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Pandemia: nel 2022 meno risorse ma il volontariato va avanti e pensa al futuro

CSVnet Emilia-Romagna e Forum regionale terzo settore presentano la ricerca, in collaborazione con Università di Modena e Reggio Emilia. Il 40% degli enti registra un calo dei fondi e per il 33% diminuiscono i volontari attivi. Crisi economica ed energetica preoccupano per il 2023, ma i Csv restano punto di riferimento

di Alessia Ciccotti

Si aggiunge un altro tassello al puzzle che definisce lo stato di salute complessivo di volontari e associazioni dell’Emilia-Romagna dopo la pandemia, ma non solo. Se per alcuni enti le risorse economiche sono rimaste costanti rispetto al 2019, per altre invece sono nettamente diminuite. Tuttavia, le associazioni sono riuscite a riprendere le proprie attività, anche se rimodulate sulla base di nuove esigenze.

Sono alcuni dei punti salienti della ricerca promossa da CSVnet Emilia-Romagna, insieme al Forum regionale del terzo settore e con la collaborazione dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. L’indagine è stata condotta nel secondo semestre del 2022 attraverso un questionario a cui hanno risposto 1255 organizzazioni presenti sul territorio regionale (circa il 38% in più rispetto al 2021), la maggior parte delle quali impegnate in ambito sociale, culturale e sanitario.

“L’obiettivo della ricerca era quello di comprendere bene gli impatti causati dalla pandemia, dalla riforma del terzo settore e dalle crisi economiche ed energetiche”, ha spiegato la presidente di CSVnet ER Laura Bocciarelli in occasione della presentazione dei risultati, lo scorso 13 gennaio.

“L’idea è quella di avere il maggior numero di dati a disposizione per proporre un supporto coordinato con le istituzioni, per poter orientare al meglio le attività e le esigenze del volontariato. – ha aggiunto la presidente - Questa è la seconda rilevazione e vi è quindi anche la possibilità di fare confronti con il 2021”.

Secondo la ricerca, la pandemia ha avuto innegabili impatti economici sulle organizzazioni: per un 40% del totale le risorse economiche sono rimaste tendenzialmente costanti dal 2019, un altro 40% parla di un calo dovuto all’emergenza sanitaria. Pe il 60% delle organizzazioni i fondi a disposizione sono sufficienti a coprire le proprie attività, ma per il 13% risultano insufficienti e il 24% sta usando precedenti risparmi per proseguire il proprio impegno.

Tuttavia, il 55% delle organizzazioni ha ripreso le proprie attività in modo regolare; fra queste il 40% ha dovuto però rimodularle a seguito della crisi sanitaria. Le modifiche hanno riguardato principalmente il target ma anche il tipo di attività svolte, le modalità di erogazione di alcuni servizi; le attività a distanza hanno inoltre integrato quelle in presenza. Infine, il 15% degli enti che hanno risposto al questionario ha interrotto, del tutto o parzialmente, i propri sforzi, mentre il 33% segnala una riduzione del numero di volontari attivi.

Secondo i promotori dell’indagine “sono numerosi e interessanti i dati emersi, non scontati e fondamentali per ragionare sul futuro”. Nello scenario vanno poi inserite anche la crisi economica ed energetica, che per metà delle associazioni rispondenti potrebbero influenzare il loro operato anche nel 2023.

L’invecchiamento dei volontari oggi attivi e il reclutamento di nuove leve rappresentano due questioni importanti per circa il 70% dei rispondenti, soprattutto pensando al proseguimento delle attività e alla tenuta della struttura. Per più della metà, inoltre, anche gli adempimenti burocratici connessi alla riforma del terzo settore avranno un impatto sulla struttura organizzativa interna, la quale dovrà confrontarsi con l’esigenza di adeguamento delle competenze.

L’indagine ha voluto far luce anche sul dialogo tra associazioni e Csv, che sono stati ritenuti “un punto di riferimento prezioso” per le consulenze, la parte informativa e comunicativa, la promozione del volontariato e la formazione, l’animazione territoriale e il supporto logistico. Fra i bisogni principali, consulenze e formazioni su temi burocratici-amministrativi, sulla riforma del terzo settore e il lavoro, di rete e singolo, per arrivare a nuovi volontari.

Rispetto alla precedente rilevazione, viene confermato il radicamento territoriale degli Ets, fatto di collaborazioni con enti locali, altri enti del terzo settore, agenzie educative, aziende e servizi sanitari.

Per il futuro, le associazioni hanno sottolineato la necessità di crescere per quanto riguarda l’organizzazione, la governance condivisa e la capacità di muoversi al meglio in un contesto sociale sempre più complesso e mutevole.

Alla presentazione della ricerca hanno partecipato Igor Taruffi - assessore regionale al Welfare, Politiche giovanili, Montagna e aree interne, Luca Vecchi - sindaco di Reggio Emilia e presidente Anci Emilia-Romagna, Chiara Tommasini - presidente di CSVnet, Vanessa Pallucchi - portavoce del Forum nazionale del terzo settore, Manuela Claysset, portavoce dell’Osservatorio regionale del Terzo Settore, Alberto Alberani, portavoce del Forum regionale del terzo settore.

 

© foto in copertina di Gabriele Astuto, Davide Zalto, progetto FIAF-CSVnet "Tanti per tutti. Viaggio nel volontariato italiano"

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