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Le comunità come le foreste: non semplici insiemi di individui, serve la collaborazione

È l’esito principale dell’indagine sui bisogni e le risorse dei territori condotta dal Csv Lombardia sud, con la partecipazione della Fondazione comunitaria di Cremona e la prefazione di Chiara Tommasini. Dopo la presentazione a Cremona e Crema, in programma altri due incontri a Lodi e Pavia 

di Alessia Ciccotti

Quando c’è collaborazione all’interno di un percorso progettuale, gli effetti delle crisi vengono mitigati e anche le comunità ne beneficiano e si rinforzano: è quanto emerge dai risultati di “Radici di Comunità – Indagine su bisogni e risorse dei territori e sullo sviluppo degli ecosistemi collaborativi”, la ricerca realizzata dal Csv Lombardia Sud (attivo sui territori di Cremona, Lodi, Mantova, Pavia) e presentato nei giorni scorsi presso la Fondazione Comunitaria di Cremona, partner del progetto.

L’obiettivo dell’indagine è stato quello di analizzare quali sono le dinamiche che portano all’attivazione di un progetto sociale su territori circoscritti e di conseguenza al coinvolgimento e alla cooperazione di più persone o enti. La ricerca ha inoltre permesso di osservare “la vitalità e la resilienza delle comunità”.

“Il dato centrale è di grande attualità e urgenza: la necessità di coltivare ecosistemi per costruire un welfare di comunità capace di intervenire efficacemente sui territori e sui bisogni sociali”. È quanto sottolinea la presidente di CSVnet Chiara Tommasini nella prefazione del volume che illustra la ricerca.

“Per farlo è imprescindibile conoscere quali siano le dinamiche che possano favorire tale obiettivo, – si legge ancora – come funziona la collaborazione, quali elementi di forza e di debolezza ciascun territorio possiede. Solo dentro a questa cornice di senso possiamo inserire una rinnovata riflessione sul ruolo dei Csv per farlo consolidare ed evolvere in collaborazione con il tessuto associativo e gli altri attori sociali, primi fra tutti, come emerge fortemente da questa ricerca, le Fondazioni di Comunità laddove siano attive e operative”.

Dall'indagine è emerso in primo luogo che la “collaborazione sociale funziona come le foreste”, in cui “enormi reti sotterranee di funghi permettono agli alberi di comunicare e cooperare tra loro”; è ciò che rende le foreste un “ecosistema collaborativo” e non un semplice insieme di alberi, così come le comunità sono “qualcosa di differente da una somma di individui”.

Anche le comunità, come le foreste, hanno bisogno di cura e attenzioni; “questo lavoro di cura – si legge nelle conclusioni – chiama in causa il paziente lavoro di tessitura sociale (fra individui, famiglie, gruppi e organizzazioni) che consente la crescita di società locali sane, solidali e resilienti”.

L’indagine ha poi cercato di identificare le motivazioni alla base dell’impegno sociale e dell’iniziativa che porta alla realizzazione di un progetto specifico. I ricercatori hanno ricondotto tali motivazioni a 6 nuclei tematici: il primo viene definito “la forza della tradizione”, vale a dire una spinta all’azione che muove dalla conoscenza, ad esempio, di un progetto che va avanti da tanto tempo, o di un gruppo di persone che collaborano da anni. Il secondo nucleo di motivazioni riguarda la “reattività alla pandemia”, cioè le reazioni messe in atto davanti al lockdown vissuto nel 2020. I ricercatori hanno poi osservato come molte volte la spinta all’azione deriva da un “ingaggio tematico”, vale a dire dall’importanza attribuita ad un determinato tema, oppure, ancora da una “richiesta esplicita di aiuto” da parte dei cittadini o anche dell’istituzione pubblica. Un ulteriore elemento che porta ad un impegno concreto per il territorio può essere “l’intraprendenza istituzionale”, cioè la capacità di un’organizzazione “di mobilitare e coinvolgere” le persone, oltre che di erogare servizi. Infine, la ricerca evidenza come sia importante anche “l’incentivo economico” per attivare un progetto, vale a dire la disponibilità di risorse, come quelle offerte da un bando.

Quanto alle modalità di costruzione e sviluppo di un ecosistema collaborativo, la ricerca ha fatto emergere cinque direttrici principali: la forza catalizzatrice di un obiettivo che viene ritenuto comune a molti, la buona qualità delle relazioni e delle interazioni tra soggetti, il contagio emotivo positivo suscitato dal “fare”, il capitale reputazionale e un modo di procedere sistematico, puntuale e ben articolato.

Dopo aver fatto tappa a Cremona il 24 maggio e a Crema il 30, sono in programma altri due incontri di restituzione del lavoro emerso dalla ricerca, a Lodi il 14 giugno e a Pavia il 29.

 

© Foto in copertina di Enrico Genovesi, progetto FIAF-CSVnet "Tanti per tutti. Viaggio nel volontariato italiano"

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