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Vaccini, dal Piemonte l’appello per 40mila volontari

I Csv regionali chiedono un urgente “programma di vaccinazione” specifico per tutti coloro che sono impegnati, insieme alle associazioni, nel fornire assistenza e supporto nell’emergenza sanitaria. La vaccinazione sarebbe anche un’opportunità per organizzare un intervento organico sul territorio 

di Clara Capponi

Non basta più considerare i volontari “a rischio” come gli operatori di protezione civile, del trasporto sanitario e delle altre categorie già coinvolte nel piano vaccinale del Governo, a questo punto occorre un “urgente programma di vaccinazione dedicato” per i 40mila volontari attivi in Piemonte.

Dopo l’appello della scorsa settimana del Csv di Torino questa volta a muoversi sono tutti i Centri di servizio per il volontariato della regione –Csv Novara Vco, Csv Biella Vercelli, Csv Asti Alessandria e Csv Cuneo- che attraverso il loro coordinamento, hanno sottoposto la richiesta con una lettera ufficiale all’assessore alla sanità del Piemonte Luigi Genesio Icardi.

L’esigenza, dicono i Csv, nasce dalle tante richieste ricevute dalle stesse associazioni del territorio, per dare la giusta attenzione agli oltre 40mila volontari e 2mila organizzazioni attive nella regione sul piano sanitario e socio-assistenziale. Un patrimonio di persone che – sottolineano i Csv – oltre a ripensare il loro impegno durante la pandemia, “hanno anche scelto di non considerare il rischio di contagio, per quanto fosse tutt’altro che trascurabile” visto il continuo contatto con le persone spesso appartenenti alle categorie più a rischio.

Una campagna di vaccinazione specifica per i volontari rappresenta un’ulteriore opportunità visto che i volontari, sottolineano i centri di servizio, potrebbero essere coinvolti anche nella gestione delle successive fasi della pandemia, a iniziare dal coinvolgimento negli hotspot di vaccinazione.

“L’attivazione di una campagna a livello regionale – dicono- permetterebbe infine di organizzare un intervento organico e omogeneo sul territorio, superando eventuali iniziative locali, di cui alcune già attuate e poi magari subito interrotte”.

La questione sollevata in Piemonte è solo l’ultima in ordine di tempo di un ampio dibattito animato dai i Csv in diverse regioni.

Alle richieste sollevate dai Csv in Veneto, Campania, Puglia, Molise, si è aggiunta poi la protesta dei Csv siciliani.

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