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Vaccino ai volontari, si muove anche il terzo settore siciliano

Dopo gli appelli da tutta Italia, la protesta arriva nell’isola con la lettera dei Csv e del Forum locale. Intanto in Veneto arrivano i primi risultati positivi 

di Clara Capponi

Sono pronti a mettersi a disposizione per sostenere le persone più fragili - soprattutto gli anziani - in tutte le fasi del “piano vaccini”, ma devono essere messi in condizione di operare in sicurezza.

Si può riassumere così l’appello per la tutela dei volontari impegnati nell’emergenza sanitaria che i centri di servizio per il volontariato siciliani (Csv di Catania, Messina e Palermo) e il Forum terzo settore locale, hanno rivolto all’assessore e alla dirigente regionale alla Salute.

Come si legge nella lettera la richiesta, che va ad aggiungersi alle altre  sostenute da Csv ed enti di terzo settore in tutta Italia, è quella di includere i volontari “fra le persone da vaccinare prioritariamente per il supporto che danno alle categorie più fragili della popolazione”. Un aiuto che non è mai venuto meno durante le fasi più acute della pandemia e che si rinnova anche in questa fase della vaccinazione alla popolazione, sia “con l’aiuto concreto agli anziani soli e in difficoltà che non riescono a fare la prenotazione in autonomia, sia per accompagnare gli over 80 in auto presso le strutture preposte alla vaccinazione anti Covid-19”.

Intanto le mobilitazioni avviate in altre regioni iniziano da avere risultati concreti come nel caso del Csv Belluno Treviso. Dopo una campagna di sensibilizzazione lanciata i primi di gennaio, agli inizi di febbraio il neo Centro di servizio aveva chiesto agli enti di terzo settore locali di segnalare i nominativi dei volontari “effettivamente operativi in questo periodo ed in stretto contatto con le persone delle fasce considerate a rischio” con l’intento di comunicarli all’Azienda sanitaria per procedere con la vaccinazione dei volontari.

A seguito della richiesta il Csv segnala di aver raccolto i nominativi di 450 volontari per la provincia di Belluno e oltre 1500 per la provincia di Treviso. 

Ma se per il territorio bellunese l’ULSS 1 Dolomiti ha accolto le nostre istanze - spiega il presidente del Csv Alberto Franceschini, nella provincia di Treviso siamo ancora molto distanti dall’obiettivo, con l’ULSS 2 Marca Trevigiana che si è resa per il momento disponibile solo ad effettuare i tamponi. Continueremo perciò ad appellarci agli enti e alle istituzioni fino a che non sarà garantita pari dignità ai volontari delle province di Belluno e Treviso.

 
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