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Toscana, 2 persone su 3 fanno volontariato. In 200mila pronti a cominciare

Per iniziare la maggior parte preferirebbe associazioni locali e non i “grandi” nomi nazionali e internazionali. Sono i dati della prima indagine demoscopica commissionata dal Csv regionale a Sociometrica. Gelli: “Società matura e altruista, la politica la valorizzi” 

di Alessia Ciccotti

Cosa sanno e cosa pensano i toscani del volontariato e dei volontari? Oltre il 90% della popolazione regionale lo conosce e la maggior parte, il 66%, in modo diretto, o perché ha svolto personalmente attività volontarie (15,3 %) oppure perché conosce persone che le hanno svolte (51,1 %).

Sono i principali dati con cui il Csv della Toscana ha cercato di rispondere al quesito iniziale, commissionando un’indagine demoscopica sulla popolazione regionale alla società di consulenza strategica Sociometrica.

L’indagine è stata realizzata presso un campione rappresentativo della popolazione della Toscana superiore ai 18 anni. Complessivamente sono state completate 800 interviste.

La ricerca, da cui è emerso che solo il 14% conosce il volontariato tramite i mezzi di informazione, ha inoltre stimato quanti in Toscana nel corso della loro vita hanno fatto (o fanno tuttora) attività di volontariato: si tratta di ben 450mila persone. E tra coloro che non ci hanno ancora provato, 200mila sarebbero disposte a farlo, circostanze di tempo e tipo di attività permettendo. In questo caso, ad essere preferite non sarebbero le grandi associazioni nazionali e internazionali, ma quelle locali, segno che per aprirsi al volontariato contano molto di più la prossimità e le relazioni personali.

Inoltre per il 74,2% degli intervistati le attività di welfare devono essere prevalentemente svolte dallo Stato, sebbene si consideri fondamentale l’apporto dei cittadini, delle istituzioni, delle associazioni e delle imprese della società civile.

Il rapporto racconta poi di una popolazione, nell’insieme, molto disponibile al volontariato, con un totale di risposte positive del 96,5%, al di sopra della media nazionale del Rapporto Censis 2019 (64,1%). Nello specifico il 33,6% degli intervistati si è dichiarato totalmente disponibile a svolgere attività di volontariato, il 49% a svolgerlo in modo occasionale e il 13,9% nel caso di eventi eccezionali.

Anche l’atteggiamento generale verso il bisogno è risultato positivo per il 98,5% delle persone e si suddivide tra chi sostiene che si debba sempre aiutare (64,8%), chi sostiene che si debbano scegliere bene i destinatari (30,8%), aiutare solo chi si conosce (2,9%). Le persone anziane, malate e con disabilità sarebbero inoltre quelle a cui più di altre andrebbero rivolte azioni di volontariato

Il 74% della popolazione intervistata lo ritiene come un fatto positivo e fondamentale per la società. Per il 74,8% delle persone i volontari “fanno del bene agli altri e sono da ammirare”. Il 48,9% dei toscani sostiene la stessa cosa anche per quanto riguarda le organizzazioni non governative.

Altro dato rilevante è che la classe d’età più favorevole al volontariato è quello più impegnata sul lavoro, vale a dire le persone di età compresa tra i 30 e i 54 anni.

“I dati che emergono ci parlano di una società matura ed altruista, che pratica solidarietà e rispetta e apprezza chi si dedica agli altri, all’ambiente ed ai beni comuni in genere. – Ha dichiarato il presidente del Csv Federico Gelli – È una popolazione che ritiene giusto che i cittadini facciano la loro parte, insieme alle istituzioni pubbliche, per migliorare la qualità della vita di tutti, in primis delle persone più deboli. Ci piace pensare – ha detto Gelli – che questo ritratto indurrà ancora di più la classe politica presente e futura ad avere cura del tessuto sociale di questa regione, la cui popolazione sembra conservare un dna altruistico e disponibile, tanto difficile a ricostruire quando viene a mancare”.

“Emerge con grande chiarezza - aggiunge Antonio Preiti, direttore di Sociometrica – lo spaccato di una società con un altissimo senso civico che non delega il bene sociale allo Stato, ma se ne fa protagonista anche in prima persona. C’è grande attenzione oltre che ai servizi destinati alle persone, anche a quelli relativi alla cultura e alla qualità della vita collettiva”.

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Novembre 2020
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