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CSVnet Centri di servizio per il volontariato

Csv alla prova del volontariato liquido

Le esperienze di solidarietà definite fluide o informali, sono tra gli 8 punti del Manifesto, presentato a Firenze durante l'evento "Fare bene insieme, consolidare ed evolvere. Luoghi per parlare di vision", ed è stato uno dei temi dei 4 workshop dell'iniziativa, che ha visto il contributo del professor Ennio Ripamonti, insieme a Maurizio Mumolo (Forum terzo settore) e Claudia Ponti (CSVnet Lombardia)  

Liquido, fluido, spontaneo, informale, post-moderno: sono molti gli aggettivi che definiscono forme di volontariato meno strutturate in percorsi tradizionali, esperienze cui i Centri di servizio per il volontariato guardano già da molti anni con attenzione e che in diversi territori coinvolgono e sostengono con progettualità innovative.

A queste nuove forme di impegno è dedicato uno dei punti del “Manifesto per fare bene insieme” dei Csv: “valorizziamo le forme emergenti di volontariato” è il titolo del punto specifico che esprime la visione che i Csv anche su questo tema e che riguarda la volontà di “valorizzare le forme emergenti di volontariato, informali e di vicinato, che manifestano senso di cura e prossimità. Se riconosciute e accompagnate dentro progettualità più ampie - si legge nel Manifesto -, queste disponibilità possono diventare una risorsa di comunità che cresce nel tempo. Questo significa per i CSV rivolgersi non solo al volontariato formale, ma anche al volontariato informale”.

Un tema affrontato anche nel corso di uno dei quattro workshop che si sono svolti a Firenze il 27 gennaio nel corso della prima giornata del convegno "Fare bene insieme, consolidare ed evolvere. Luoghi per parlare di vision" organizzato da CSVnet, in collaborazione con il Cesvot e con il sostegno di Crédit Agricole Italia e Innovation Center Fondazione CR Firenze. A dare il loro contributo introduttivo al workshop sono stati Ennio Ripamonti, docente universitario ed esperto di nuove forme di volontariato, Maurizio Mumolo, direttore del Forum del Terzo settore e Claudia Ponti, direttrice di CSVnet Lombardia.

”La parola fluido - ha spiegato Ripamonti - rimanda alla società liquida di Zygmunt Bauman. Sono passati 25 anni dal suo celebre libro, ma forse la metafora funziona ancora e funziona anche per il volontariato, parola che è senza dubbio figlia del Novecento e che forse non è capace oggi di catturare tutte le forme”.

Ennio Ripamonti

Ripamonti ha ripercorso l’evoluzione storica delle modalità di impegno degli ultimi decenni, parlando poi di come siano emersi nei tempi recenti, pur caratterizzati da una crescita dell’individualismo a discapito dei comportamenti altruistici e pro-sociali, numerosi fenomeni che raccontano un'effervescenza di gruppi che partecipano alla vita delle proprie comunità. “Alcuni - ha commentato - li chiamano ‘fuochi di paglia’, fenomeno tipico del volontariato post-moderno, sciami che si spostano, si disgregano poi si riaggregano ancora”. Ma volontariato fluido non significa meno importante: “Le piccole realtà - ha concluso Ripamonti - hanno forti contatti con le comunità in cui sono insediate e spesso con segmenti di popolazione meno rappresentati e con meno voce, Queste forme nuove e poco strutturate rischiano di evaporare se non sostenute e agganciate dentro forme reticolari o all’interno di progetti di comunità del territorio. In questo senso i Csv possono svolgere un ruolo importante”.

E proprio all’esperienza di sostegno al volontariato informale è stata dedicata la relazione di Claudia Ponti, direttrice di CSVnet Lombardia, che ha ripercorso le numerose e diverse forme di impegno fluido osservate nel territorio lombardo. “Abbiamo rilevato un aumento della disintermediazione tra azione volontaria individuale e bisogno sociale - ha sottolineato concludendo il suo intervento -, questo rischia di estremizzare il processo di uscita dalle forme organizzate del volontariato da parte di persone che, non riconoscendo il valore del dispositivo associativo, cercano un approccio diretto, personale, immediato con il bisogno. Così si eliminano però anche le competenze di visione, advocacy, provocazione, sperimentazione. La domanda da porsi è: come possiamo accompagnare le organizzazioni costituite, gli enti locali che fanno leva sulla solidarietà spontanea a non disperdere questo patrimonio?"

“Dobbiamo lavorare molto alla cultura organizzativa delle associazioni - ha commentato dal canto suo il direttore del Forum Nazionale del Terzo Settore Maurizio Mumolo - per fare in modo che siano accoglienti per i giovani e quando questi vogliono assumersi responsabilità non creare blocchi e ostacoli al loro protagonismo. Ma il tema è anche se l’impegno volontario possa assumere una valenza più generale e dare una risposta alla necessità di trasformazione sociale: l’unica funzione del volontario non è di curare gli effetti della crisi di questo modello sociale e di sviluppo, o porsi un obiettivo di trasformazione sociale per prevenire questi effetti. E questa funzione non può che essere svolta all’interno di forme organizzative più grandi che hanno una dimensione dei problemi più generale”.

 

© foto di Alessandro Faiella, progetto FIAF-CSVnet "Tanti per tutti. Viaggio nel volontariato italiano"

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