Filippo, operaio con sindrome di Down: “Mi piace vedere che mi aspettano”

È una delle storie discusse al convegno organizzato dal Csv di Vicenza, insieme all’associazione Agendo, sull’inserimento lavorativo delle persone con disabilità. In cui sempre più si sta passando dal principio di obbligatorietà dell’assunzione a quello della promozione 

di Paolo Meneghini

Filippo e Fabio lavorano per la Zanardi Alternatori Srl. Fabio è dirigente di stabilimento, Filippo prepara le buste corredo da abbinare alle macchine: piccole differenze; a ognuno il proprio compito. “Andare a lavorare mi dà soddisfazione... mi piace vedere che al mattino mi aspettano”, racconta Filippo. Lui è un giovane con la sindrome di Down, ma questo non gli impedisce di lavorare, anzi: sa svolgere il suo compito egregiamente e i colleghi riconoscono di avvertire la sua mancanza quando non c’è, anche perché col suo modo di essere e il suo sorriso porta serenità in tutto il reparto. “Con un saluto raddrizza la giornata”, dicono.

Filippo a lavoro
Filippo a lavoro. La sua storia è una di quelle che ha animato il convegno organizzato dal CSV Vicenza sull'inserimento lavorativo per le persone con disabilità

La storia di Filippo è tra quelle portate ad esempio nel recente e partecipato convegno su “Inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Esperienze a confronto”, organizzato dal Csv di Vicenza col contributo del Co.Ge. Veneto e la collaborazione dell’associazione Agendo, dove ci si è confrontati sulle esperienze e sulle possibilità di assunzione di lavoratori svantaggiati, passaggio fondamentale per la loro integrazione.

Il contesto sociale sta cambiando e in questi anni si è passati dal principio di obbligatorietà dell’assunzione a quello di promozione dell’inserimento lavorativo per le persone disabili, mediante azioni di formazione continua e di analisi professionale che puntano a valorizzare le potenzialità personali. Il lavoro, così, diventa strumento di relazione sociale che rende concrete l’integrazione e l’autonomia.

Filippo con i colleghi
Filippo con i colleghi

Non si tratta di assistenzialismo ma di trovare le mansioni e le modalità giuste perché, disabilità o no, ognuno possa svolgere bene il proprio incarico ed essere retribuito per questo. Accanto al profitto che un’azienda deve per forza ricercare, va tenuta in conto anche la qualità della vita fuori e dentro l’ambiente di lavoro e l’inserimento di persone con disabilità in questo senso è un guadagno per tutti. Naturalmente servono aziende disponibili, che credano nel valore dell’esperienza, ma se i riscontri positivi aumentano e sono fatti conoscere, si potrà sviluppare anche in quest’ambito un’aspettativa diversa e di conseguenza una differente idea di disabilità.

Un'altra immagine di Filippo a lavoro
Un'altra immagine di Filippo a lavoro

I contributi offerti durante il convegno hanno posto l’accento sull’importanza della progettualità e dell’accompagnamento da offrire ai ragazzi, alle famiglie e alle aziende per realizzare un percorso di vita, prima ancora che lavorativo, fruttuoso. Ogni giorno crescono le occasioni e gli strumenti per dare valore alle piccole diversità di ognuno, ma bisogna impegnarsi nel diffondere la conoscenza delle buone pratiche per “moltiplicare la fortuna” e non lasciare che la storia di Filippo e di altri ragazzi che hanno realizzato le proprie aspirazioni restino esperienza di pochi. Una società evoluta in cui a ognuno sia data possibilità di “un inserimento decoroso nella vita” si avrà con l’impegno congiunto di pubblico, privato, singoli e famiglie.

Tra i compiti di Filippo, c’è anche quello di annunciare nei reparti: “Ragazzi! È ora…”, quando arriva il momento della pausa. È ora anche di cambiare la nostra visione della disabilità, nel rispetto e nella valorizzazione dell’identità di ciascuno.

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