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Come comunica il Terzo Settore (ai tempi del Covid-19): una nuova ricerca

A conclusione dell’anno da capitale europea, saranno presentati il 29 aprile gli esiti dell’indagine condotta da Redattore sociale per il Csv di Padova Rovigo. Associazioni soddisfatte della copertura mediatica ma non della qualità del racconto sul volontariato 

Soddisfatti della copertura assicurata dai media locali su volontariato e terzo settore, ma meno contenti della qualità del racconto. È un non profit che investe poco - a livello economico - nella comunicazione e nella sponsorizzazione dei propri contenuti, che punta molto sui volontari e con potenzialità ancora da sfruttare. Sono alcuni dei risultati emersi dalla ricerca “Come comunica il terzo settore e il volontariato (ai tempi del Covid-19)” realizzata da Redattore Sociale per il Csv di Padova e Rovigo in occasione dell’anno di Padova capitale europea del volontariato, con il sostegno dell'Organismo Territoriale di Controllo del Veneto. Al questionario, sottoposto tra ottobre e novembre 2020, hanno risposto 74 organizzazioni su un campione di circa 650 realtà operative sul territorio di Padova selezionate dal Csv.

I dati raccolti sono stati oggetto di riflessione all’interno di un focus group composto da Massimo Santinello, professore ordinario di Psicologia sociale e di comunità presso il dipartimento di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione dell’Università di Padova; Gaia Peruzzi, professoressa associata in Sociologia dei processi culturali e della comunicazione presso il dipartimento Comunicazione e ricerca sociale, Sapienza Università di Roma; Paola Springhetti, giornalista e docente di giornalismo alla Facoltà di Scienze della comunicazione presso l’Università Pontificia Salesiana; Niccolò Gennaro, direttore del Centro di servizio per il volontariato di Padova e Rovigo. Gli esiti saranno presentati giovedì 29 aprile alle ore 11 in diretta Facebook e YouTube nell'ambito degli eventi di chiusura di Padova capitale europea del volontariato.

Intanto ecco un’anticipazione degli aspetti più rilevanti dell’indagine.

Il profilo dei partecipanti alla ricerca. Il 47% degli enti partecipanti all’indagine è costituito da organizzazioni di volontariato, il 23% dei rispondenti sono invece associazioni di promozione sociale, le Onlus rappresentano il 12%, gli enti del terzo settore non iscritti ad alcun registro il 9,5%, mentre l’8% è rappresentato da imprese sociali, fondazioni o enti filantropici. Per quanto riguarda l’ambito di intervento delle organizzazioni interpellate, il 37% opera nel settore socio-sanitario; il 18% nel settore sociale; il 16% in cooperazione sociale, pace e diritti umani; il 16% nel settore culturale ed infine il 2% in quello ambientale. In merito alle dimensioni degli enti, il 41% dei rispondenti dichiara di avere tra gli 11 e i 50 associati; le organizzazioni con oltre 100 associati rappresentano invece il 26%, quelle con un numero di associati compreso tra 50 e 99 sono invece il 16%. Il 10%, invece, dichiara di avere oltre mille associati, mentre l’8% ne ha meno di dieci.

Come viene raccontato il volontariato? Il giudizio espresso dai partecipanti sul mondo dei media è duplice. Se da una parte viene considerata ottima (4%), buona (47%) o sufficiente (26%) la copertura mediatica assicurata al non profit, il 34% si dichiara insoddisfatto della qualità del racconto. Tuttavia, il 32% degli intervistati è contento della qualità del racconto e un 31% lo ritiene sufficiente. Alla domanda “Quale mezzo racconta meglio il terzo settore e il volontariato sul proprio territorio”, il 64% ritiene che siano i social il mezzo che meglio rappresenta il mondo del sociale. Al secondo posto, però, ci sono i quotidiani locali (47%) e le emittenti televisive locali (23%). Colpisce la scarsa attenzione a livello di media nazionali rispetto a quanto succede sul territorio padovano nell’anno di Padova Capitale europea del volontariato, la prima città italiana a ricevere questo riconoscimento. 

Come comunica il volontariato? La maggior parte degli enti che hanno partecipato al questionario affidano la comunicazione prevalentemente a risorse interne, per lo più volontari (57%), incaricando 1 o 2 persone per organizzazione. Solo nel 16% dei casi l’incarico è coperto da personale retribuito. Inoltre, il 31% delle organizzazioni coinvolte riferisce di non investire economicamente in comunicazione, mentre il 32% investe annualmente fino a mille euro.

Che impatto ha avuto il Covid-19 sulla comunicazione? Oltre la metà delle realtà intervistate conferma di aver cambiato modo di comunicare proprio per via dell’emergenza. Nonostante le numerose campagne di raccolta fondi attivate durante il primo lockdown, inoltre, tra le 74 organizzazioni coinvolte, la comunicazione relativa a raccolte fondi e donazioni ha visto una diminuzione nel 27% dei casi, mentre un ulteriore 38% delle organizzazioni sostiene di non fare comunicazione in merito. Solo per il 12% delle organizzazioni, tale comunicazione ha visto un incremento durante il lockdown. Tuttavia, l’emergenza sanitaria e il lockdown hanno lasciato un segno nelle organizzazioni, spingendole a utilizzare nuovi strumenti di comunicazione - soprattutto interna - e nuove modalità di coinvolgimento dell’opinione pubblica.

Il CSV Padova e Rovigo, nell'anno della capitale europea del volontariato ha voluto approfondire questo tema perché rappresenta sempre di più una sfida per il Terzo Settore, con l'obiettivo di individuare strategie di supporto e miglioramento.

“La sfida non può essere rifiutata e sempre più organizzazioni si attrezzano per affrontarla con maturità e cognizione di causa – spiega Niccolò Gennaro, direttore del Csv -. Alcune, come emerge anche dalla ricerca, si interrogano profondamente sul valore etico del proprio contributo al flusso comunicativo generale, consapevoli che le parole, i messaggi e le modalità che vengono adottate sono capaci di influenzare l’opinione pubblica e quindi il “discorso pubblico”, con ricadute più o meno positive anche sui comportamenti delle persone e sulle dinamiche sociali”.

“Alla luce delle difficoltà delle associazioni - si legge nel comunicato - ma anche della potenzialità della comunicazione nell'aiutarle a generare quel cambiamento sociale per cui sono impegnate, Il compito del Centro di servizio non può che essere di mettere a disposizione del volontariato percorsi formativi e servizi di supporto, per alimentare questa consapevolezza e supportarle nella crescita anche nell’ambito della comunicazione. Un impegno che il Csv di Padova e Rovigo perseguirà, anche in collaborazione con gli altri Csv del Veneto, - si legge ancora - grazie ad un dialogo aperto con questa ricerca, che ha permesso un primo confronto con buone prassi delle altre province ed una indagine analoga curata nella provincia di Verona”.

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