Cooperative resilienti: più occupazione nonostante la crisi

I dati del rapporto Istat - Euricse: più di 59mila le cooperative in Italia, il 24 per cento sono quelle sociali; il 50 per cento è presente in 5 regioni; anche se poco innovative danno lavoro stabile (85 per cento del totale) a 1,2 milioni di persone; le donne sono il 52 per cento del totale ma non stanno ai vertici

di Clara Capponi

Una crescita “controcorrente”, non solo dal punto di vista economico ma anche a livello d’inserimento lavorativo. E’ quanto emerge dal rapporto “Strutture e performance delle cooperative italiane” dedicato alle dimensioni del settore cooperativo italiano, il primo studio – presentato oggi a Roma -  realizzato da Istat ed Euricse.

Grazie all’integrazione di diverse fonti statistiche l’indagine offre una rappresentazione della presenza e del peso economico del settore cooperativo all’interno del sistema produttivo italiano comparandolo alle altre imprese e individuando anche peculiarità e articolazioni del settore.

Un sistema resiliente che fa crescere l’occupazione nonostante la crisi

Si tratta di un settore che conta poco più di 59mila realtà e che in tempo di crisi – la base statistica da cui sono stati elaborati i dati si riferisce al periodo 2007 al 2015 – è stato capace di generare 28,6 miliardi di valore aggiunto -  ovvero il valore di beni e servizi utilizzati nei loro processi produttivi - impiegando oltre 1,1 milioni di addetti (dipendenti e non) 33mila lavoratori esterni e 10mila in somministrazione, con un aumento dell’occupazione del 17,7 %:  nettamente superiore al 6,3 per cento registrato nelle imprese che nello stesso periodo sono diminuite del 2,6 per cento.

Un settore dominato da due anime: le cooperative di lavoro (49,8 per cento) e sociali (24,2 per cento) che sono anche le tipologie di cooperative che hanno generato il maggior valore aggiunto: 12,9 e 8,1 miliardi di euro pari al 73,4 per cento dell’intera cooperazione nel 2015.

Per quanto riguarda le attività nel 2015 quasi sei cooperative su dieci operano in cinque settori: costruzione (14,9 per cento sul totale); servizi alle imprese (14,5), sanità e l’assistenza sociale (14%), trasporto e magazzinaggio e attività manifatturiere. Il settore della sanità e dell’assistenza sociale è anche quello che impiega il 34 per cento dei lavoratori e genera il 21, 6% del valore aggiunto complessivo.

Donne e giovani, con una buona istruzione e un lavoro stabile

Il lavoro nel settore cooperativo è per lo più stabile e omogeneo in tutti gli ambiti di intervento: l’85 per cento dei lavoratori ha un impiego a tempo indeterminato. Il 58 per cento dei dipendenti ha un’età tra i 30 e i 49 anni, il 13 per cento tra i 15 e i 29 anni mentre più di un quarto è over 50; sotto il profilo dell’istruzione il 66 per cento possiede un diploma di scuola secondaria.

È forte la presenza delle donne che rappresentano il 52 per cento del totale valore che nelle imprese ad esempio scende al 39 per cento; tuttavia si tratta di una “finta” spinta all’inclusione visto che le donne nelle cooperative sono impiegate soprattutto nell’assistenza sociale e istruzione, settori a vocazione femminile anche per le imprese o in altri comparti; inoltre la loro presenza nei ruoli apicali è solo dell’8 per cento mentre il 61,4 per cento delle donne ha un impiego part time rispetto al 26,7 per cento degli uomini.

PIù presenti nel sud ma più produttive al nord

A livello territoriale oltre il 50% delle cooperative è concentrato in cinque regioni: Lazio e Lombardia (14 per cento) seguite da Sicilia (10,5) Campania (10,1) e Puglia (9,3). Se il sud prevale come presenza, le cooperative producono maggiore ricchezza al nord: qui le cooperative presenti sono il 36 per cento del totale ma producono il 64,1 per cento del valore aggiunto complessivo.

Digitalizzazione e innovazione

Il peso delle cooperative è importante dal punto di vista economico ma sono poco innovative; grazie ad indicatori specifici, il rapporto evidenzia una minore propoensione delle cooperative rispetto all'imprese a introdurre innovazione nei prodotti e nei processi, gap che si dimezza per quanto riguarda le innovazioni organizzative e nel marketing. L'indice sintetico di digitalizzazione infine conferma un valore medio per le cooperative pari circa alla metà delle altre imprese (0,17 contro 0,33).

 
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