te” e che riguarda la preparazione e consegna di pasti freschi direttamente a casa o in ufficio. I clienti potranno scegliere cosa ordinare dal menu pubblicato sulla pagina Facebook degli organizzatori o telefonicamente e si vedranno consegnare i pasti su biciclette pensate per essere utilizzate in sicurezza da persone con difficoltà.

Un servizio di consegne a domicilio, attualmente anche oggetto di critiche perché considerato uno strumento di sfruttamento del lavoro, diventa così uno modo per promuovere e veicolare valori come l’inclusione e sostenibilità.

I quattro ragazzi sono stati scelti con l’aiuto del comune e del Centro di salute mentale della Asl attraverso colloqui per la selezione delle persone più adatte. Hanno poi seguito una formazione specializzata (sicurezza sul lavoro e normativa per la gestione degli alimenti) e sono stati preparati direttamente all’interno della cooperativa, affidati a due dipendenti anch’essi con deficit cognitivi, che subito si sono sentiti gratificati dal nuovo incarico e hanno potuto trasmettere le loro conoscenze ai nuovi tirocinanti.

Un metodo che consente di far sperimentare da subito l’autonomia lavorativa, perché i ragazzi sono stati resi subito indipendenti e attivi in tutto lo sviluppo del servizio, dalla preparazione dei pasti, al loro confezionamento, dalla consegna, alla gestione del denaro, fino alla promozione stessa dell’iniziativa.

Persone che solitamente si trovano a vivere un pregiudizio legato alla propria malattia e che si vedono, a volte, isolati, imparano a confrontarsi con l’esterno e trovano nuovi modi per socializzare e interagire con il pubblico, in modo esperienziale, senza essere stigmatizzati.

L’obiettivo inoltre è quello di creare un indotto tale da garantire in futuro un posto di lavoro fisso per almeno una delle persone coinvolte nel progetto, favorendo la sua integrazione sociale e lavorativa.

“Fin dalla nostra nascita - ha spiegato Angelo Crea, presidente della cooperativa sociale 181 e responsabile del progetto - abbiamo sempre creduto nell’importanza dell’autosostenibilità delle idee che mettiamo in campo, a prescindere dai contributi iniziali esterni. Con “Il buono che viene da te” vogliamo, così, creare un circolo virtuoso dove, grazie al coinvolgimento della cittadinanza, il progetto possa diventare autonomo e proseguire in modo indipendente”.

Inoltre, il servizio è veicolo di comunicazione sociale, grazie alla collaborazione con il Centro di servizio per il volontariato di Vercelli, visto che, con ogni consegna, vengono distribuiti e divulgati materiali promozionali sulle iniziative e i progetti benefici in corso sul territorio.

Un’opportunità che coinvolge le associazioni di volontariato in due modi: da una parte hanno un’occasione di visibilità per diffondere, attraverso un canale tendenzialmente capillare, le proprie iniziative; inoltre diventano esse stesse promotrici del progetto diffondendo ai propri soci e contatti il servizio realizzato da ”Il Mattarello”. Infine, se il progetto avrà lo sviluppo di un certo rilievo, l’idea della cooperativa è quella di devolvere parte dei ricavati alle associazioni coinvolte.

Per aiutare la crescita dell’iniziativa, il Centro di servizio supporterà anche la comunicazione del progetto in modo da interessare tutta la cittadinanza. (Clara Capponi, Emanuela Surbone)

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