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A Bergamo le celebrazioni per la Capitale “volontari esempio per la ripresa”

Il viaggio della capitale italiana della solidarietà inizia dal convegno dedicato all’impegno in ambito sanitario. Tommasini “abbiamo bisogno di narrazioni positive per valorizzare le risposte ai bisogni sociali”. Gli interventi dei protagonisti 

Il viaggio della Capitale Italiana del Volontariato inizia dalla città simbolo della lotta alla pandemia. La Bergamo delle sirene spiegate delle ambulanze nell’incubo del primo contagio, la città delle tante perdite, e fra loro molti volontari, ma anche della reazione d’orgoglio, della speranza di rinascita, dell'ospedale degli Alpini realizzato in tempi record alla Fiera e poi donato al territorio: la comunità che CSVnet, con il patrocinio di Anci Nazionale, ha voluto indicare come prima Capitale del Volontariato.

E il primo evento nazionale non poteva che avere al centro la cura delle persone e il ruolo del volontariato in sanità. Una narrazione del ruolo insostituibile che anche in questo settore svolgono i volontari di Bergamo - e di tutto il Paese - è stato il convegno, trasmesso anche in diretta streaming, “Il volontariato che cambia la sanità. Il tempo della relazione è tempo di cura” organizzato da Csv Bergamo e Comune di Bergamo insieme a Provincia di Bergamo, Fondazione della Comunità Bergamasca, Università degli Studi di Bergamo, Diocesi di Bergamo e CSVnet Lombardia con il patrocinio di CSVnet, Anci e il patronato di Regione Lombardia. Tante le voci che hanno arricchito l’evento, dall’attore Giacomo Poretti al medico Giuseppe Remuzzi, dal virologo e presidente di Anpas Nazionale Fabrizio Pregliasco alla filosofa Luigina Mortari.   

Ma hanno voluto augurare buona strada all’anno della Capitale italiana del volontariato anche il sottosegretario alla salute Andrea Costa e la vice presidente della Regione Lombardia e assessore alla sanità Letizia Moratti.  
“Siamo tutti chiamati a un cambio di sguardo e mentalità – ha sottolineato Costa - per realizzare insieme un welfare di prossimità. Questo si rende ancor più necessario a seguito dell’esperienza della pandemia: costruire un’alleanza intorno ai bisogni dei cittadini in una prospettiva di corresponsabilità pubblica di condivisione e di integrazione di visioni di approcci, ma anche di risorse. Ci sono le condizioni – ha aggiunto il sottosegretario - per avviare questo percorso e con il Governo stiamo lavorando per far sì che ci sia maggiore ascolto e valorizzazione di quel capitale sociale che rappresenta il volontariato”. 

“Mi piace pensare a Bergamo – ha detto Moratti - come al capitano di una squadra che sa dare l’esempio agli altri giocatori. Del resto non poteva essere altrimenti. Quello che si è messo in moto è stato uno straordinario esercito del bene che ha avuto un ruolo fondamentale sia nella pandemia sia nella campagna vaccinale. È importante che questa esperienza non venga persa e possa essere valorizzata anche in futuro”. 

Introdotti dal direttore editoriale di Vita Non Profit Riccardo Bonacina – che ha condotto la mattinata – sono stati il sindaco di Bergamo Giorgio Gori e il presidente del CSV di Bergamo Oscar Bianchi a dare il via ai lavori. “La società – ha detto Gori - riconosce alle associazioni di volontariato attive nella sanità molto più di quanto le istituzioni non facciano e c’è bisogno di un maggiore coinvolgimento. Con la pandemia abbiamo imparato che la nostra forza discende dalla ricchezza dei legami che abbiamo e la capacità del volontariato sta proprio in questo. L’anno di Bergamo è occasione per rigenerare la cultura del volontariato di questo territorio”. “Siamo Capitale Italiana del Volontariato – ha detto Bianchi – perché vogliamo essere luogo di incontro e confronto in ogni contesto. Compito dei Csv è proprio quello di mettere in rete i diversi soggetti che operano nella società per amministrare il bene comune e rispondere ai bisogni. Siamo le famose “sentinelle” e il nostro ruolo è proprio quello di saper cogliere i bisogni e riportarli all’attenzione delle istituzioni”.  

Anche il vice presidente di Anci Stefano Locatelli ha sottolineato quanto il volontariato e l’intero terzo settore siano da tempo preziosi alleati degli enti locali e quanto sia importante il ruolo di ascolto dei bisogni e di antenna del territorio. “Grazie al PNRR – ha aggiunto Locatelli - abbiamo occasione di avviare un processo di consolidamento della sanità territoriale e nel disegno e costruzione è necessario coinvolgere tutti gli attori”. Il presidente della Provincia di Bergamo Pasquale Gandolfi ha sottolineato quanto sia importante guardare alla sanità come “presa in carico complessiva del paziente che deve proseguire nel tempo e venire agevolata nei luoghi adeguati con la partecipazione del volontariato”.  

Tanti i protagonisti, oltre alle istituzioni, che hanno arricchito la mattina di sguardi preziosi sul volontariato. L’accademica e “filosofa della cura” Luigina Mortari ha donato una riflessione densa di significato sul “tempo del volontariato”. “Il volontario prende il tempo e lo mette a disposizione dell’altro - ha detto -, e questo è l’atto più intenso e rivoluzionario dal punto di vista etico perché il tempo è l’unica cosa che nemmeno una persona riconoscente può restituire. Donare il proprio tempo significa dare qualcosa che non si può restituire. Chi fa il volontariato lo fa perché vi trova il senso dell’essere e lì si connette il senso della cura”. Presente anche il virologo e presidente di Anpas Nazionale Fabrizio Pregliasco a cui la sala ha dedicato un grande applauso per le pressioni che sta vivendo a causa del suo impegno professionale. “La pandemia - ha detto Pregliasco - ha tirato fuori il meglio dal volontariato, ha valorizzato la sua forza. Nonostante la fatica, si è affermato come precursore sia nella capacità di intercettare nuovi bisogni sia nel dare risposte innovative. Ha dato una sferzata positiva anche in termini di un riconoscimento e maggiore collaborazione con le istituzioni”. Ad intervallare gli interventi sono state le testimonianze di volontari e attori del territorio in prima linea in campo sanitario: Beatrice Stasi, Direttore Generale dell'ASST Papa Giovanni XXIII, Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, Aurora Minetti, dell’associazione cure palliative, Pasquale Intini, presidente Fincopp Lombardia e Paola Bocchi, del Gruppo Verso una comunità della salute sul Serio.  

Spazio poi a due diversi e noti personaggi: il direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri Giuseppe Remuzzi e l’attore Giacomo Poretti. Dopo aver ricostruito la storia del covid-19, Remuzzi ha espresso riconoscenza al volontariato e ricordato le sfide globali. “Lo stato abbandoni le logiche del mercato – ha fatto appello - e sappia includere le tante forme di volontariato che ci hanno aiutato in questo momento di difficoltà, garantendo spontaneamente tanti servizi fondamentali per le comunità e che hanno consentito anche a Bergamo di andare avanti. Se ne esce solo con una forma di solidarietà globale e di attenzione alla natura che d’ora in poi dovrà coinvolgere tutti”.  

Sarà a Bergamo il 2 marzo con il suo spettacolo “Chiedimi se sono di turno”, ma Giacomo Poretti ha voluto collegarsi con l’evento, parlando del libro che racconta in modo ironico la sua esperienza da infermiere negli anni ’70. “Da ex infermiere – ha detto -, con la pandemia non ho pensato tanto all’eroismo ma alla possibile occasione di vedere riconosciuta quanta fatica fisica si fa con questo mestiere. In fondo – ha poi aggiunto parlando della professione infermieristica – si tratta di trovare il giusto equilibrio fra cinismo e affezione ai pazienti”.  

A concludere l’evento la presidente di CSVnet Chiara Tommasini. “La parola chiave che voglio condividere con voi è rinascita -  ha detto Tommasini -. Vorrei che restasse questa tensione, il bisogno di ricomporre i pezzi mettendo nuova energia nei sogni di sempre. L’italia ha bisogno di rinascita, di narrazioni positive che non neghino problemi ma diano strumenti per affrontare i problemi e dare soluzioni. CSVnet e tutti i partners dell’anno di Bergamo Capitale Italiana del volontariato – ha concluso Tommasini - continueranno a proporre questa narrazione: la celebrazione della Capitale è soprattutto dare uno sguardo diverso sulle sfide di un Paese che ha bisogno di noi, ha bisogno di volontari in ogni angolo, anche nei più remoti. Perché è quel pezzo in più che i volontari sanno dare alle cose che fanno che costruisce un’Italia migliore”. 

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