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CSVnet Centri di servizio per il volontariato

Non esiste una capitale del volontariato, il volontariato è un capitale dell’Italia intera

"La realtà è che in Italia non esiste una capitale del volontariato ma che il volontariato è un capitale dell'Italia intera". Sono le parole del presidente di CSVnet Stefano Tabò, durante il suo intervento nell'ultima giornata della VI Conferenza Nazionale del Volontariato 

di Alessia Ciccotti

Nella sua relazione il presidente si è soffermato sulla presenza capillare delle associazioni di volontariato in tutto il Paese, da nord a sud, testimoniata anche dal risultato degli incontri preparatori alla VI Conferenza, che hanno toccato le grandi città come le piccole.

Stefano Tabò ha sottolineato, sempre in riferimento al percorso partecipato avviato a maggio, il ruolo dei CSV quali "elemento di vera e partecipata infrastrutturazione del volontariato italiano. Ne parlano così – ha detto – la direzione e l'intensità delle relazioni intercorse, i numeri degli incontri preparatori, la canalizzazione delle iscrizioni". Un ruolo, quello dei Centri di Servizio per il Volontariato, che pone in evidenza il mutamento che ha coinvolto la rete dei CSV, che dalla V Conferenza erano emersi soprattutto quale "supporto logistico del volontariato italiano".

Nel corso del suo intervento, il presidente di CSVnet ha poi dimostrato apprezzamento per "gli autorevoli ringraziamenti" che il volontariato ha ricevuto nel corso della tre giorni, soprattutto perché "non sono stati messaggi di circostanza e ne siamo orgogliosi. Tuttavia, - ha poi aggiunto – la migliore conferenza sarà quella dove i ringraziamenti che il volontariato sarà in grado di fare alle istituzioni saranno maggiori di quelli che avrà ricevuto".

Filo conduttore della riflessione portata avanti nel corso della Conferenza è stata la crisi e il ruolo che il volontariato può assumere in tale contesto. A tal proposito, Stefano Tabò ha affermato: "il volontariato non può essere guardato come la soluzione alla crisi: sarebbe un inganno per tutti. Il primo ruolo che occorrerebbe riconoscere al volontariato – ha detto – sta nell'aiutare a comprendere le ragioni di questa crisi. La crisi di un modello di società e di civiltà che ha ribaltato valori e riferimenti fondamentali. Il volontariato non può più essere considerato l'anomalia del nostro sistema. Esattamente l'inverso. Anomalia è un sistema paese che non riconosce nella cittadinanza attiva una componente basilare della sua identità e del suo sviluppo. È un fatto culturale e antropologico, etico e valoriale ma, a questo punto con tutta l'evidenza empirica necessaria, anche razionale e scientifico".

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