Il nuovo Csv unico del Lazio ai nastri di partenza

L’assemblea dei soci ha eletto presidente Renzo Razzano e nominato il nuovo direttivo. Approvata anche la programmazione 2019 del centro unico regionale. Si punta a rafforzare il radicamento territoriale e le competenze delle associazioni 

Si è riunita ieri (16 gennaio) a Roma l’assemblea dei soci del nuovo Csv Lazio, nato il primo gennaio dalla fusione di Cesv e Spes. “Siamo una realtà nuova, - ha dichiarato il presidente Renzo Razzano dopo la sua elezione, - ma abbiamo alle spalle la ricchezza dei vent’anni di storia dei due Centri di servizio che sui nostri territori hanno accompagnato e aiutato a crescere i volontari e il volontariato: ora questi possono contare su un ente più efficace, innovativo e partecipato. Non dimentichiamo che i Csv sono oggi una delle poche infrastrutture sociali ancora in grado di alimentare quel mondo che, nella ‘società dello scontento’, si trova ad affrontare nuovi episodi e fenomeni di crisi di adesioni e visione”.

csv lazio unico

Il nuovo direttivo del Csv Lazio è composto, oltre che da Razzano, da Luigi Annesi, Cristiano Bartolomei, Paola Capoleva, Vincenzo Carlini, Francesco Saverio Crostella, Antonio D'Alessandro, Sandro Libianchi, Alberto Manni, Elena Mazzotta, Luigia Pitascio, Camilo Ripamonti, Giulio Russo, Marco Trulli, Maurizio Vannini, Fulvio Vicerè.

Dal documento programmatico per il 2019 sono emerse alcune linee prioritarie di impegno. Verrà rafforzato il radicamento territoriale (il Csv Lazio è presente nella regione con 5 Case del volontariato e 17 sportelli), per quanto riguarda sia l’erogazione dei servizi sia la partecipazione democratica alla governance. Ma soprattutto il Centro, nelle sue articolazioni, si pone come attore dello sviluppo locale. Inclusione sociale, sviluppo sostenibile, responsabilità delle comunità sono già le direttrici dell’impegno di tante associazioni: il supporto del Csv può migliorare la lettura del contesto locale e, soprattutto, la promozione di tutte le attività relative ai temi indicati.

In questa prospettiva, sottolineano i dirigenti del Centro, è necessario far comprendere ai soggetti territoriali, a partire dalle istituzioni, che non è possibile programmare, realizzare e valutare uno sviluppo locale sostenibile, attento ai “beni comuni” e che promuova coesione e qualità della vita, senza tener conto della presenza del volontariato e del terzo settore.

Il Csv si impegnerà anche per la valorizzazione del capitale sociale esistente attraverso la promozione di maggiori competenze (di progettazione, programmazione, ricerca, valutazione), a partire dai suoi operatori ma coinvolgendo gli operatori pubblici, le scuole e le università, con particolare attenzione alle nuove generazioni. In particolare verrà messo in campo un sistema di ricerca-azione, attraverso laboratori per l’innovazione che si concretizzeranno territorio per territorio.

Un altro fronte di lavoro sarà quello della comunicazione, nella convinzione che un utilizzo adeguato dei media tradizionali e nuovi sia fondamentale per trasmettere i valori e le idee su cui si fonda il volontariato, trasformandoli così in cultura diffusa e condivisa.

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Maggio 2019
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