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Festa dell’Europa, il volontariato chiede un “cambio di marcia”

9 maggio, il Centro europeo del volontariato chiede alla politica di riconoscere e rendere stabili le attività svolte durante l’emergenza Coronavirus. Tendenze comuni per le associazioni in tutto il continente, tra cui la difficoltà di rispondere alle tante persone disposte a dare il loro contributo 

di Nicolò Triacca

In questi mesi di emergenza, in Italia come nel resto d’Europa, le organizzazioni di volontariato non hanno smesso di interrogarsi su come organizzare le proprie attività alla luce della pandemia in corso. A livello istituzionale invece il volontariato non è ancora stato tematizzato in maniera strutturata, se si fa eccezione per qualche sporadica citazione nei discorsi ufficiali e all’attenzione per i programmi come Erasmus+ e Corpo europeo di solidarietà. Per questo il board di Centro europeo del volontariato (Cev) ha diffuso oggi - vigilia della Festa dell’Europa - un comunicato in cui chiede “un cambio di marcia” per il settore. Il testo incita le istituzioni e i policy makers a riconoscere il lavoro fatto fino ad ora dai milioni di volontari europei e a prendere delle misure concrete per favorire un sistema che si basi sull’entusiasmo, sulla creatività e sull’impegno dei cittadini, ma entro un quadro istituzionale forte. Tra i punti considerati dal Cev, due fanno diretto riferimento all’emergenza Coronavirus: le iniziative nate spontaneamente durante la crisi hanno bisogno di essere stabilizzate e supportate in modo che possano dare un concreto aiuto anche nelle prossime fasi; da un lato sarà cruciale investire nel reclutamento e nella formazione di nuovi volontari in una logica di servizio duratura e sostenibile, dall’altro è importante trovare nuovi metodi e risorse per permettere ai volontari a rischio, come anziani e malati, di poter continuare a fornire il loro contributo.

Le richieste del Cev sono l’esito di settimane di incontri online nei quali i rappresentanti del volontariato europeo - tra cui anche CSVnet e altri Csv soci di Cev, come quelli di Padova, Sardegna e Lombardia - hanno monitorato l’andamento della crisi e le risposte messe in atto sui territori, alcune delle quali sono state raccolte in una pubblicazione. Si è inoltre parlato della ridefinizione del programma del Corpo Europeo di Solidarietà e delle conseguenze per enti e partecipanti, ed è stata ascoltata la lezione dell’ex presidente di Cev Cristina Rigman sul cambiamento della leadership nel volontariato nei momenti di crisi.

Dai confronti è emersa una serie di tendenze che si possono riscontrare in maniera simile nei diversi paesi europei. Senza dubbio il volontariato ha giocato ovunque un ruolo chiave nel rispondere all’emergenza. È presto per avere i numeri e fare un’analisi: dalle prime ricognizioni emergono tre fenomeni importanti: la riconversione dell’attività di molte associazioni per poter continuare a operare in sicurezza, la nascita di molte iniziative spontanee che, a partire dalla cittadinanza, si sono autorganizzate per rispondere ai bisogni immediati (raccolte di cibo, supporto emotivo, distribuzione di beni ecc.), un incremento significativo delle persone che si sono messe a disposizione per fare volontariato. Purtroppo, a fronte di tanta voglia di aiutare, spesso non ci sono state le condizioni per garantire a tutti un ruolo, e questo pone un’importante questione su come mantenere coinvolte le persone in attesa di dare un contributo, evitando così che escano sfiduciate dal loro primo incontro con il volontariato. Un tema che non potrà non essere considerato nella definizione delle nuove politiche e della programmazione 2021-2027.

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