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Il volontariato post pandemia secondo CSVnet

Dall’impegno liquido al rapporto con la pubblica amministrazione, dalla riforma del terzo settore al sostegno delle persone più fragili. Le nuove sfide secondo la presidente di CSVnet Chiara Tommasini. E per i Csv, più innovazione digitale, formazione, dialogo e ricambio generazionale 

di Lara Esposito

La pandemia ha messo in crisi parte dei nostri sistemi relazionali e sociali e chiede al volontariato, uno dei protagonisti di questa fase, di aprirsi a nuove prospettive. Chiamati a rispondere all’emergenza fin da subito, oggi ai volontari e ai centri di servizio che li sostengono si aprono una serie di orizzonti “sfidanti” significativi. A sollevare il tema del volontariato post pandemia la presidente di CSVnet Chiara Tommasini al corso di formazione residenziale “Orizzonti del Terzo settore. Le prospettive della riforma” organizzato dal Cesvot e dal Centro di ricerca Maria Eletta Martini.

Non a caso, infatti, le attività di sostegno dei Csv stanno crescendo considerevolmente. “Se nel 2019 i centri hanno erogato 240.000 servizi gratuiti a 50.000 organizzazioni – spiega la Tommasini – i numeri che stiamo raccogliendo sulle attività del 2020 ci raccontano di un incremento importante, segno che la pandemia ha chiamato i centri a dare nuove e più pronte risposte”.

Dall’impegno “liquido” al sostegno delle persone fragili: gli orizzonti “sfidanti” del volontariato

Parlando dell’eterogeneità delle forme di volontariato, Tommasini ha ricordato i risultati della rilevazione sul “lavoro volontario” basata su standard internazionali realizzata da CSVnet, Istat e Fvp nel 2015, che faceva emergere come i volontari italiani siano 6,63 milioni in totale. Di questi, 4,14 milioni i cittadini che svolgono la loro attività in un gruppo o in un’organizzazione e 3 milioni si impegnano in maniera non organizzata fuori dagli enti. Connettere le energie, le competenze e la generatività del volontariato organizzato con quest’ultimo, l’impegno gratuito “liquido” è una delle prime sfide proposte dalla neo presidente di CSVnet. “Il loro impegno – continua Tommasini - comporta comunque utilizzo del tempo delle persone e questo è il valore più grande che abbiamo”.

Co-costruire politiche di welfare di un territorio insieme alla pubblica amministrazione è un altro degli orizzonti a cui il volontariato dovrà guardare nei prossimi anni. Tra le principali lezioni della pandemia c’è la consapevolezza che esista un filo rosso da seguire con la pubblica amministrazione locale, importante riferimento di prossimità sui territori perché “è con loro che bisognerà costruire politiche di senso”.

Sempre aperta rimane quella della riforma del Terzo settore, rispetto alla quale il volontariato dovrà re-immaginare le proprie culture, e la necessità di ripensare i modelli di partecipazione e servizio per utenti e persone fragili.

Dalla digitalizzazione al ricambio generazionale: ecco gli orizzonti “sfidanti” dei Csv

I bisogni del volontariato si intrecciano con quelli dei centri di servizio, di cui sono espressione oltre che rete di sostegno. Si tratta di posizione privilegiata, ma per essere un ponte tra mondi diversi bisogna imparare a farli dialogare. È questa una delle sfide dei Csv: allestire luoghi di lavoro tra soggetti diversi, perché solo con la complessità di tutti gli attori di un territorio è possibile sostenere l’ecosistema del volontariato.

Se l’innovazione digitale nella pandemia è diventata una necessità, sostenere questi processi negli enti del Terzo settore è una delle prove dei Csv, che si aggiunge alla capacità di diventare insieme agli stessi enti una vera e propria community.

Un investimento importante, inoltre, è previsto sulla formazione, perché ingaggiare la sfida culturale del prossimo decennio significa puntare sulle competenze e su un necessario ricambio generazionale, per far sì che i giovani si avvicinino sempre di più alle organizzazioni e quest’ultime sappiano accoglierli in modo adatto. 

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