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Gli empori solidali dell’Emilia-Romagna hanno retto alla prova del Covid

La rete dei market dove chi è in difficoltà economica può fare la spesa gratis ha saputo riorganizzarsi in base ai bisogni emergenti e alla crescita costante delle famiglie da servire. Con pratiche innovative e un uso intelligente del digitale 

di Francesca Gallini

Chi versava già da tempo in condizioni di disagio economico, chi lavorava nel settore alberghiero, nei ristoranti, in esercizi commerciali, spesso con contratti a termine, e si è trovato all’improvviso senza lavoro. A fine 2020 erano 5.000 le famiglie che si sono rivolte agli oltre 22 empori solidali della rete emiliano-romagnola (sui 26 operanti nella regione), e nel 2021 questo numero sta mantenendo un incremento costante, segno drammatico della crisi scatenata dalla pandemia anche in Emilia Romagna.

Eppure nelle crisi si trovano spesso anche le soluzioni che possono portare a risultati inaspettati. È proprio questo che è successo agli empori solidali emiliano romagnoli che, dopo il primo lockdown, hanno colto la sfida per reinventarsi e accogliere ancora di più. Testimoni di una resilienza creativa che, già a fine marzo 2020, nei momenti più bui della pandemia, li ha mossi tutti a riorganizzarsi di fronte ai nuovi bisogni dell’emergenza sociale. Ed è così che, mettendo al centro accoglienza e relazione, i market benefici hanno potuto rispondere prontamente all’emergenza in atto. Nel concreto, pur contingentando gli ingressi per combattere il contagio, hanno tenuto le porte aperte e hanno così garantito ai beneficiari la possibilità di venire a fare la spesa e, soprattutto, di scambiare parole di vicinanza e sguardi che parlano ancora di più. Nella maggior parte dei casi è stata appunto prediletta questa modalità di aiuto, che unisce sostegno economico ed emotivo, assicurando la spesa a domicilio per chi non poteva spostarsi da casa.

Nello stesso tempo molti empori hanno colto anche la sfida digitale per comunicare di più le loro realtà e lanciare raccolte fondi. Si tratta di iniziative che hanno raccolto una forte risposta solidale dalle comunità in termini di donazioni, ma anche di riconoscimento del valore del terzo settore, innescando dinamiche virtuose che hanno consentito di allargare l’aiuto ai nuovi beneficiari danneggiati dal covid. La sfida solidale degli empori è stata portata avanti in questi mesi da circa un migliaio di volontarie e volontari nel territorio regionale, tra cui molti giovani che si sono subito resi disponibili, spesso con una dinamica di scambio tra associazioni, dopo che a marzo 2020 la pandemia aveva costretto a casa tutti gli over 65, fino a quel momento zoccolo duro del volontariato attivo negli empori.

“I dati raccolti a fine 2020 ci parlavano già di una situazione poco rosea, con circa il 40% delle famiglie in più che si sono rivolte ai nostri empori solidali rispetto ai mesi precedenti la pandemia, - dice Angela Artusi, referente della Rete Empori Solidali Emilia-Romagna. - Ma da subito tutti hanno dato prova di flessibilità e di forte motivazione e hanno aperto a molte persone che, per la prima volta, avevano dovuto ricorrere a un aiuto alimentare. A conferma del bisogno emergente un’altra novità è poi stata la grande partecipazione da tutto il territorio al bando regionale a sostegno di associazioni e realtà che distribuiscono beni di prima necessità. In prospettiva ciò che ora preoccupa sono i veri effetti di questa emergenza, che si vedranno a partire dallo sblocco dei licenziamenti e che fanno temere un aggravamento delle fragilità sociali”.

Nati come strumenti innovativi di contrasto alle povertà, molti dei quali avviati nei territori provinciali dai Csv in collaborazione con istituzioni, terzo settore e aziende del territorio, durante l’emergenza covid gli empori hanno investito le loro energie in diverse buone pratiche innovative, tra cui le campagne di crowdfunding dell’emporio Il Melograno di Sassuolo e dell’emporio solidale Cervia, che sono andate ben oltre le aspettative e hanno favorito la nascita di nuove collaborazioni con il territorio. Mentre l’emporio solidale Il Mantello Ferrara ha dato vita al progetto “Emergenza Corona”, che ha permesso di coniugare sostegno economico ed emotivo a beneficio di oltre 250 nuclei famigliari in più rispetto alle famiglie che erano già in carico tramite bando.

La pandemia è stata ed è una gran brutta storia, ma è anche una gran bella storia se pensiamo che gli empori solidali si sono potuti aprire grazie soprattutto alla forte risposta delle comunità, cittadini, aziende, negozi che hanno donato beni alimentari ed eccedenze, tra cui purtroppo anche quelle di tanti negozi e ristoranti che hanno dovuto chiudere. Un grande grazie va a tutti questi donatori.

Leggi il primo Rapporto Caritas Italiana-CSVnet sugli empori solidali in Italia.

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