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Pandemia, davanti alle paure il volontariato ha reagito con il lavoro di squadra

Il Csv Messina ha presentato lo studio condotto con il Centro di ricerca e intervento psicologico dell’Università di Messina per indagare l’impatto della crisi sanitaria sui livelli di stress e le capacità di risposta dei volontari

di Alessia Ciccotti

Difficoltà, paure, ostacoli, stili di vita dei volontari e ruolo delle associazioni durante la fase più acuta della pandemia, sono alcune delle aree indagate dall’indagine “Help who helps” condotta dal Csv di Messina in collaborazione con il Centro di ricerca e intervento psicologico dell’Università di Messina.

Presentato il 3 marzo, lo studio si basa su un campione non rappresentativo di 130 partecipanti, distribuiti su 27 Comuni tra la zona tirrenica (62) e la zona jonica (68), e offre un focus sull’impatto della pandemia sui livelli di stress e le capacità di risposta dei volontari, sia dal punto di vista psicologico che sul piano delle azioni realizzate.

Dai risultati è emerso che il 73 per cento del campione si è occupato di attività legate all’emergenza pandemica, esponendosi quindi al rischio di contagio; il 7 per cento sta proseguendo tuttora le attività avviate proprio in emergenza. L’86 per cento del campione inoltre ha dichiarato di non aver mai pensato di fermarsi, osservando sempre le disposizioni sanitarie e normative per preservare la propria salute.

Tuttavia, la pandemia ha avuto notevoli ripercussioni sulle attività dei volontari e delle associazioni: oltre il 60 per cento degli intervistati afferma che le iniziative e i servizi introdotti sono cambiati abbastanza o molto. La maggior parte dei volontari sono stati chiamati ad aiutare nel trasporto dei malati e nella creazione dei presidi per fornire medicinali, assistenza e beni di prima necessità.

I cambiamenti hanno riguardato anche lo stile di vita personale dei partecipanti all’indagine (peggiorato a causa di fattori economici e a pratiche poco salutari come fumare e stare davanti al computer), cambiamenti nella quotidianità (con la sfera relazionale stravolta nel 74 per cento dei casi, e quelle riguardanti il tempo libero, 67%).

Di fronte a questi cambiamenti, però, i volontari hanno risposto con “strategie” interiori positive e pro-positive. Pochissimi si sono rifugiati in un “altrove” personale (cosiddette strategie di “evitamento”), la gran parte ha avuto un atteggiamento di accettazione, contenimento e reinterpretazione positiva degli eventi, rivolgendosi talvolta alla fede religiosa, evitando di ironizzare per rispetto ed empatia, cercando comprensione, informazioni e possibilità di sfogo emotivo nella propria cerchia sociale, ideando strategie attive e di pianificazione.

La ricerca ha poi evidenziato quanto le relazioni, seppur complicate dalla pandemia, il lavoro di squadra, la condivisione di obiettivi, ma anche di problemi e paure hanno contribuito ad aumentare l’efficacia dei volontari e delle loro azioni e diminuire il livello di stress, in un contesto di emergenza. Allo stesso modo, anche la possibilità di operare in sicurezza e di accedere ad una formazione mirata e competente hanno fatto da scudo alla paura, al disorientamento.

“L’indagine - ha ricordato Tina Camuti, psicologa e consigliera del Csv Messina – possiede connotati espliciti di originalità. E infatti sarà posta a base di una pubblicazione scientifica”.

“I dati rappresentano una preziosa risorsa per comprendere il territorio, il mondo del volontariato ed i volontari impegnati a favore della comunità. – ha detto la presidente di CSVnet Chiara Tommasini intervenendo alla presentazione della ricerca - L’indagine conferma inoltre la capacità dei Csv di essere osservatorio privilegiato dei fenomeni sociali, capace di leggere i cambiamenti e conoscere a fondo il tessuto associativo che opera nei territori”.

 

© Foto di Rodolfo Tagliaferri

 
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