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Istat: nel non profit crescono più le associazioni che i dipendenti

L’aggiornamento al 2018: le “istituzioni” sfiorano quota 360 mila (+2,6%), in particolare grazie al Sud. I lavoratori retribuiti superano le 853 mila unità, ma riducendo l’incremento all’1% dopo anni di crescita ben più sostenuta 

La crescita del non profit in Italia continua al ritmo regolare di circa il 2 per cento annuo (grazie soprattutto al Sud). Ma per la prima volta si riduce in modo sensibile l’incremento dei dipendenti: appena l’1 per cento rispetto all’ultima annualità disponibile. È quanto emerge dall’aggiornamento al 2018 del Censimento permanente delle istituzioni non profit presentato in anteprima dall’Istat alla ventesima edizione delle Giornate di Bertinoro, in corso fino a domani nel borgo romagnolo.

Al 31 dicembre del 2018 operavano nel paese 359.574 organizzazioni, con una crescita di poco superiore alle 9 mila unità rispetto al 2017, pari a un +2,59 per cento. Un assestamento sostanziale dopo anni di tumultuosa espansione: si pensi che dal censimento del 2001 a questo, relativo a 17 anni più tardi, si è registrato un +52,8 per cento complessivo.

I dipendenti delle istituzioni non profit aumentano da 844.775 a 853.476, pari a un +1 per cento: il confronto tra il 2017 e il 2016 parlava di un +3,9 per cento; quello tra il 2016 e il 2015 di un +3 per cento.

Principali forme organizzative delle istituzioni non profit per classe di dipendenti

A livello di organizzazioni, come accennato, l’incremento è stato più marcato al Sud (+4,1 per cento) e nelle isole (+4,5 per cento), in particolare in Sardegna (8,9 per cento), Puglia (7,8 per cento), Calabria (6,8 per cento) e Basilicata (3,8 per cento), anche se ciò non modifica molto la distribuzione territoriale che permane concentrata al Nord con oltre il 50 per cento delle istituzioni attive a fronte del 27,1 per cento nell'Italia meridionale e insulare.

Quanto alla crescita di dipendenti, nel biennio 2017-2018, i dati più rilevanti riguardano il Nord-est (+2,6 per cento) e il Sud (+1,4 per cento) mentre sono in flessione le isole (-1,2 per cento). Tra le regioni maggiormente interessate dall’incremento dei dipendenti il Friuli Venezia giulia (+4,2 per cento), l’Emilia-Romagna (+3,8 per cento) e la Campania (+3,2 per cento). Sono invece su valori negativi Calabria (-2,8 per cento), Basilicata (-2,8 per cento), Sicilia (-2,1 per cento).

Altri elementi di interesse emergono dall’analisi dei settori di attività delle istituzioni non profit: il settore “Cultura, sport e ricreazione” continua a raggruppare quasi i due terzi della platea (64,4 per cento, praticamente come nel 2017) con oltre 231 mila organizzazioni, ma registra un calo dell’11,3 per cento dei dipendenti.

Istituzioni non profit e dipendenti per settore di attività prevalente

Va detto però che questo settore manifestava già un rapporto molto squilibrato tra numerosità dei soggetti e quello dei lavoratori (appena il 6,2 per cento del totale), i quali restano invece concentrati nelle aree “Assistenza sociale e protezione civile” (319 mila, 37,3 per cento con un aumento di 2,6 punti), “Sanità” (186 mila, 21,8 per cento, +1), “Istruzione e ricerca” (127 mila, 15 per cento, +1,6) e “Sviluppo economico e coesione sociale” (102 mila, 12 per cento, +3,3).

Il rapporto dell’Istat incrocia poi il settore di attività con quattro forme organizzative. Le organizzazioni di volontariato e le onlus sono in massima parte concentrate nei settori dell’assistenza sociale-protezione civile e della sanità: le prime nel 65,4 per cento dei casi, le seconde nel 48,8 (le onlus registrano anche un 17,1 per cento nel settore delle cooperazione e solidarietà internazionale). Le associazioni di promozione sociale sono invece concentrate per l’82,7 per cento nel settore Cultura, sport e ricreazione; mentre le imprese sociali (cooperative per la quasi totalità) si dividono tra assistenza sociale e sviluppo economico, settori in cui si impegna il 77,5 per cento del totale.

Le imprese sociali, inoltre, evidenziano la più alta percentuale di dipendenti tra i propri addetti: l’80,8 per cento. Dall’altro lato, solo il 10,3 per cento delle organizzazioni di volontariato ha dei dipendenti, ma in quattro casi su cinque il loro numero è compreso tra 1 e 9.

Il rapporto riporta infine un’analisi dei benefici del 5 per mille, a cui nel 2018 erano iscritte 60.425 istituzioni non profit (16,8 per cento del totale). Ne emerge che la scelta operata dai contribuenti al momento della dichiarazione dei redditi ha premiato maggiormente le realtà impegnate nei settori dell’assistenza sociale e protezione civile (25 per cento), dell’istruzione e ricerca (23,2 per cento), della sanità (15,6 per cento) e della cooperazione e solidarietà internazionale (12,3 per cento). Il settore della cultura, sport e ricreazione, sebbene raccolga oltre il 40 per cento delle istituzioni non profit destinatarie del cinque per mille ha ricevuto il 12 per cento delle preferenze.

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