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Portinerie di quartiere: ecco cosa sono e che fanno

La ricerca promossa dal Csv Venezia, con la collaborazione di CSVnet, ne ha censite 59 in tutta Italia. Offrono servizi e attività di tutti i tipi dalla consegna di pacchi, alle piccole riparazioni domestiche, dai corsi di ginnastica dolce a quelli di lingua, ma ospitano anche iniziative culturali 

di Alessia Ciccotti

Si chiamano “portinerie” ma non si occupano di un solo condominio, bensì si prendono cura di tutto il vicinato. Sono le portinerie di quartiere e il Centro di servizio per il volontariato di Venezia ne ha recentemente censite 59 in tutta Italia, delineandone le caratteristiche principali nella ricerca "Prendersi cura delle comunità: esperienze di prossimità delle Portinerie di quartiere", presentata nei giorni scorsi.

In questi luoghi la figura del portiere assume una nuova e innovativa veste. Si tratta infatti di spazi in cui gli abitanti di un quartiere possono trovare una serie di attività e servizi di prossimità, utili a far scorrere meglio la quotidianità. Si va dalla consegna di pacchi o del bucato ritirato in lavanderia, dalle piccole riparazioni domestiche al supporto nell’utilizzo di un telefono cellulare o un tablet, fino al prestito di attrezzi per il bricolage. Ma non solo, nelle portinerie di quartiere è anche possibile organizzare merende e pranzi sociali o partecipare a lezioni di ginnastica dolce e tornei di burraco. Molto spesso le portinerie diventano anche spazi che ospitano concerti, esibizioni teatrali, mostre, oppure bookcrossing, ma anche laboratori per bambini e corsi di lingua.

L’indagine è nata dalla collaborazione tra il Csv di Venezia e la Dott.ssa Giovanna Muzzi, dottoranda in Pianificazione territoriale e politiche pubbliche del territorio presso la Scuola di dottorato dell'Università Iuav di Venezia, con la collaborazione di CSVnet. La ricerca punta a restituire una panoramica del fenomeno su scala nazionale per approfondirne la conoscenza; promuovere la sperimentazione e l’avvio di nuove portinerie in Italia; favorire il riconoscimento del welfare di prossimità da parte delle Istituzioni e promuovere l’importanza dello strumento della co-progettazione dei servizi.

Riguardo ai dati, sul totale delle portinerie rilevate, 47 risultano attualmente attive; la maggior parte delle realtà censite (46) si trova nel nord Italia, 7 al centro e 6 al sud; le prime sono comparse già 15 anni fa, ma la crisi pandemica degli ultimi anni ha portato ad un significativo aumento di questi luoghi: sono 13 infatti le portinerie nate tra il 2020 e il 2022.

Dalla ricerca emerge che per lo più sono promosse da volontariato e imprese sociali, ma anche enti pubblici e privati. Molto spesso, attraverso l’operato delle portinerie di quartiere vengono alla luce le criticità che alcuni territori vivono, prima fra tutte la mancanza la mancanza servizi e infrastrutture, ma anche la difficoltà di stabilire relazioni sociali positive tra gli abitanti e tra questi e le istituzioni. L’indagine fa emergere poi i contesti in cui le portinerie nascono, spesso caratterizzati da un generale disagio sociale, la percezione di insicurezza e problemi di natura economica.

Dal punto di vista della sostenibilità economica, le portinerie usufruiscono prevalentemente di fondi provenienti da bandi pubblici. Le realtà interpellate dalla ricerca hanno evidenziato alcuni degli elementi su cui investire in futuro, tra cui la possibilità di integrare e ampliare le attività e i progetti portati avanti nelle portinerie, sulla base delle esigenze dei singoli territori; ma anche la necessità di rendere questi spazi maggiormente autonomi dal punto di vista economico, trovando nuovi fondi o forme di sostentamento.

“Si tratta di un lavoro prezioso – ha detto la presidente di CSVnet Chiara Tommasini intervenendo alla presentazione della ricerca – che contribuisce al dibattito sulla crescita delle comunità a partire dal contributo libero dei cittadini e offre molti spunti di riflessione rispetto a macro temi come lo sviluppo dell’economia sociale”. “I Centri di servizio possono dare un importante contributo nello sviluppo di questo tipo di esperienze, cercando di rinnovare costantemente il proprio ruolo di animatori di comunità, sentendosi parte di un sistema in cui terzo settore, pubblico e privato sociale possano dialogare in modo efficace e proficuo. – ha aggiunto Tommasini – È questa la chiave del cambiamento che noi possiamo agire insieme al volontariato e tutto il terzo settore”.

 

© foto in copertina della Portineria di quartiere Mestre - via Piave

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