Università del volontariato: 7 anni di sfide vinte, non solo nei numeri

Viaggio nelle sei sedi italiane di queste scuole, promosse dai Centri di servizio per il volontariato insieme alle università locali: migliaia di iscritti e tanti corsi originali per formare “la nuova leadership” di chi si impegna per il bene comune 

di Francesco Bizzini

Se si cerca “Univol” su Google si ottengono due risultati. Il primo, scontato, è quello del sito web dell’Università del volontariato, il secondo, nel riquadro a destra, è la classica geo localizzazione. La mappa è quella del centro di Milano, la foto è dell’austero palazzo ottocentesco che funge da storica sede di Csv Milano (Centro di servizio per il volontariato – Città metropolitana di Milano). Nel primo caso il risultato ci aiuta, nel secondo caso ci trae un po’ in inganno.

Perché sì, il progetto nasce nel 2012 da un’idea di Csv Milano e in quel palazzo in perenne ristrutturazione ha mosso i primi importantissimi passi, ma quello che la “fretta digitale” di Google tralascia è di dirci quanto Univol, in 7 anni, abbia camminato, incontrando e contaminandosi profondamente con le mille sfide del volontariato e diffondendosi sul territorio nazionale.

Lezione nella sede di Univol Milano

Univol è un’eccellenza formativa di prim’ordine ormai a tutti gli effetti, capace di rispondere nei fatti a ciò che il professor Stefano Zamagni chiese a gran voce sulle pagine di Vdossier nel maggio 2010: “I corsi di formazione non bastano. I corsi insegnano le cose base, sono in un certo senso l’abc. Sono utili ma non sufficienti. È necessario pensare a una vera e propria scuola. Una volta i partiti, fino a circa 20 anni fa, avevano le scuole di partito. Quando le hanno chiuse si è vista la degenerazione che ha assunto la politica. Allora il volontariato deve fare le sue scuole, perché solo così viene fuori la nuova leadership.”

E il volontariato, abituato sì a sognare ma anche a essere sentinella dei bisogni concreti del territorio, eccome se ha colto la sfida lanciata da Zamagni di “aprire proprie scuole”! Ha addirittura alzato l’asticella realizzando un progetto virtuoso di rete e di servizi formativi condiviso da diversi Csv italiani e appoggiato da CSVnet.

Per testare la salute del format Univol è utile partire dall’ultima arrivata, cioè dalla sede di Salerno che ha da poco spento la prima “candelina didattica”, fin da subito applicando uno dei punti nodali del progetto Università del volontariato, cioè la collaborazione con gli atenei già presenti sul territorio. Grazie quindi a una partnership con l’università Suor Orsola Benincasa di Napoli, che ha rilasciato i crediti formativi universitari a chi ha frequentato i corsi di Univol, nel primo anno accademico il 68% dei banchi è stato occupato proprio da studenti e giovani. Sono inoltre stati riconosciuti 8 equipollenze con il tirocinio obbligatorio previsto dal percorso di laurea e 4 punti bonus ad altrettanti studenti Univol. Una partnership, quella con Unisob, riconfermata anche per il prossimo anno accademico e che vedrà protagonista la seconda edizione del percorso formativo ideato in collaborazione con il suo Dipartimento di Studi politici e sociali e l’Osservatorio politiche sociali. Un impegno che, oltretutto, dai banchi e dalle lezioni frontali, dalla teoria insomma, è passato agilmente al “mettere in pratica ciò che si è imparato” con ben 396 ore di stage erogati presso 22 organizzazioni non profit del territorio salernitano.

250 Km più a sud, non lontano dal centro di Cosenza, all’ombra del Castello Normanno Svevo, la nostra guida digitale Google ci segnala l’esistenza di una via degli Stadi che ospita, oltre la storica arena del Cosenza Calcio, la nuova Cittadella del volontariato. Proprio in quella struttura il Csv Cosenza ha deciso di realizzare la locale sede Univol, come a ribadire che tra le discipline che fanno bene alla persona, oltre lo sport c’è anche il volontariato. E se sulla maglietta del Cosenza Calcio e intorno al campo trovano spazio gli sponsor, anche Univol Cosenza ha partner che l’aiutano nella formazione di chi, quotidianamente, si mette in gioco per il territorio. C’è la partnership con l’università della Calabria, con l’ordine dei commercialisti, con Istat e diversi altri soggetti capaci di portare un solido contributo alla didattica. E i risultati sono arrivati: oltre 570 iscritti in due anni (10% dei quali “debuttanti del volontariato”) con una media di età di 35 anni. 25 docenti hanno accompagnato soprattutto lavoratori (50%) e studenti (45%) con un livello d’istruzione molto alto: la maggioranza aveva in tasca una laurea o un diploma di scuola superiore.

Laureate di Univol Cosenza

Da Cosenza per visitare la sede bolognese di Univol, invece, non serve per forza salire su di un treno o in macchina. È sufficiente cercare su Google “univol bologna story blog” e si trova lo spirito crossmediale che anima dal 2014 questo polo di formazione: negli ultimi due anni ha raccolto oltre 3.000 iscritti per un totale di 536 ore di lezione con la partecipazione di 144 docenti, sostenuti da 49 importanti partner chiamati a co-progettare e co-realizzare l’offerta didattica. Tra le partnership si può citare Compass e il Corso LM di Comunicazione pubblica e d’impresa dell’università di Bologna: un gioco di squadra che ha prodotto tre tesi di laurea e dato i natali ai percorsi di formazione sullo storytelling per il non profit e al “Laboratorio di storytelling e web marketing nel sociale”. Un laboratorio che si affianca ad altri, come “Dove i racconti hanno un volto: la biblioteca dei libri viventi”, esito di un corso di formazione, a firma Anteas e Volabo, realizzato nell’edizione 2017 della Biennale della Prossimità.

La classe 2014/2015 di Univol Bologna

Nella vicina Ferrara, la sede Univol attiva dal 2017 ha dato frutti originali e utili. Come il percorso formativo dedicato alla comunicazione non violenta, che ha visto seduti in aula per un totale di 40 ore di lezione 60 volontari, e il master per Animatori di comunità partecipato anche da studenti di Scienze dell’Educazione dell’università di Ferrara (con crediti formativi). Queste due opportunità hanno dato strumenti per mettere in cantiere una Ferrara del Bene comune sempre più co-progettata da singoli volontari, da semplici cittadini, dal mondo non profit e dalle istituzioni, tutti riuniti nella sfida di leggere sempre meglio i bisogni complessi della città, coglierne le potenzialità e le nuove sfide. E la sede estense è diventata epicentro di questo gioco di squadra “in continuo aggiornamento” con le sue 31 partnership attive, capaci di generare 435 ore di formazione e di attirare a sé più di mille iscritti non solo “già volontari”, ma anche “aspiranti” (140 dal 2017).

Spostandoci verso il nord-est, a Treviso troviamo un presidio Univol coetaneo a quello di Bologna. Il capoluogo di provincia veneto dal 2014 ospita l’Università del Volontariato legando la sua offerta didattica al prestigioso nome dell’università Ca’ Foscari, partner nel comitato scientifico per l’ideazione e il monitoraggio del progetto. La partnership nasce, in particolare, nella collaborazione specifica con il Centro Selisi-Scuola in Economia, lingue e imprenditorialità per gli scambi internazionali, che opera nel campus trevigiano. Chiacchierando nei corridoi di Volontarinsieme-CSV Treviso, trapela una grossa sfida per il prossimo anno accademico, che mette in primo piano, tra i corsi proposti, il macro-tema economia, impresa e finanza per l’innovazione sociale. E i numeri per “veleggiare” verso quell’orizzonte ci sono tutti: +131 iscritti rispetto all’anno scorso, soprattutto provenienti dal mondo del volontariato (+10%) con un incremento di 79 ore di lezione erogate.

La classe 2016/2017 di Univol Treviso

E Milano che avevamo lasciato alla prima ricerca web? Milano gioca una partita particolare essendo indubbiamente al centro d’innumerevoli stimoli e spinte che hanno scosso negli ultimi anni la città metropolitana: in particolare i cosiddetti grandi eventi e il volontariato “occasionale” che questi favoriscono. Così la sede Univol più “antica” ospita sempre di più corsisti che non appartengono, ancora, ad associazioni ma sono impegnati comunque nel volontariato civico e occasionale o si dichiarano aspiranti volontari. Centrale anche qui il gioco di squadra con gli storici poli universitari in città: tutti gli atenei milanesi collaborano ad arricchire il programma didattico, portando sapere e innovazione e promuovendo tra i loro studenti esperienze di cittadinanza attiva anche con progetti speciali firmati proprio Univol. Le aule all’ombra della madonnina hanno visto passare nell’ultimo biennio oltre 2.400 iscritti (45 corsi, 394 ore di formazione e 1.053 iscritti solo nell’ultimo anno).

Quindi come sta il progetto Univol? Di certo meglio di quanto frettolosamente Google ci vuol raccontare mostrando solo l’immagine di Piazza Castello 3 in Milano. Sta bene e aspetta di fare ciò che dal 2012 gli viene meglio: lanciare in più territori possibili, grazie ai Csv, la “sfida dello Zamagni”. Una sfida che vince indubitabilmente nei numeri, ma anche nelle ricadute positive sul bene comune delle nostre città.

 
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