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CSVnet Centri di servizio per il volontariato

Istituzioni e territorio: collaborazione, conoscenza e fiducia la chiave per agire da "orchestra"

Un tema affrontato con Andrea Marchesi, Titti Postiglione e Matteo Ricci in uno dei 4 workshop dell'evento “Fare bene insieme. Consolidare ed evolvere – Luoghi per parlare di vision: meeting dei Csv”, in cui CSVnet ha presentato il nuovo Manifesto dei Centri di servizio 

di Alessia Ciccotti

Costruire delle relazioni positive tra soggetti di diversa natura, capaci di generare risposte concrete ed efficaci per il benessere di una comunità è uno degli ambiti in cui l’azione dei Centri di servizio per il volontariato è diventata nel corso degli anni sempre più intensa. 

Ed è infatti una delle strade su cui proseguire da qui in avanti, indicate nel nuovo Manifesto che recita: “I Csv, forti del loro radicamento nel territorio, favoriscono la cooperazione tra esperienze di volontariato, istituzioni locali e realtà imprenditoriali sensibili al bene comune”. Nel documento vengono individuate nelle attività di “animazione territoriale, formazione e consulenza” quelle specifiche azioni attraverso cui i Centri “sostengono il lavoro di rete per la cura delle comunità locali e per favorire l’attuazione di processi di amministrazione condivisa”.

Il rapporto tra “Istituzioni e territorio” è stato anche al centro del dibattito di uno dei workshop che ha coinvolto i partecipanti all’evento “Fare bene insieme. Consolidare ed evolvere – Luoghi per parlare di vision: meeting dei Csv”, realizzato da CSVnet insieme a Cesvot e con il sostegno di Crédit Agricole Italia per presentare il Manifesto per fare bene insieme.

Una riflessione aperta da Andrea Marchesi, esperto di processi di co-programmazione per il volontariato, che proprio prendendo spunto dal titolo “Fare bene insieme”, ha sottolineato l’esigenza di capire quali possono essere le “condizioni che favoriscono un fare bene insieme, tra istituzioni e territorio, e quelle che invece lo ostacolano. Perché forse – ha detto – da qui dipende molto della qualità della vita delle persone, dei cittadini nel territorio”.

A partire dalla definizione dell’istituzione come “ciò che ci tiene insieme”, Marchesi ha posto l’attenzione su due fattori che hanno caratterizzato la società nel passato e da cui oggi è necessario trarre il meglio per progredire. Il primo è la de-istituzionalizzazione che “aveva al centro l'emancipazione di alcuni soggetti, che alcune forme di istituzionalizzazione avevano represso, contenuto, limitato nei propri diritti”. Il secondo è invece la “disintermediazione”, inteso come il rapporto e il coinvolgimento diretto dei cittadini. “Se le Istituzioni sono ciò che ci tiene insieme – ha spiegato Marchesi - forse dobbiamo provare a prendere il meglio di questi due fattori, cominciando a ragionare in termini istituenti, guardando il rapporto tra istituzioni e territorio in modo generativo e collaborativo”.

Il “ritorno al territorio”, il contatto più stretto e ravvicinato con le comunità, viene visto sempre più spesso, e in molti settori, come la chiave per rispondere alle attuali sfide. Ma spesso “c'è uno scarto – sottolinea Marchesi – tra questo invito a tornare al territorio e le pratiche delle istituzioni che fanno davvero molta fatica ad aprirsi realmente al territorio. Questo perché – aggiunge – il territorio è un insieme di attori con esigenze e caratteristiche diverse”. L’efficacia di un’istituzione sta quindi nella sua capacità di tenere insieme soggetti diversi in un territorio, che è qualcosa di delimitato nello spazio, ma che proprio per questo, rende “governabili” alcuni problemi a livello locale, che invece risultano enormi su scala globale.

Un esempio concreto è giunto proprio dal sindaco di Pesaro Matteo Ricci, nonché presidente nazionale della Lega delle Autonomie Locali, intervenuto come relatore nello stesso workshop, che ha raccontato come la pandemia abbia determinato un cambiamento fondamentale e positivo sul suo territorio nel rapporto tra istituzioni e volontariato.

Nella “gestione della pandemia - ha detto il sindaco Ricci - dovevamo tenere insieme una comunità impaurita, sofferente, una comunità nella quale stavano emergendo in pochissimo tempo, nuovi bisogni, impensabili fino a poco tempo prima. Una risposta – ha aggiunto – che la città di Pesaro è riuscita a mettere in campo in un tempismo sorprendente, insieme alla rete di volontariato, coordinata ovviamente da quelle istituzioni che deve tenere insieme, orientata negli obiettivi fondamentali e condivisi”. Secondo il sindaco, è proprio con le forze e le capacità che il volontariato ha messo in campo che si è riusciti “ad affrontare quella situazione così drammatica, grazie a una serie infinita di iniziative che ci hanno consentito di tenere un legame diretto con i cittadini”.

E se è vero che, in una dimensione locale, un rapporto collaborativo e generativo tra istituzioni e territorio è in grado di rispondere anche a sfide globali come quelle di una pandemia, è altrettanto vero che per farlo è importante essere una “città orchestra”, in cui, come ha detto Ricci “ognuno suona il proprio strumento, l'associazione volontariato, l'impresa e l'amministrazione, le istituzioni” per comporre un’unica “melodia”.

Una figura, quella della “città orchestra”, ripresa anche dalla vicecapo dipartimento della Protezione Civile, Titti Postiglione “perché l'orchestra è proprio la rappresentazione classica nel nostro paese del sistema di protezione civile, in cui gli orchestrali sono i pezzi più significativi, più importanti del nostro paese, che vanno dai vigili del fuoco alle forze armate, dalle forze di polizia al volontariato di protezione civile, al servizio sanitario nazionale” e così via. In questo tipo di struttura “il tema della cooperazione è centrale. Cooperare implica moltissime cose, - ha sottolineato Titti Postiglione - ma ce ne sono due particolarmente importanti: la conoscenza e la fiducia”.

“Si coopera quando ci si conosce, - ha detto – quando soggetti con esperienze, tradizioni, linguaggi, procedure differenti, si devono riconoscere e per riconoscersi si devono conoscere”. È ciò che avviene in un’emergenza quando “un volontario si trova a lavorare con un Colonnello dei Carabinieri o con un operativo dei vigili del fuoco, mondi diversi che si incontrano”. “Senza fiducia, - ha aggiunto Postiglione – non c'è cooperazione e senza fiducia non c'è risultato”.

Nella fase storica in cui ci troviamo “si avverte una mancanza di fiducia reciproca. Che si traduce poi in una complessiva difficoltà del cittadino di credere, non della bontà dell'azione di qualcuno, bensì nel fatto che si stia remando tutti nella stessa direzione”.

È dunque nella necessità di tessere questo “reticolo di fiducia“ che sta secondo Titti Postiglione “la sfida di domani nel rapporto tra istituzioni e territorio”. Una sfida che vede il volontariato come “collante tra le comunità e le istituzioni”, “per colmare la distanza – afferma – serve un’intermediazione particolare che è quella del volontariato. Perché il volontario è un cittadino più cittadino degli altri, perché è un cittadino attivo, perché incarna il bene comune, che è l'altra sponda rispetto all'individualismo”.

Il vicepresidente di CSVnet Simone Bucchi ha poi ribadito l’importanza che ha per il volontariato e dunque per il sistema dei Centri di servizio di “stare sui territori” non limitandosi a presenziare i tavoli di co-programmazione e co-progettazione ma cercando di “scrivere l’agenda” insieme agli altri attori di una comunità.

 

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© foto in copertina di Paolo Zannini, progetto FIAF-CSVnet "Tanti per tutti. Viaggio nel volontariato italiano"

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