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Settima sede per l’università del volontariato: Modena apre il 30 settembre

Con la nascita del Csv Terre Estensi, l’esperienza già presente a Ferrara si allarga a un nuovo ateneo. Inaugurazione con un evento sulle politiche contro la povertà, docente Cristiano Gori 

di Laura Solieri

L’Università del Volontariato arriva anche a Modena dove il 30 settembre alle 17 presso la Sala di rappresentanza del Comune (e in diretta streaming) si terrà l’inaugurazione all’interno dell’appuntamento “Le sfide nelle politiche sociali dell’Italia nel post Covid-19” con Cristiano Gori, docente di Politica sociale presso il Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell’Università di Trento. Obiettivo dell’incontro è fornire una panoramica sulle politiche sociali in contrasto alla povertà, partendo dai gravi cambiamenti che ha apportato la pandemia per individuare le principali sfide in campo, con particolare attenzione al terzo settore.

 

Romeo farinella
Romeo Farinella, docente dell'Università di Ferrara

 

La fusione tra alcuni centri di servizio per il volontariato prevista dalla riforma del terzo settore, che dai territori di Modena e Ferrara ha visto nascere il Csv Terre Estensi, ha contribuito in maniera determinante alla nascita anche nel modenese di Univol, già presente in sei città italiane, promossa e coordinata dai rispettivi Csv locali. Per il territorio ferrarese si tratta di un percorso già avviato (quest’anno alla quarta edizione) che ha dato risultati molto significativi, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Ora, grazie alla fusione, questa buona pratica viene “portata in dote” anche al territorio modenese con l’obiettivo di rafforzarla e qualificarla ulteriormente nella collaborazione tra i due territori.

«Per l’università è fondamentale partecipare a progetti come questo e attivare rapporti di collaborazione nei territori in cui si inserisce – commenta il professore Romeo Farinella, docente di Urbanistica e direttore del Centro di Ateneo per la Cooperazione allo sviluppo internazionale dell’Università di Ferrara che dalla sua prima edizione collabora con l’Università del Volontariato – Questo permette di sviluppare punti di contatto tra esperienze locali e globali, patrimonio di tutti, in cui il mondo associativo, che partecipa in primis alle vicende di un territorio, si rivela un interlocutore fondamentale per condividere progettualità e conoscenza».

Nei prossimi mesi, al volontariato e al terzo Settore in generale, verrà richiesto uno sforzo enorme per far fronte ai drammatici problemi sociali che la pandemia ha provocato. Tutti gli indicatori economici e sociali ci confermano che crisi economica, disoccupazione e povertà, probabilmente con dimensioni sconosciute dal dopoguerra ad oggi, saranno emergenze con cui il nostro Paese dovrà fare ulteriormente i conti. «Il valore aggiunto che negli anni si è creato è dato dal maggiore coinvolgimento del mondo dell’università ma anche dalla maggiore tessitura di relazioni con partner a vari livelli, dalle organizzazioni di terzo settore alle società profit che hanno fatto donazioni in termini di competenza e quindi responsabilità sociale d’impresa - spiega Anna Zonari, coordinatrice di Univol per il Csv Terre Estensi – Parole chiave come cambiamento, adattamento, dinamicità, agorà descrivono questo percorso, questo spazio in cui stare insieme e stringere delle riflessioni di concetto e strategia per fare fronte alle sfide presenti e future, attraverso diversi modi di interpretare l’innovazione sociale».

Anna Zonari
Anna Zonari, coordinatrice di Univol per il Csv Terre Estensi

Il volontariato sarà in prima linea ma lo dovrà fare con una nuova consapevolezza, con la capacità di produrre innovazione sociale e una nuova cultura della cittadinanza attiva e della solidarietà.

«L’associazionismo è molto utile perché prevede un coinvolgimento diretto dei cittadini che prendono coscienza di un problema e si impegnano per affrontarlo, diventando un veicolo importante di conoscenze – conclude Farinella – Il tema dei cambiamenti climatici è strutturale e deve essere al centro di un programma sociale come quello dell’Univol, accanto ai temi della mobilità, dei sani stili di vita ecc. In un paese come il nostro, dove rispetto all’inquadramento dei problemi sociali c’è spesso un’informazione forviante, bisogna rafforzare i sistemi comunicativi e iniziative come queste possono aiutare. I buoni comportamenti, il senso civico, la civiltà dello stare insieme, il rapporto con gli altri nello spazio collettivo si possono trasmettere unendo le forze: i governi con le loro azioni, l’università con le sue ricerche, il volontariato con l’esperienza umana».

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