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Volontari digitali cercasi: una risposta alle sfide della pandemia

Il Csv Emilia lancia un corso per “digital coach” in grado di supportare le associazioni nella digitalizzazione, un’esigenza emersa fortemente durante l’emergenza. Un modo per avvicinare anche i giovani alla solidarietà e favorire lo scambio e il ricambio generazionale 

di Alessia Ciccotti

È solo un corso di formazione ma dice molto di più. Quello lanciato in questi giorni dal Csv Emilia, punta a trovare e formare dei veri digital coach, vale a dire persone in grado di supportare associazioni e volontari che non sono in grado di digitalizzare le proprie attività in maniera autonoma.

I nuovi volontari, la cui formazione sarà orientata soprattutto alla conoscenza del mondo del volontariato e dell’associazionismo, verranno messi in contatto con quanti hanno richiesto questo tipo di supporto, insegnandogli a creare e gestire riunioni a distanza, aprire un’identità digitale, creare la firma elettronica o aprire una casella di posta certificata.

Il percorso formativo, della durata di 6 ore e in partenza il 21 aprile, è strettamente connesso alle trasformazioni innescate dalla pandemia da Coronavirus, che hanno investito anche il mondo del volontariato. L’iniziativa risponde da un lato ai nuovi bisogni delle associazioni, dall’altro ad un’inedita volontà di impegno da parte di persone, soprattutto giovani, in attività solidali. È una risposta a quell’”onda emotiva”, così era stata definita nel report di CSVnet “Il volontariato e la pandemia”, che durante la prima fase della crisi sanitaria ha mostrato la sua disponibilità a fare volontariato, un modo per attivare e non disperdere questa nuova linfa.

In base alle rilevazioni condotte dallo stesso Csv sul finire del 2020, inoltre, la maggior parte degli enti di terzo settore presenti sul territorio di Parma, Piacenza e Reggio Emilia, ritengono ormai “importante” (31%) o “molto importante” (19%), se non “importantissimo” (11%) ricevere supporto tecnico per l’utilizzo di specifiche piattaforme informatiche. Dai dati è emerso poi che anche l’organizzazione di momenti formativi per l’utilizzo di strumenti digitali nel lavoro sociale, di cura e prossimità è oggi “importante” (per il 35%), “molto importante” (per il 17%) e “importantissimo” (per il 9%).

La pandemia ha provocato inoltre un cambiamento notevole nel profilo personale degli aspiranti volontari, oggi più giovani e istruiti. Dai dati del Centro di servizio risulta infatti scesa la loro età media (passata da 37 anni nel 2019 a circa 30 anni nel 2020) e cresciuto il loro livello culturale: il 40% dei colloquiati risulta laureato o con frequenza di un corso post-laurea; il 53% ha un diploma di scuola secondaria e tra questi il 38% è iscritto ad un corso universitario.

Per il Csv il corso per digital coach rappresenta poi una sperimentazione di un nuovo modo di attrarre ragazzi e ragazze nel mondo del volontariato, nonché un terreno di incontro tra generazioni; da un lato i giovani, nati e cresciuti in un mondo digitale, dall’altro gli adulti e gli anziani, che finora hanno rappresentato la fetta più grande di popolazione impegnata in attività solidali.

Come affermato da diversi direttori dei centri di servizio nel report di CSVnet “il ricambio generazionale è sempre più questione di vita o di morte” per il volontariato. “Da noi, - raccontava inoltre una direttrice, - i giovani sono diventati in più di un caso una fonte di apprendimento per la terza età sull’utilizzo delle tecnologie, rimettendola in gioco: abbiamo capito l’importanza di attivare processi intergenerazionali, di lasciare costantemente aperti dei cantieri su questo fronte”.

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