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Dagli Stati generali appello per la cooperazione "torni al centro delle politiche"

Tra gli esiti del nuovo incontro nazionale promosso dalla rete di 15 organizzazioni impegnate sul campo anche l'urgenza di rivedere l'efficacia degli spazi di partecipazione e rilanciare le sfide della legge 125 per includere nuovi attori e dare slancio alle collaborazioni fra profit, non profit e istituzioni 

di Clara Capponi

Oggi più che mai la cooperazione internazionale ha bisogno di fare sistema, per tornare al centro delle politiche e rilanciare le sfide della legge 125 del 2014.

Sono questi gli esiti principali dell’ultimo incontro nazionale degli Stati generali della solidarietà e cooperazione internazionale, che si è riunito a Roma lo scorso 7 giugno presso la sala Onofri della Farnesina.

Un appuntamento, organizzato da un comitato promotore di 15 reti nazionali fra cui CSVnet, atteso da tutto il settore e che ha avuto come obiettivo l’avvio di un faccia a faccia con gli attori istituzionali, a livello nazionale e locale, per mettere a sistema le sollecitazioni emerse dagli incontri realizzati su tutto il territorio nazionale, a partire dal lancio del 2020 e, allo stesso tempo, per dare concretezza ad una legge ancora frenata da troppi ostacoli burocratici e culturali che limitano la collaborazione fra i diversi attori della cooperazione internazionale.

In apertura dei lavori Vincenzo Curatola, del comitato promotore, ha ricordato i numeri del percorso nato nel 2019 “con 13 incontri regionali, numerosi incontri online che hanno coinvolto le 15 reti che fanno parte degli stati generali, 152 organizzazioni territoriali e 11 documenti tematici”. Un risultato importante, che oggi più che mai impone un’ulteriore svolta. “La pandemia e la guerra in Ucraina hanno reso evidente quanto sia importante fare sistema, offrire risposte collettive, unire competenze e diversità. Il ruolo della cooperazione oggi non solo va riconosciuto, ma va anche promosso, e in quest’ottica, la legge 125, diventa uno strumento centrale, anche in riferimento alla realizzazione degli obiettivi dettati dall’Agenda 2030".

L’incontro ha visto inoltre la presenza di diverse figure istituzionali, a partire dalla vice ministra agli affari esteri e cooperazione internazionale, Marina Sereni, che ha ribadito quanto siamo importante ragionare oggi in termini di pluralismo, che riguardi tutti, le aree geografiche, il profit e no-profit, i territori. “Occorre avere l’apertura di riconoscere questo pluralismo – ha detto - ma serve anche incidere su organizzazione, su specializzazione, su professionalità, per superare le logiche dello spontaneismo”. Un invito ad una maggiore marcatura di competenze e, allo stesso modo, alla sinergia: la cooperazione oggi deve essere capace di unirsi con tutti gli enti della società.

Sul ruolo della cooperazione internazionale oggi hanno offerto il loro contributo gli altri esponenti del comitato promotore - Francesca Ottolenghi, Giampaolo Silvestri, Silvia Stilli, Vanessa Pallucchi, Giuliana Tadiello - che hanno ragionato sugli attori, sui luoghi e sugli strumenti del sistema. Per Chiara Tommasini, presidente di CSVnet – “favorire lo sviluppo di progetti internazionali è prioritario per promuovere la cultura del volontariato e allo stesso tempo il volontariato può essere un volano di questi processi. Un cambio di strategia sugli aiuti allo sviluppo dovrebbe considerare l’opportunità di far interagire sempre di più e meglio grandi e piccole organizzazioni. Favorire percorsi di co-progettazione e co-programmazione fra pubblico e privato anche nel mondo della cooperazione ci aiuterebbe poi a mettere a fattor comune quello che fa l’Italia in questo ambito”.

Due le priorità importanti emerse dal dibattito. La prima riguarda gli spazi di partecipazione, in particolare verificare efficacia e funzionaltà del Consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo; la seconda riguarda la capacità del sistema di cooperazione di includere nuovi attori.

Per l’Onorevole Lia Quartapelle, intervenuta in collegamento, oggi più che mai servono figure che sappiano parlare e operare di cooperazione. Serve uno stato dell’arte della cooperazione, e non solo per capire la reale attuazione della Legge 125, ma anche per capire cosa si intenda oggi per cooperazione. Per questo, come ha aggiunto la vicepresidente dell’Emilia-Romagna, Elly Schlein, la strada da fare è ancora lunga, e occorrono pratiche di maggiore coinvolgimento e  ascolto, intrecciando la cooperazione con altri tematismi all’ambiente e alla salute. Considerazioni che hanno trovato riscontro anche nel Presidente dell’Anci, Enzo Bianco, che ha ricalcato il ruolo degli enti locali e dei comuni come dimensione operativa della cooperazione.

A questo link è possibile rivedere la diretta streaming dell'evento.

 
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