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Marlene e Kleber: dal Sud America al “volontariato per caso” con gli anziani

Volontari inattesi/9. Peruviana lei (64 anni), ecuadoriano lui (63), entrambi impegnati in una Rsa nel quartiere Corvetto di Milano con la Comunità di S. Egidio. In Italia da poco più di un decennio, hanno così potuto integrarsi e riscoprire il senso di appartenenza e di “famiglia” 

di Clara Capponi

Per Marlene e Kleber imparare l’italiano ha significato trovare una famiglia e sentirsi così integrati da avere voglia di mettersi a disposizione per gli altri. Le loro storie sono fra quelle raccontate da oltre 100 volontari per “Volontari inattesi” la prima indagine nazionale sull’“impegno sociale delle persone di origine immigrata", promossa da CSVnet e curata dal Centro studi Medì.

Marlene (vero nome Marleny, 64 anni) Vargas Moscoso e Kleber Fernando Mejia hanno diverse cose in comune: entrambi originari dell’America Latina - Kleber (63 anni) è dell’Ecuador, Marlene viene dal Perù - sono in Italia da più di 10 anni. L’incontro con il volontariato è stato casuale, entrambi hanno colto l’opportunità di seguire un corso d’italiano gratuito organizzato a Milano nell’ambito di Genti di Pace, progetto gestito dalla Comunità di Sant’Egidio per favorire l’integrazione culturale delle persone straniere.

Marlene insieme a Tina e Ginetta, due ospiti della casa di riposo decedute a causa del Coronavirus

Per Kleber l’impegno nel volontariato è arrivato tardi, dopo 12 anni dall’arrivo in Italia e una vita piuttosto piena - è impiegato full time in un’azienda di giocattoli come magazziniere e spesso lavora anche il sabato. Ma non ha dubbi nel considerare l’attività di volontariato che svolge da circa 3 anni nell’istituto Virginio Ferrari nel quartiere Corvetto - tra le Rsa più colpite dal Coronavirus - come “una delle cose più belle che ho fatto nella mia vita da quando sono in Italia (…) perché stare in contatto con gli anziani e con la necessità delle persone che vivono qua ti arricchisce”.

Del resto il desiderio di essere a contatto con le persone più fragili e bisognose l’ha portato con sé dall’Ecuador. È laureato in agraria – come Marlene, altro elemento che li accomuna – e offriva il suo aiuto agli altri: “non mi occupavo di anziani ma delle persone in stato di bisogno, il volontariato in qualche modo è parte di me”.

I volontari del centro offrono sostanzialmente compagnia agli anziani ospiti e piccoli aiuti “la cosa più importante è che abbiamo creato delle amicizie” - dice Kleber - “per noi gli anziani sono amici, amici particolari, se vuoi. Ci trasmettiamo affetto reciproco ed è una cosa bellissima perché così ci si sente pieni”.

Kleber

A causa dell’epidemia, Kleber, Marlene e gli altri volontari hanno dovuto interrompere le loro attività ma con entusiasmo e creatività hanno trovato un modo per restare vicino agli ospiti dell’istituto: “Purtroppo per ora non possiamo tornare a far loro visita – spiega Kleber - ma ci teniamo in contatto con lettere e telefonate”.

Per Kleber prendersi cura di loro significa soprattutto tenere vivo il legame con la famiglia e la propria terra “nel loro volto vedo quello di mio padre e di mia madre che ho perso 5 anni fa. E ogni volta che aiuto un anziano qui, penso che qualcuno dall’altra parte del mondo, nel mio paese, si sta prendendo cura di uno dei miei anziani. È uno scambio, poi magari non è vero, ma nella mia testa la vedo così”.

Anche per Marlene il volontariato è legato alla parola “famiglia”, ma anche a “emancipazione”. Quando è arrivata a Milano, dieci anni fa con i due figli, era in difficoltà perché il marito che già viveva in Italia, all’epoca non lavorava. Senza conoscere la lingua e in cerca di un occupazione si è avvicinata alla parrocchia ed è qui che ha scoperto il corso di italiano gratuito per stranieri della S. Egidio.

Dalla scuola di italiano all’impegno nell’istituto per gli anziani il passo è stato breve. Come Kleber anche lei si era data da fare nel suo villaggio in Perù per aiutare gli altri: “abitavo in alta montagna, in una comunità di contadini e lì ho contribuito ad avviare una fondazione per supportarli nelle loro attività - racconta Marlene - ci aiutavamo sempre (…) per qualsiasi cosa”. “Le persone che ho incontrato in Sant’Egidio sono diventate amiche, mi chiedevano come stavo e mi hanno aiutata. L’idea di fare volontariato con gli anziani, far loro compagnia, anche nelle gite fuori porta, era un’idea che mi piaceva. Ho trovato una famiglia, perché io penso che “famiglia” significa aiutarsi l’un l’altro. Così piano piano sono riuscita a sistemarmi, ho trovato un lavoro e sono migliorata nell’italiano. Quando vengo a fare volontariato mi sento libera”.

A spingere Marlene verso il volontariato con gli anziani, di cui si occupa da circa 9 anni, è stato anche il suo lavoro “nel mio paese facevo tutt’altro mentre qui, dopo un percorso di formazione specifico, ho iniziato a lavorare come assistente domiciliare”.

L’emergenza sanitaria ha avuto per lei conseguenze terribili anche dal punto di vista emotivo: Tina (83 anni) e Ginetta Angelini (82), due sorelle ospiti della casa di riposo Virginio Ferrari con cui aveva instaurato un’intensa amicizia sono decedute a causa del Coronavirus a pochi giorni di distanza l’una dall’altra (20 e 23 marzo) “per me erano due care amiche, sono ancora molto triste”.

Per entrambi il fatto di essere stranieri non ha avuto effetti negativi. “Essere straniero può fare un po’ paura - spiega Kleber - ma tutte le persone che non si conoscono possono provocare in qualche modo la stessa reazione”. Certo, per una persona straniera può essere difficile capire come fare volontariato, a chi rivolgersi, perché di base c’è una certa diffidenza: “Abbiamo un po’ paura di muoverci, paura che qualcuno possa fraintendere il nostro coinvolgimento. In Sant’Egidio mi sono sentito da subito il benvenuto, e mi hanno dato la possibilità di impegnarmi liberamente senza vincoli o costrizioni di tempi o orari”. Per Marlene il volontariato è stato invece un valido aiuto per fidarsi un po’ di più delle persone estranee e degli italiani “sono molto riservata, discreta. Fare volontariato mi ha aiutata ad avere più coraggio e fiducia negli altri”.

(Interviste integrali realizzate da Maurizio Artero. Redazione di Clara Capponi)

La ricerca Volontari inattesi - L’impegno sociale delle persone di origine immigrata, a cura di Maurizio Ambrosini e Deborah Erminio (Edizioni Erickson, pagg. 352), viene presentata on line il 22 giugno 2020. Leggi tutti gli aggiornamenti nel focus di CSVnet.

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