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Messina, il volontariato ha saputo reinventarsi

Al sondaggio proposto dal Csv ha risposto un terzo delle organizzazioni non profit della provincia: tre quarti di esse hanno messo in campo attività in risposta all’emergenza Coronavirus. Solitudine, impoverimento, difficoltà nella gestione domestica e finanziaria i bisogni più rilevati 

di Alessia CIccotti

I volontari del messinese sono stati capaci di adattarsi e rispondere velocemente alle nuove circostanze: di fronte all’emergenza non si sono fermati e, anzi, si sono reinventati. Il quadro è stato delineato dal Csv di Messina che nelle ultime settimane ha condotto un sondaggio attraverso un questionario online basato su quello proposto da CSVnet alla rete dei centri di servizio. Vi hanno risposto 92 organizzazioni del terzo settore, pari a circa un terzo di quelle presenti sul territorio. Il 75% di esse ha messo in campo attività specifiche in risposta all’emergenza Coronavirus. Raggiungono l’80% le associazioni che, nonostante le difficoltà, sono riuscite a proseguire le proprie attività in parte o completamente. Tutti i casi di interruzione sono stati determinati dai divieti e dagli obblighi derivanti dai provvedimenti normativi per il contenimento del virus.

Lo scenario generale ricalca quello già descritto per i Csv dell’Emilia Romagna, quelli di Foggia e di Brindisi-Lecce. Tra le attività svolte più di frequente, infatti, anche qui compaiono il supporto psicologico, l’ascolto e la compagnia, la distribuzione di beni di prima necessità, l’aiuto per accedere ai servizi sanitari. Ugualmente, a fruire maggiormente di questi servizi sono anziani, disabili, minori e cittadini adulti in quarantena o persone sole. La solitudine, l’impoverimento, la difficoltà nella gestione domestica e finanziaria, l’aumento o l’insorgenza di casi di depressione, sono tra i principali problemi che i volontari hanno riscontrato nel loro supporto alla popolazione.

La maggior parte delle associazioni ha operato in collaborazione con altri soggetti, prevalentemente i Comuni e associazioni non profit. Si sono avute collaborazioni anche con la Protezione civile, la Caritas e le parrocchie, l’Azienda sanitaria provinciale e le scuole, con lo stesso Csv e, a seguire, con reti territoriali e altri volontari.

Non si differenziano dalle situazioni delineate dagli altri Csv nemmeno gli ostacoli incontrati dalle associazioni nello svolgere i propri servizi, primo fra tutti la mancanza o l’insufficienza dei dispositivi di sicurezza, ma anche la carenza o l’insufficienza di risorse economiche per coprire nuove spese. A seguire vengono denunciate difficoltà nella comunicazione, incertezza o poca chiarezza delle normative sull’emergenza, carenza o mancanza di beni di prima necessità o di sedi.

Nonostante la contrazione del numero di volontari da poter impiegare, causata soprattutto dal fatto che la maggior parte di loro sono persone anziane e quindi più a rischio, dal sondaggio emerge che quasi il 35% degli Ets ha operato con più di dieci volontari. Inoltre, poco meno della metà, il 45,2%, ha impiegato nuovi volontari (da 1 a 7, a seconda delle associazioni).

“Gli Ets del messinese hanno sfruttato l’emergenza come una opportunità di crescita e di sviluppo del loro impegno, – afferma il presidente del Csv Santi Mondello. – Allo stesso tempo hanno dimostrato la propria capacità di risposta a bisogni emergenti, uno dei valori più rilevanti tra i tanti messi in campo quotidianamente dagli enti”.

Molte anche le specifiche richieste di supporto giunte al Csv, che ha deciso di impegnarsi “in alcune azioni prioritarie, – dice il direttore, Rosario Ceraolo. – Per un verso rafforzare la promozione sociale al fine di aumentare la platea dei volontari, per un altro aumentare le competenze digitali e la capacità di programmazione delle associazioni e di fornire sistematiche azioni di formazione sui temi della sicurezza e della comunicazione, della cui centralità oggi c’è massima coscienza”. 

A questo link il report completo.

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