Spadafora contro leva obbligatoria: “freno alla creatività dei giovani”

Il sottosegretario intervistato da Comunicare il sociale, il mensile edito dal Csv di Napoli, fa il punto sul futuro dell’istituto toccando altri temi importanti per il volontariato come la riforma del terzo settore e la certificazione delle competenze non formali 

Il ruolo del volontariato per il futuro dei giovani e le opportunità del servizio civile: è un’intervista a tutto campo quella realizzata da Comunicare il sociale, il mensile del Csv di Napoli, a Vincenzo Spadafora, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle pari opportunità e ai giovani.

Per cinque anni alla guida dell’Autorità Garante per l’infanzia e adolescenza, Spadafora ha le idee chiare sul ruolo del servizio civile per la crescita dei giovani, a partire dalla posizione netta espressa sul possibile ritorno alla leva obbligatoria, rilanciata dalla Lega e dal vicepremier e Ministro dell’Interno Matteo Salvini: “Smettiamola con questi rimandi ai tempi che furono”, dichiara Spadafora; “Il servizio civile è un’opportunità bellissima che i giovani hanno e possono scegliere liberamente senza dover sottostare a regole paternalistiche che oggi sono fuori dalla storia. La leva obbligatoria nell’Italia di oggi sarebbe un freno alla creatività e all’intraprendenza dei giovani. Il servizio civile universale – quale primo contatto con i mondo dei grandi – mi sembra un percorso molto più efficace”.

Dalle pagine della rivista il sottosegretario interviene anche sull’importanza del volontariato come “straordinaria opportunità di impegno e partecipazione per i giovani” e considera la riforma del terzo settore come un’occasione da non perdere, richiamando l’urgenza di una sua completa attuazione: “non è più tempo di disegnare, su questo, troppe strategie. E’ impellente l’esigenza di passare ai fatti e per avvicinare i giovani alla cittadinanza attiva, gli obiettivi irrinunciabili sono due: coinvolgere i ragazzi nei percorsi decisionali e offrire loro occasioni di crescita concrete”.

L’ultima parte dell’intervista è dedicata alle competenze non formali e informali e ai passi avanti che sono stati fatti per stabilire degli standard minimi di validazione e certificazione: “l’apprendimento non formale non è ancora correttamente riconosciuto in Italia perché diamo ancora troppo peso soltanto a diplomi e certificati. Ma assenza di titoli e qualificazioni non significa non saper far nulla o non conoscere nulla. Il supporto di operatori professionali è essenziale per rimettersi in gioco e capire che non è mai troppo tardi per imparare”.

Comunicare il Sociale viene distribuito gratuitamente alle associazioni di Napoli e provincia che ne hanno fatto richiesta, per un totale di oltre 3000 copie.

La rivista può essere scaricata anche a questo link