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Africa, piccole associazioni per grandi progetti crescono

Favorire sinergie fra le diverse realtà che si occupano di cooperazione nel continente africano è fondamentale soprattutto per le organizzazioni più frammentate che rischiano di essere escluse dai finanziamenti. E’ uno dei nodi emersi durante l’ultimo convegno Spera 

di Clara Capponi

Condividere progetti, saperi ed intercettare sinergie comuni per promuovere un sistema che possa davvero favorire il confronto tra piccole e grandi organizzazioni che operano sul continente africano.

Sono solo alcuni degli spunti emersi da “Italia in Africa”, il convegno organizzato dal consorzio Spera con il supporto anche del Csv Lazio e che, dopo due anni di pandemia, è tornato il 26 e 27 maggio scorsi con due giorni intensi di sessioni online e un momento conclusivo in presenza alla sala Aldo Moro del ministero degli Affari esteri presso la Farnesina.

Giunto alla sua dodicesima edizione, l’iniziativa – che fino al 2019 ha riguardato solamente “Il volontariato Italiano in Africa” riunendo ogni anno a Genova, in presenza, centinaia di associazioni che svolgono la loro opera solidale nel continente – quest’anno è stata arricchita dalla partecipazione anche ad altri soggetti importanti per il continente come i vari organismi missionari, università e imprese.

“Realtà che di solito hanno difficoltà a parlarsi hanno avuto modo di confrontarsi e condividere progetti ed idee utili per lavorare insieme e che potrebbero essere aiutate in modo concreto anche con l’istituzione di un tavolo di lavoro con le istituzioni nazionali attive sul campo” - ha commentato in apertura del convegno conclusivo il professor prof. Edoardo Berti Riboli, presidente dell’organizzazione di Medici in Africa e Consorzio Spera.

Legato a questo stimolo anche l’idea di continuare a far crescere il database disponibile sul portale web di Spera, sviluppato dall’università di Genova con il contributo dei centri di servizio per il volontariato e che ad oggi censisce oltre 700 progetti di quasi 300 organizzazioni attive, ma che in futuro potrebbe ospitare – ha aggiunto Riboli – una bacheca dove le organizzazioni possano interagire e scambiarsi idee.

Una collaborazione decennale, quella fra consorzio Spera e Csv, sottolineata anche dalla presidente di CSVnet Chiara Tommasini, intervenuta nel corso della sessione di giovedì 26 maggio.

"Una collaborazione che non si è fermata nemmeno con la pandemia - ha raccontato la presidente di CSVnet - anzi si è arricchita con oltre 30 incontri realizzati nel biennio 2020/21 da altrettanti Csv con il coinvolgimento di oltre 70 associazioni". "Da questo prezioso osservatorio è emerso quanto abbiamo già riscontrato con le altre organizzazioni che operano in maniera specifica sul territorio Italiano".
"Per noi – come sistema dei Csv - fare volontariato significa creare ponti e superare i confini per costruire comunità sempre più accoglienti e capaci di dialogare. Favorire la costruzione di reti per realizzare progetti internazionali è fondamentale per promuovere davvero la cultura del volontariato.
Per questo continueremo a promuovere e sviluppare percorsi di formazione e piste di lavoro, come quelle messe in campo con Spera, sul tema della cooperazione internazionale, mettendo in dialogo le associazioni con i Csv che hanno esperienze positive in questo ambito".

Dall’incontro alla Farnesina è emersa soprattutto la necessità di valorizzare il lavoro volontario di una miriade di piccole organizzazioni attive nella cooperazione e che se non aiutate, anche a fare rete tra loro, rischiano di essere schiacciate dalle grandi ong che hanno più strumenti e mezzi per farsi valere soprattutto dal punto di vista dei finanziamenti pubblici e dei bandi per la cooperazione internazionale.

Il dibattito è stato anche arricchito dalla presenza della viceministra Marina Sereni – che ha ribadito l’importanza del lavoro della cooperazione in Africa e di come sia importante sensibilizzare anche la comunità internazionale affinchè non perda di vista le priorità dei paesi africani, che stanno subendo gravi ripercussioni legate al conflitto in Ucraina soprattutto sul piano della sicurezza alimentare.

Per la viceministra il volontariato ha un ruolo importante nella cooperazione “ma non strutturale”. La cooperazione italiana – sottolinea – è regolamentata da una legge, la (n. 125 del 2014) che legittima diversi soggetti che operano in questo campo (organizzazioni della società civile, società profit, enti locali, imprese) a ricevere anche finanziamenti per quello che fanno.  

Ma per accedere “è necessario stare nella legge, non possiamo stravolgerla pensando che un modello unico possa adattarsi ad ogni piccola espressione”. È giusto che il ministero degli Esteri valorizzi questa vostra presenza riconoscendo che è un pezzo d’Italia nel mondo. Quello che possiamo fare – conclude – è creare le condizioni per favorire il dialogo fra realtà grandi e piccole ed è nostro compito creare meccanismi per fluidificare questo rapporto”.

I temi su cui investire per il futuro sono stati puntualizzati nelle conclusioni di Giuseppe Mistretta, direttore centrale Africa Sub-Sahariana del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
"La cooperazione internazionale può contare non solo sui finanziamenti pubblici ma anche su diversi fondi privati, che in diversi casi eguagliano, o addirittura superano i fondi pubblici. Per il futuro sarebbe strategico mettere a fattor comune queste risorse, per investire su tre grandi filoni emersi da questi due giorni di dibattito. Il primo tema è quello della formazione: in Africa un terzo della popolazione è analfabeta e su questo è cruciale avviare partnership nel campo dell'educazione. C'è poi il tema del diaologo interreligioso, che sta provocando gravi ripercussioni in diversi paesi del continente. La terza sfida - ha concluso Mistretta - è legata ovviamente al mondo della sanità. Durante l'emergenza da Covid - 19 abbiamo visto l'enorme lavoro condotto dalle Ong, spesso con finanziamenti propri e senza alcun aiuto dallo stato italiano. Investire su questo ambito dà speranza per il futuro, non solo per l'Africa".

 
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